Raccontarti

raccontartiraccontami tutto.

raccontami come se fosse possibile raccontarmi tutto. raccontamelo scrivendolo dicendolo ridendolo temendolo. raccontalo piangendolo per dolo o negligenza, inventandolo per incoerenza o innocenza. raccontami tutto e il suo contrario, come una quarta di copertina, una seconda occasione, la prima volta che non si scorda, la terza corda che non si svolta, la quinta pioggia e poi basta. raccontamelo, abbi il coraggio, dal possibile all’improbabile, da ciò che era a ciò che non sarà mai. racconta tutto quel che non ricordi, tutto ciò che non prevedi, per cecità o troppa paura. racconta intessendomi a nuovo, dandomi un tessuto completamente impossibile che vuoi farti mio. racconta il niente dicendomi tutto ciò che sai e che non vuoi, raccontami l’invalidità delle verità e la relatività di ogni realtà. raccontami gli occhi d’altri che ti riguardano e gli unonessunocentomila modi in cui non ti sei mai desiderata. raccontati a me, le volte in cui hai perduto partite mai giocate, scommesse mai sapute, corse perfettamente immobili dietro le ombre delle inconfessabilità. raccontati smontando pezzo per pezzo le incertezze di cui ti sei convinta e conpersa, ogni singola occasione sprecata acchiappandola, ogni necessità sublimata soddisfandola. raccontami le matasse ingarbugliate e i fili d’arianna annodati e tagliati, le briciole di pane divorate da tordi fantasma, i boschi in cui hai perso l’orizzonte e il cielo, le spiagge a contare i granelli come mi piacerebbe contarti i capelli, raccontandomeli. racconta tutto ciò che non hai, tutto ciò che non sapremo mai dell’universo e delle piccole cose che ci capitano, invano d’ascensore a salire per lanciarci dal settecentesimo piano fallito da escogitare. raccontami le rapine che hai subito, quelle dei sentimenti e delle idee, quelle degli occhi e delle cecità. raccontami i soprusi che non hai confessato e quelli che desideri perpetrare contro ogni illogica possibile. raccontati le dita sulle mani, raccontandomi i nei sul collo e le braccia, narrando di volta in volta le onde che arrivano dai confini dello spazio per spettinarci i capelli e i sorrisi, panchine alla mano e cieli al fulmicotone prima del diluvio universale che attende di essere raccontato nuovamente. rifacciamo il mondo raccontandone ogni cosa mai creata o inventata, lasciandoci alle spalle il futuro che tanto non ci racconteremo, se non disfacendolo con minuziosa crudeltà. nel frattempo, che ne dici di temerci per mano senza quiete alcuna?

raccontami niente.

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