Invocazione alla Musa

plutoneMe ne sto
sulla cima del monte in attesa dei lupi, sopra la testa degli dei senza aspettarmi nient’altro che lo tsunami, dentro la brezza calda che arriva dal basso, sopra i paesini sperduti e ignari dell’immensità, oltre lo sguardo dei paesani indaffarati nel cucire gli strappi di ieri per illudersi un domani, verso l’orizzonte che attende ogni nostra parola spesa inutilmente, davanti alla porta dell’inferno con la penna in mano, contro ogni tentativo di accaparrarmi qualche plauso di accondiscendenza, pronto a farmi attraversare da te con le tue mani scheletriche e fredde senza speranza, in attesa di vederti spazzare via tutti quegli stolti che usano le parole per raccattare qualche stretta di mano e alcune elemosine scontate per frasi sconnesse, sul passato di ogni nostro istante, sul passato da cui proveniamo, sul passato che fa di noi ciò che siamo, che ci stratifica, che ci illude con la libertà e ci forgia senza chiederci il permesso, sopra questo banchetto natalizio da fine del mondo pronto a gettarmi a capofitto, senza speranza e senza paura, nel nome dell’orrore e delle poche ossa che di me rimarranno, me ne sto alla tua porta, o Musa, in attesa che la terra, o il cielo, m’inghiotta una volta per tutte.

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