Gli occhi

occhidegli occhi mi piacciono le domande.
non ho mai avuto paura di nient’altro che di occhi privi di domande. occhi piatti come un foglio bianco, talmente inconsapevoli di sé da non avere alcun dubbio nei confronti del mondo. occhi terrificanti, occhi morti come fredde pietre levigate. occhi di persone vive che in profondità vengono consumati dalla mancanza di qualsiasi profondità. ho sempre temuto la mancanza di domande, non di risposte, come se l’esistenza fosse scontata, come se gli abissi non fossero dentro, come se guardare fosse identico a osservare. dobbiamo cercare le domande, dentro gli occhi, e diffidare degli occhi che non chiedono nulla. sono occhi di vetro, quelli, non hanno alcunché da dare né da prendere, hanno solo la loro retorica autoreferenzialità biologica, possono essere pure belli, ma non saranno mai occhi: saranno disegni, copie, stampe. è lì, in quei pensieri che ho visto una domanda. l’ho vista dentro occhi che non mi sarei aspettato, occhi così inattesi da rompere le routine delle mie stesse domande, nel momento in cui le domande iniziavano a puzzare di vecchio. è sempre la domanda che ti fotte, non gli occhi. gli occhi sono soltanto il veicolo di un passeggero, trasportano qualche cosa che è molto più grande di ciò che appare da fuori, sono un paradosso sul quale schiantarsi forte per poi rimettere in sesto i pezzi. ci sono occhi rari, occhi angusti che stringono le domande dentro la morsa dell’incertezza; ci sono occhi spavaldi che ti chiedono quanto ancora puoi spingerti in là, quanto faccia male la seconda volta, quanto possa essere fredda la doccia che spetta a tutti noi; ci sono occhi liquidi, occhi che t’inghiottono e t’annegano senza speranza, annaspi e t’aggrappi senza salvezza al bordo della palpebra, poi un ultimo respiro e muori; ci sono occhi pazzi, folli, con lo sguardo che zompa diabolico da una pupilla all’altra, senza ordine né criterio, occhi scriteriati in cerca di pace, occhi pericolosi e nostalgici. poi ci sono gli occhi che ho visto io, un taglio nel tessuto del mondo, aperti da un taglierino sulla pelle, quasi scavati da dita insaziabili, come se le palpebre fossero la terra accumulata da vanghe affamate in cerca di uno scrigno. gli occhi che ho visto io attendono solo un terremoto per aprirsi di più, ma hanno tutte le paure che possiamo immaginare, occhi giovani che ti osservano e non hanno idea del proprio riflesso, del gioco di specchi, degli incalcolabili danni che provocheranno nei mondi già sconquassati che andranno a conquistare. e quegli occhi, trappola perfetta per occhi spavaldi e pazzi, hanno la domanda che ognuno di noi aspetta da tempo immemorabile, la domanda più inconcepibile e inconcepita dell’universo, la domanda a cui nemmeno le epoche future potranno rispondere mai. la domanda è: “ce la faremo?” e la risposta, seppur soffocata nella fioca luce di una speranza, rimarrà sempre muta dentro occhi di terra.

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3 pensieri su “Gli occhi”

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