L’uomo sradicato

YerkaNon era che non avesse i piedi per terra.

Anzi, vi dirò che Erminio Castrelli era un tipo davvero concreto, uno con il quale mica si poteva scherzare. Era uno con pesanti zavorre che lo tenevano ben piantato alla realtà, amante della logica e della matematica, esperto di ingegneria e perfettamente a suo agio nelle più solide convinzioni.

In paese tutti lo guardavano con ammirazione, ci si rivolgeva a lui quando si trattava di risolvere qualche divergenza che richiedesse un giudizio logico e imparziale. La sua era una vita guidata dalla pianificazione e da un ritmo esistenziale minuziosamente prestabilito.

Erminio Castrelli era l’ultimo da cui ci si aspetterebbe qualche colpo di testa.

Aveva cinquantatré anni quando tutto cambiò improvvisamente. Nessuno sa spiegarsi che cosa sia capitato, quel che sappiamo è che d’un tratto Erminio ha messo sottosopra ogni cosa, letteralmente.

Tutto ha avuto inizio un mattino di settembre nel negozio del panettiere, dove Erminio si recava alle ore 8.45 in punto per acquistare una baguette e due francesine. Aveva scambiato convenevoli con Enzo il fornaio e la signorina Vezze, l’estetista di via Portello, discutendo del meteo e prevedendo che nel pomeriggio la pioggia si sarebbe intensificata. Pagò i suoi due euro e dieci centesimi, ma non finì per salutare come sempre tutti i presenti per prendere la via d’uscita. Non quel mattino.

I piedi gli si staccarono da terra senza troppo badare all’autorità che il cervello avrebbe dovuto esercitare su di loro e l’espressione che attraversò il volto di Erminio fu d’uno stupore che da individui come lui non ti potresti mai aspettare. I piedi si staccarono da terra, dicevamo, e rovesciando a testa in giù il loro proprietario finirono per attaccarsi come ventose dispettose al soffitto della panetteria, mentre gli occhiali da vista di Erminio cadevano a terra, il suo cappello Panama volava tra i piedi della signorina Vezze che cacciò un urlo isterico richiamando l’attenzione del carabiniere che chiacchierava fuori dalla panetteria.

«Lei, torni subito giù!» intimò l’agente al povero Erminio, che si guardava intorno con le narici verso l’alto, cercando di capire cosa accidenti fosse successo. La panetteria tutta si era pietrificata, tutti col naso all’insù a osservare l’uomo che teneva i piedi ben saldi al soffitto e la testa rivolta verso il pavimento. «Gentile agente, c’è una spiegazione per tutto ciò, ne sono certo» rispose Erminio, non riuscendo a dissimulare una punta di panico nella voce. «Non m’interessa una spiegazione, signor Castrelli, mi interessa che ora lei scenda immediatamente!»

Ma da allora, Erminio non poté più scendere.

Voi immaginate l’angoscia di un uomo da sempre abituato a camminare con passi precisi e velocità costante, un uomo perfettamente integrato nel tessuto matematico delle leggi fisiche, un individuo che mai ha dato segno di eccentricità, immaginatene l’angoscia nello scoprirsi rovesciato, sradicato, fluttuante. Il cielo gli divenne suolo, il suolo cielo, e da allora spostarsi da un edificio all’altro non è più uno scherzo perché il pericolo di precipitare verso il vuoto celeste è sempre in agguato.

Io ve lo dico, hanno tentato in tutti i modi: hanno provato a zavorrarlo con incudini e a inchiodarlo per terra, ma nessuno è riuscito a mettere addosso a Erminio sufficiente peso da mantenerlo saldo al pavimento; hanno tentato di cospargere di colla la suola delle sue scarpe, ma le scarpe si spaccavano e il signor Castrelli ritornava dopo pochi secondi al suo stato innaturale a testa in giù; hanno provato con calamite, corde e specchi, travi, fili e piombi, ma niente da fare. Senza tener conto del fatto che il signor Castrelli, ogniqualvolta torna con i piedi per terra, comincia ad avere una forte nausea che gli causa conati di vomito e capogiri spaventosi. In men che non si dica, le travi del pavimento a cui l’hanno inchiodato si spaccano, o le scarpe incollate si strappano, o le corde che lo legano si spezzano, e così l’uomo sradicato ruzzola verso l’alto come se la gravità si fosse stancata di dargli retta.

«Chissà chi avrà mai voluto farmi questo scherzo di cattivo gusto» si ripete spesso Erminio Castrelli, l’uomo antigravitazionale. I bambini lo chiamano l’uomo ragno, gli adulti lo chiamano l’uomo sradicato, ormai nessuno lo conosce più col suo nome e ci si sta avvicinando alla resa totale nella ricerca di una soluzione.

«Non c’è una cura, la sua non è una malattia» gli rispose il dottor Medea, auscultandogli il cuore mentre sei infermiere lo tenevano fermo sul lettino per evitare che cadesse verso l’alto.

«Non saprei davvero come compilare il rapporto» rispose il comandante dei carabinieri quando Erminio gli chiese di sporgere denuncia per truffa gravitazionale nei confronti di ignoti, o forse di dio.

«Il Signore procede per vie oscure, figliolo» disse don Patella quando l’uomo sradicato si recò al confessionale, proprio lui che era ateo fin nel midollo e non entrava in chiesa da almeno trentacinque anni. E niente, manco con dio se la poteva prendere.

Quindi oggi, passeggiando in paese, non è così raro scorgere un’ombra fugace che salta dalla finestra di un edificio all’altra, aggrappandosi non al balcone ma al cornicione, con i piedi che penzolano verso il cielo e la testa che si sforza di guardare verso quello che per lei è l’alto, per gli altri il basso. Se entrate dal barbiere, potrete vedere una sedia attaccata al soffitto, e quello è il posto dove siede l’uomo sradicato quando decide di aggiustarsi l’acconciatura rovesciata, e il barbiere tiene lì vicino una scala per salire e tagliare la chioma come si deve. In panetteria ormai tutti ritengono cosa normale salutare quello che un tempo era Erminio Castrelli, quando entra a naso rovescio passeggiando tranquillamente tra i neon del soffitto, schivando i ventilatori e salutando con la mano, le dita rivolte verso quello che per tutti è il pavimento, per lui il soffitto. Lui finge che tutto sia esattamente come prima, come se a cambiare fosse stato solo un banale punto di vista, ma sa bene che in realtà non è così.

Ora lo chiamano l’uomo sradicato, anche se si guardano bene dal pronunciare questo nome in sua presenza, potrebbe prendergli un colpo e, dopo tutto quello che gli è capitato, il cuore potrebbe non reggere. Nessuno vuole vederlo stramazzare al soffitto perché nessuno ha voglia di arrampicarsi per procedere con il massaggio cardiaco (l’uomo sradicato avrà poi un cuore?) o la respirazione bocca a bocca (magari la malattia che gli ha causato il rovesciamento gravitazionale è contagiosa!), quindi tutti rimangono impassibili con lui, Enzo il fornaio e la signorina Vezze, il carabiniere e il prete, nonostante sappiano che l’uomo sradicato, l’ex signor Castrelli un tempo ammirato da tutti, è un individuo pericoloso da cui stare alla larga.

Un giorno l’uomo sradicato sarà stanco di tutta questa accondiscendenza e, varcato l’uscio della porta della sua casa rovesciata, si lascerà cadere verso il cielo, un volo infinito verso lo spazio siderale. Cadrà indefinitamente verso il vuoto celeste e imprecherà un’ultima volta contro il pavimento, le strade, il suolo, contro quella gravità che ha voluto fargli uno scherzo di cattivo gusto senza alcun motivo in particolare.

Cadrà al cielo, sparirà come un puntino e tutti diranno «guardate, il signor Castrelli vola via!», mentre il signor Castrelli dirà «guardate, precipito nell’abisso!»

***

(inizialmente pubblicato qui)

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