Una filosofia da restituire

La gente dovrebbe scendere in piazza e spaccare tutto non perché le sia stato sottratto lo stipendio, la pensione, il denaro, ma perché è stata privata delle idee, del pensiero, della filosofia.
Vorrei vedere folle assalire le accademie, in cerca di coloro che si mettono in tasca la mente umana, difendendo uno scranno dal quale lanciare i propri sproloqui: professori anziani e ammuffiti, burocrati del pensiero che ricalcano le vacuità di un secolo decadente, gran dottori del nulla cosmico! E la gente fuori che si arrampica sulle mura, gridando: “Restituiteci la filosofia!”
spinozaAmo Spinoza perché i suoi libri sono pericolosi. 
Non pericolosi come può essere pericolosa una bomba incendiaria, una madre impazzita, un poeta con una molotov. Sono pericolosi perché sono scritti per il contadino e per l’adolescente, per il ferramenta e per la casalinga. Sono libri in cui il pensiero è liberato dalla catene del potere, dell’interpretazione, del significato. Sono libri fatti apposta per chiunque, libri per tutti (gli esseri umani), libri per nessuno (di coloro che non sono umani). Sono libri sfrenati e gioiosi, potenti e dissidenti. Libri che denunciano non il sovrano ma l’individuo, nelle sue meschinità, quelle che sperimentiamo noi tutti i giorni: superstizione, aspettativa, speranza e paura. Sono libri rivolti al ragazzino che si chiede che cosa sia un’idea, all’anziano che si è stancato delle idee senza averne mai sperimentata una. Sono libri che tutti possono leggere, che danno un senso o più sensi, che dicono il corpo e i suoi possibili sentieri. Sono libri che fanno mondo, che rifanno il mondo, che restituiscono il mondo, restituendo la filosofia.
Gottfried Wilhelm von LeibnizAmo Leibniz perché è alla portata di tutti. 
Lo amo nella sua monade, mentre ci dice che questo è il migliore dei mondi possibili, non perché sia l’unico, ma proprio perché è possibile. Lo amo quando sussurra all’orecchio del fanciullo che dentro l’anima si nasconde l’intero universo, e che dobbiamo dispiegarci come origami, come specchi, come carta accartocciata, per poter conoscere il cosmo. Il mondo là fuori è il mondo dentro di noi, il migliore dei mondi possibili, perché può. Leibniz e la sua rivoluzione, Leibniz da restituire alla gente.

Bergson, Henri ; philosophe français (prix Nobel de Littérature 1927) ; Paris 18.10.1859 - 4.1.1941.  Photo, v. 1928. Année de l'évènement: 1928 Année de l'oeuvre: 1928 © akg-images

E poi Bergson, con le sue manie di empatia, con il suo slancio vitale, con una creazione creante ed un’evoluzione evolvente. Bergson che ci responsabilizza dicendoci che siamo noi a dover portare a compimento la creazione, che non c’è nessun buon dio che ci abbia predestinati ad alcunché, che il tempo da vivere, questa durata irriducibile, è l’incontro in tensione tra passato e futuro, le nostre simultaneità. Bergson, con le sue manie di umanità e di ottimismo esistenziale, che ci dice: “Tu puoi!”, mentre i nazisti dall’altra parte d’Europa dicevano: “Noi dobbiamo!”.
C’è tutta una filosofia da restituire alla gente, alle persone, alle singolarità. 
C’è tutta una filosofia rinchiusa nelle mani dei potenti, degli stolti, dei sovrani. E non serve una folla inferocita per riprendercela.
Basta cominciare a pensare.
Basta cominciare a leggere.

Vi ricordo la LIVE su Bergson, QUI, domenica 19 luglio alle ore 21!
bergsoncop

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