La fitta sassaiola dell’incuria

Schermata 2015-03-26 alle 13.25.41La sentite? Sta arrivando, come uno schianto.
Ma non si tratta di un aeroplano, è l’orda degli opinionisti della domenica-anche-se-è-giovedì, è l’esercito imbelle degli psicologi improvvisati, il branco imbizzarrito di chi vorrà dire a ogni costo la propria, nonostante tutto e nonostante tutti.
Avevano gli occhi sbarrati davanti al teleschermo, una mano ficcata nei pantaloni in cerca di un’erezione facile, il sudore sulla fronte che tradisce uno spasmo nervoso ben visibile a occhio nudo; avevano poche cose da fare e molto tempo da buttare, erano gli sciacalli dei morti, i razziatori della sofferenza altrui, erano i cronisti del disastro. E aspettavano solo una notizia da sbranare facilmente.
Io temo questa orda barbara di assuefatti all’opinione che diranno la propria intorno alla tragedia, lucrando visibilità intorno a qualcosa su cui tutti dovremmo fare silenzio. Ma loro no, del silenzio hanno paura.
“Aveva un rapporto malato con sua madre” diranno alcuni, lanciando complessi di Edipo in versione volante, interpretazione del parricidio come “simbolo del disastro perpetrato” e altre cazzate simili da retwittare un po’ ovunque.
“Si era convertito all’Islam” scriveranno sul Giornale o su altri postriboli dell’informazione deforme.
“Non aveva superato il conflitto paterno” continueranno, “Aveva avuto un’infanzia infelice” ribadiranno, “La moglie lo tradiva” accuseranno, “Il fisco lo piallava” insinueranno.
E io sarò là a guardarli, seduto in un angolo, nel buio di una stanza isolata, a temere per le fatalità dei miei gesti futuri, della possibilità di venire tritato dalla macchina dell’opinione-facile. È la fitta sassaiola dell’incuria, quella di chi non si cura dell’onestà e della verità a riguardo di una tragedia perché ha a cuore soltanto la propria bocca e la possibilità di sputare qualche parola a casaccio.
E invece, quanto sarebbe bello starcene zitti, almeno per un giorno, a guardarci dentro.
E io, di tutto quello che è accaduto, non so assolutamente nulla.

“Immagini il silenzio se tutti parlassero solo di quello che sanno?”

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