Origami

Origami_moulinstai ferma lì che ti racconto l’universo.

dio ha le mani sapienti di chi sa cosa farne, lo piega lo ripiega lo dispiega e lo impiega, come un maestro di origami che sa imperfettamente dove deve finire quell’angolo di carta, quella ruga bianca, quell’ombra da stendere. l’universo ha ventuno dimensioni, una per ognuna delle occasioni perse, una per tutte le anime smarrite, una per tutte le risate trattenute. le ventuno dimensioni sono tutte qui vicine, tre le conosciamo bene, lunghezzaltezzalarghezza, una la conosciamo un po’ meno bene, il tempofottutobastardo. di tutte le altre abbiamo solo tracce sparse, come il riflesso di uno specchio, il dejavù di tutti i miei rimpianti, le mani dei bambini che si chiudono al sole, un prato d’erba piegato a milletrecentosettantacinquegradi. dio ha le mani esperte di uno che sa piegare, dispiegandosi. è un patafisico d’eccellenza, e l’universo è un fragile foglio di carta. servono dita delicate per accartocciarlo senza strapparlo. per ogni strappo un cataclisma, per ogni cataclisma un burrone, per ogni burrone una dimensione, per ogni dimensione un’altra piega. vorrei osservarti tutti gli anfratti del corpo, fin nelle più minuscole particelle, per cercarti addosso le altre diciotto dimensioni. una ha l’odore dei tuoi capezzoli, l’altra la voce del tuo mormorare. tre hanno la tua pelle, i miei capelli, poi un occhio mio e uno tuo. un paio giocano con i desideri, se li trastullano sulla lingua, che è un’altra dimensione e sa solo leccar via le ultime che rimangono, e sanno solo ridere (e dimmi se è poco). l’universo si dispiega ogni volta che respiri, distendendo sterno galassie cosmo e nervi, eccitando peli pelle palle stelle collo. l’universo è tutto qui dentro un foglio di carta, noi siamo come parole scritte sopra, ma così piccole da essere fondamentali, così invisibili da vederci alla perfezione. dio ha lingua umida per imbustarlo, l’universo, ha occhi attenti per farne una barchetta da galleggiarti gli occhi le mani la fica i vuoti. dio ripiega il cosmo, accartoccia galassie, quasi lo getta nel cestino quando fa un pasticcio, ma torna indietro e ne estrae un cigno da inghiottirti dentro e fuoriuscirmi dalle dita. io a dio glielo chiedo, di insegnarmi come si fanno gli origami, così posso giocarci meglio, con quest’universo di carta.

stai ferma lì che mi racconti l’universo.

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