“I pianeti impossibili” secondo Gianfranco Spinazzi

2014-10-20 10.29.08Dire che I Pianeti impossibili è un libro colto, raffinato, di profilo filosofico, è senz’altro cosa giusta, ma in fondo scontata. Così come ricordare gli esempi di Borges e Calvino non copre la complessità che il romanzo racchiude e trasmette. So che all’autore piace la patafisica, il che mi sembra molto pertinente al libro: la definizione di “scienza delle soluzioni immaginarie” combacia perfettamente con quanto scritto da Riccardo, tale la combinazione di assurdo, nonsenso, ironia, intelligenza e prospettiva che nel romanzo supportano il metodo scientifico.

Proverò a percorrere la strada di ciò che possiamo chiamare l’esistente e il possibile sotto le mentite spoglie dell’impossibile. Ha ragione Barbieri, nella prefazione, a chiedersi: “siamo sicuri che questi pianeti siano proprio impossibili?” Mi viene in mente quanto scritto da Foucault nella prefazione de “I nomi e le cose”: parla di un’antica enciclopedia cinese citata, guarda caso, proprio da Borges in cui vengono elencati animali impossibili: dall’animale appartenente all’imperatore, all’animale imbalsamato, agli animali che da lontano sembrano mosche. Ebbene, dice Foucault, a rendere tutto ciò possibile è l’elencazione alfabetica: a) “animale appartenente all’imperatore”, b) “animale imbalsamato” c) “animali che da lontano sembrano mosche”, e via dicendo. Insomma si può dire di tutto, basta farlo precedere da un ordine arbitrario: dare ordine.

Il romanzo di Riccardo è in un certo modo un elenco, un catalogo, un’enciclopedia, non ci sono le lettere in ordine alfabetico, né i numeri, ci sono i nomi. Che un pianeta sconosciuto abbia un nome è già una garanzia di realtà, di concretezza. Che gli abitanti di un pianeta nominato camminino a testa in giù, è una possibilità. Molti comportamenti alieni sono l’esatto capovolgimento della consuetudine terrena. Mi ricordano Magritte che capovolge la testa dell’uomo, in maniera che la nuca sia in linea col nodo della cravatta, o che da un paio di scalcinati scarponi fa uscire le dita dei piedi.

Altri comportamenti “impossibili” sono meno simmetrici, aggrovigliati in opposizioni logiche da circo delle meraviglie o dell’orrore. C’è una costante manipolazione degli elementi terreni, una violenta violazione alle regole consequenziali, fantastiche variazioni in tema. Appunto: il tema e lo svolgimento. Il romanzo svolge la fantasia. C’è un pianeta che esaudisce uno ad uno i desideri; in un altro pianeta un attimo vale l’intera storia del mondo; in un altro ancora valgono solo i dettagli delle cose, utili a conservare il tempo millenario; c’è poi il pianeta dell’Apocalisse in cui i fantasmi sono vivi; c’è il pianeta dell’equilibrio in cui le mani gettano i sassi e le rocce si fanno corpi; c’è il pianeta del futuro e il pianeta degli ologrammi…

Il testo svolge l’inesauribilità stessa della fantasia, dell’intelligenza. Sfoglia filosofia e utopia. Sfrutta ogni passaggio segreto del fantastico e del letterario. Riccardo eccede il pianeta Terra senza però uscirne completamente, lo aggiorna in altri modelli trascendenti, paradigmi non tanto di diversità quanto di possibilità. Il romanzo è un grande artificio combinatorio, guai a chiamarlo fantascienza, assomiglia piuttosto a certi giochi rinascimentali in cui scienza e arte, filosofia e magia si intrecciano per sondare la vita e il sapere della e sulla vita. Crea illusionismo e giochi di specchi alla pari di certi testi seicenteschi. Tutti ricorderanno come si presentano i seleniti agli occhi di Cyrano: con dei grossi falli che pendono dalla cintura come le spade dai gentiluomini seicenteschi. È pure teatro anatomico, fatto di “membra” che di volta in volta appaiono birilli o fionde elastiche o altro ancora. Tutto è “spostabile” ma non asportabile, impossibile cancellare dal testo di Riccardo, il dato e la sua acquisizione non si possono rimuovere, tutto è “scritto” in maniera indelebile. Tutto ciò che è scritto rimane in campo, pronto, per chi ne cogliesse l’opportunità (impossibile non farlo), a essere dibattuto e semmai rovesciato. Ecco l’offerta di Riccardo: il gioco di parole e di immagine fa parte della speculazione intellettuale, come conclude Barbieri nel chiedersi se pittore e corniciaio siano figure distinte. Riccardo fa tutto da sé, dipinge e incornicia, come suo diritto d’autore. Pensatore e sognatore. I pianeti impossibili è un modernissimo Libro Antico. Sembra quasi miniato da tante sono le interpretazioni figurative di un universo “altro”.

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gianfranco-spinazzi-circleGianfranco Spinazzi risiede a Venezia. Ha debuttato nel 1997 con Le fototette, edizioni Supemova. Per la stessa casa editrice ha pubblicato nel 2001 Foghera a Venezia – C’erano una volta i cinematografi (finalista premio “Calvino”). Nel 2006 presso la casa editrice Il Filo ha pubblicato Cartoline e carichi pesanti (targa Premio Letterario Internazionale “Città di Cava de’ Tirreni). Sempre presso Il Filo nel2008 esce Attenti a quei due. Con Supemova nel 2011 pubblica AAA Venezia cercasi. Nel 2012 pubblica Nel pozzo con Book Sprint edizioni. Pagine Elisha, uscito on-line nel 2006, è edito da Tragopano edizioni nel 2013.

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