Interstellar, la recensione

Un viaggio nel vuoto (della mente di Jonathan Nolan)

interstellarPerché, Cristopher?

Perché hai lasciato che delle idee così belle venissero malamente scritte da tuo fratello? Perché hai permesso che il tuo film più ambizioso, quello che ti avrebbe proiettato in una dimensione kubrickiana, fosse dato in pasto alla penna buonista, confusa e priva di talento di tuo fratello Jonathan?

Interstellar aveva tutte le carte in regola per diventare un capolavoro immortale: un’opera sul cosiddetto “paradosso dei gemelli” di Einstein, un film sulla relatività portata a livello cosmico, una narrazione spinta fino al confine ultimo dello spazio cosmico. Pianeti inesplorati (impossibili, mi verrebbe da dire), wormhole sbucati nei pressi di Saturno, galassie lontane centinaia di milioni di anni luce che invece sembrano stare proprio dietro l’angolo di casa. Da un anno attendevo questo film in maniera spasmodica.

E tu, Cristopher, tu che fai? Lo fai scrivere a tuo fratello?

Facciamo il punto: cosa capita quando prendi un potenziale capolavoro come Interstellar e lo dai in mano a tuo fratello? Ecco un piccolo elenco dei disastri interstellari:

  1. capita che alcuni tra i più esperti scienziati terrestri intrattengano tra loro dialoghi infantili nei quali si “spiegano” l’un l’altro concetti elementari come la relatività generale, la struttura di un wormhole e lo sfasamento temporale dovuto al viaggio dentro un buco nero, tutti concetti assolutamente fondamentali per il più stupido dei fisici che si occupano di spazio interstellare e che nel film sembrano invece oscuri ai più. Questo perché Jonathan Nolan non sa “raccontare” storie, ma soltanto spiegarle a un pubblico di decerebrati (almeno considerati tali);
  2. accade che la prima ora e un quarto del film trascorra senza che nulla succeda, su una Terra che rigetta gli umani, in una scuola dove si ordiscono “complotti” contro i bambini ai quali si nasconde lo sbarco sulla Luna (ma a che è servito??), dentro una fattoria dove le dinamiche familiari rimangono oscure e superficiali (e ai fini della storia servono a poco o nulla), insomma: accade che la prima ora e un quarto (di un film da tre ore, insomma, prima regola del buon narratore è: “tagliare dove si può tagliare”) sia assolutamente inutile e superflua;
  3. succede che il punto focale di tutto il film, cioè (non è uno spoiler, chi non ha visto il film non capirà una mazza) il messaggio del “fantasma” che dice STAY (“resta”) venga scritto dalla stessa persona che poi dà le coordinate per raggiungere la base NASA dove si prepara la missione nello spazio (e SCUSATE, ma questo è un problema di contraddizione TOTALE nella trama!!! Se voleva farlo restare, perché cacchio ha dato le coordinate poi???), per non entrare poi dentro la questione: a che cosa serve la formula che il protagonista “suggerisce” alla figlia attraverso il gioco con le lancette dell’orologio? Non si capirà mai nel film, né Jonathan Nolan si è ricordato di specificarlo, forse a causa dall’ingente quantità di cocaina sniffata durante la stesura;
  4. capita che una regia SPETTACOLARE (Interstellar è una gioia per gli occhi) venga completamente oscurata da una trama idiota, piena di buchi, questioni irrisolte, banalità narrative e dialoghi assurdi;
  5. e infine, signore e signori, può accadere che, dopo un viaggio all’interno di un Buco Nero Supermassiccio (gitarella in campagna, proprio), Jonathan Nolan decida NONSISACOMENONSISAPERCHÈ di salvare tutto e tutti in un finale buonista e democristiano come solo gli americani PEGGIODELPEGGIO possono desiderare. Terrificante finale, tra “Eureka!” lanciati al vento e baci buttati al cesso che non hanno alcun senso, non si capisce da dove escano, non si sa cosa raccontano.

Insomma, caro Cristopher, capita che un appassionato dei tuoi film come sono io bestemmi in sanscrito durante la proiezione di quella che avrebbe dovuto essere la tua consacrazione tra gli immortali del cinema. Capita che Interstellar sia una delle più grandi occasioni mancate nella storia della pellicola. Capita che io acquisti un biglietto per Los Angeles e venga in cerca di tuo fratello per eliminarlo dalla faccia della Terra.

Sono cose che capitano.

Caro Cristopher, la prossima volta il film fattelo tu, ti prego!

P.S.: persino la colonna sonora di Zimmer, maestro indiscusso e probabilmente uno dei più grandi compositori per il Cinema della storia, appare spesso fuori luogo, invadente e inutilmente pomposa. Peccato, pure il genio tedesco secondo me ha toppato in questa occasione.

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7 pensieri riguardo “Interstellar, la recensione

    1. Allora, è un film che va visto al cinema per lo splendore della regia e della fotografia. Vederlo a schermo ridotto secondo me rovinerebbe del tutto la visione. Vedi tu, il mio consiglio è di preferire lo schermo del cinema per godersi almeno l’estetica impeccabile.

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