Macchina desiderante – momento su Francis Bacon

washbasinAvete mai parlato come se la voce fosse il tentativo del corpo tutto di fuggire dalla bocca?
Parlare per conato, nient’altro richiama questa parola: conatus. Collegamento tra viscera e mondo, relazione dell’individuo col tutto, siamo nient’altro che flusso.  L’opera di Bacon ci getta nella disperazione del movimento rapsodico e spastico, la Figura si getta nel lavabo cercando di divenir acqua per scorrere via dai rotondi ellittici che ossessionano la pittura e impediscono la rappresentazione. Eterno ritorno nell’identico. Gettarsi a capofitto nelle tubazioni, sfuggire dall’ossessione del colore, della campitura piena, dell’immagine e la sua negazione, forse annegando. La macchina desiderante si sparpaglia sui confini tra fondo e Figura, laddove la Figura diventa fondo solo in quanto pieno, corpo molle e superficiale oltre il quale non c’è figurazione né rappresentazione. L’immagine è solo immagine, nient’altro, e così la fuga dal quadro è tale nella misura in cui lo spettatore l’abbranca e la incatena alle radici dell’opera pittorica. Tutto è tensione e spasmo, è Figura del divenire che rimane tale, quasi nel tentativo di cristallizzare quello stesso divenire in un evento rappresentativo che non può aver niente di rappresentativo. Il buco del culo si connette alla bocca da cui fuoriescono le mani avvinghiate alle tubazioni: “Diventa acqua” si dice la Figura in uno sforzo che parte dall’ano e giunge alle dita, ma non riesce a fuggire e al tempo stesso scappa, non diviene se non perdendosi nel fondo indistinto della campitura materica dell’opera. Chi è costui che fugge e mi lascia solo a osservare la sua traccia? Mi lascia di fronte a uno residuo di colore privo di spessore, pura superficie che, stando a Valery, è la nostra unica vera profondità. Vedo Bacon che si spalma sulla tela insieme alla Figura e in essa vuole diluirsi, come la Figura vuol diluirsi nell’acqua della tubazione, ma la macchina desiderante impone alla tubatura di diventare carne, di emergere dal corpo senza organi, di diventare immagine e niente più dell’immagine. In quel divenire-altro-da-sé si rompe qualsiasi possibilità narrativa, qualsiasi rappresentazione. Si rompe la storia e si rompe l’intenzione, rimane solo il residuo post-umano di un colore, di una possibilità, di una fuga che non avviene se non tendendo alla velocità infinita. Bacon diventa Figura mentre la Figura diviene acqua e Bacon, e lavandino e rotondo che tende alla velocità della luce fuori dal quadro. La macchina desiderante, dal culo alla bocca, rivomita nel mondo il fanciullo che non conosce e gioca con il mondo. L’uomo, sul lavabo, grida senza farsi sentire e lascia un’eco che ossessiona l’artista e disintegra una volta per tutte l’arte.

Domenica 28 giugno ore 21, LIVE su Gilles Deleuze: QUI

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