Di caos, piogge e ombrelli

Gli uomini fabbricano un ombrello che li ripari, e sulla sua parte interna disegnano un firmamento e scrivono le loro convenzioni, le loro opinioni; ma il poeta, l’artista pratica un taglio nell’ombrello, lacera anche il firmamento, per far passare un po’ di caos libero e ventoso e inquadrare in una luce brusca una visione che appare attraverso la crepa. La primula di Wordsworth o la mela di Cézanne. La sagoma di Macbeth o quella di Achab. Allora sopraggiunge la folla degli imitatori che rammendano l’ombrello con una toppa che somiglia vagamente alla visione, e la folla dei glossatori che riempiono la crepa di opinioni: comunicazione. Ci vorranno sempre nuovi artisti per fare altre crepe, operare le distruzioni necessarie, forse sempre più grandi, e restituire così ai loro predecessori l’incomunicabile novità che non si riusciva più a vedere. 
Ciò significa che l’artista non combatte tanto il caos (che egli in qualche modo auspica fervidamente) quanto i luoghi comuni dell’opinione. 

David Herbert Lawrence

lawrence

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