Ora vi dico a cosa serve la filosofia

Era una mattina di gennaio.
Avevo appena finito di scrivere l’ultima parola del mio primo romanzo. La parola era “mio” e dentro c’era tanta di quell’insicurezza che non potete capire. Avevo le lacrime agli occhi e le mani che tremavano, ma tutto questo aveva poco a che fare con il libro o con la tastiera. Erano stati tre mesi di frenetica stesura, di storie paradossali, di specchi dentro cui guardarmi. Si trattava di un Riccardo davvero diverso rispetto a quello che vedete oggi, tanto su YouTube quanto nella vita reale. Si trattava di un Riccardo che aveva appena cominciato a (ri)farsi la domanda che molte persone pensano di non doversi più porre, una volta giunti a chissà quale traguardo della vita: “Che fare?”
Si tratta di una domanda abissale, la domanda che mette in discussione ogni cosa, ogni singola sensazione che attraversa i muscoli e i nervi. Che fare? Della vita, dei sentimenti, delle relazioni, del passato. Che fare dei dubbi e delle certezze? Che fare di questo corpo mai usato abbastanza? Che fare di Riccardo? Avevo appena terminato un romanzo che rappresentava il primo barlume fuori dal buio, un buio che aveva attraversato i precedenti mesi e mi aveva inghiottito, fatto scomparire, rigettato e poi defecato sul ciglio di una strada. Le mani tremavano e davanti a me stava solo la parola “mio”. Mio che cosa? Mio destino? Non ci ho mai creduto molto io, al destino? Mio percorso? Avessi saputo quale fosse! No, non c’è nulla di segnato o prestabilito, quindi gettiamoci a capofitto.
Oggi è una serata di agosto, più di un anno e mezzo dopo quel “mio”. Perché sto scrivendo tutto questo? Perché la domanda “che fare?” non scompare mai. Che fare di questa vita? La filosofia non serve a dare la risposta, non è questo il punto. La filosofia serve a resistere.
Oggigiorno ci sono molti problemi: con un lavoro come il mio, racimolare sufficiente denaro per pagare i conti aperti è una battaglia fatta di risparmio, sacrifici e rinunce; far capire alla gente quello che fai diviene complicatissimo, dal momento che quando rispondi “insegno, scrivo, recito” loro ti guardano e dicono, “ok, ma di lavoro?”; la sfiducia delle persone, ognuno che guarda al proprio orticello, e poi ci sono gli imprevisti, la famiglia, tutte le cose che vorresti ma meglio di no, altrimenti la rata della macchina chi la paga? Ci sono molti problemi, ma la filosofia serve a resistere.
Resistere a quelli che ti dicono “che cazzo stai facendo della tua vita?”, quelli cresciuti con il mito secondo cui un uomo con due figli e un lavoro sicuro è più realizzato di un uomo senza dimora che porta avanti un progetto folle, una visione eccentrica. Resistere a quelli che chiamano “lei è in ritardo, deve mettersi in regola” e tu sai che la tua visione farà andare tutto per il meglio. Resistere a tutti i “forse”, ai “non so”, perché sai che quelle persone hanno bisogno di ciò che fai, e non è presunzione: è che anche tu ne hai bisogno, e sai di non essere diverso da loro. Resistere grazie alle persone che ami e che ti amano, a quelle che incondizionatamente ti spingono, ti nutrono (e resistere PER loro). Resistere grazie alle critiche giuste, agli abbracci tempestivi. Resistere, nonostante tutto e nonostante tutti.
Ora davanti a me non c’è nessun “mio”, non c’è un nuovo romanzo, c’è un tavolo imbandito di progetti per il mese di settembre: video, seminari, corsi, racconti, progetti, progetti, altri progetti. Ma il mio animo non è cambiato, l’irrequietezza, seppur diversa, sta sempre lì pronta a invadere il cuore. Sento che se solo la gente sapesse che c’è tutto questo pronto, che c’è così tanta energia, non esiterebbe a sostenere ogni cosa, così i problemi scomparirebbero. Ma questa è un’illusione, signori miei, un’illusione bella e buona. E vi dico il perché.
Perché il problema non sono i soldi, né la crisi. Il problema non è la vita realizzata o irrealizzata. Il problema non sono i corsi, le rate, i ritardi, le bollette. Il problema è che la mente è sempre sveglia su quel fragoroso “Che fare?”, e avere una visione significa, volenti o nolenti, stare sul ciglio di un abisso: non esiste pace se hai un sogno, perché il sogno è la tua pace.
Quindi, resistere. La filosofia è ciò che rispolvera la domanda, perciò la resistenza. Ti permette di guardare in faccia il mondo è dirgli: “So cosa fare: resistere!”, e così tutto andrà a posto, restando sempre decentrato; tutto tornerà in equilibrio, facendo collassare altre strutture; tu rimarrai in piedi, ben saldo, sul limite tra il continente e il burrone che ti sta di fronte. Ma avere un sogno è resistere, resistere è avere un sogno.
La filosofia serve proprio a questo.
C’è sempre bisogno di un pazzo sul burrone per capire qual è la terra nuova.
Vero Adrian?
Ci vediamo domani.

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2 pensieri riguardo “Ora vi dico a cosa serve la filosofia

  1. La filosofia è il tuo modo di resistere alla paura dell’ignoto,dell’incerto,il resto del mondo (cioè noi),vive una vita di “quieta disperazione “,convincendosi che le proprie scelte “stereotipate, vanno bene e sono comunemente accettate. Chi è “pazzo”,come te,solitamente non è capito;tu comunque continua sempre per la tua strada e occhi sulla meta. Chi vive di sogni è libero!

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