U.S. Open – Tra Vinci e Pennetta vince Renzi

La polemica scatenata dalla presenza del premier Matteo Renzi alla finale femminile dello U.S. Open è di stampo squisitamente renziano.
In queste ore se ne sono lette di tutti i colori: da chi lo accusa di populismo becero a chi arriva a dire che la sua presenza è stata una brutta pagina italiana nel mezzo di una pagina che avrebbe dovuto essere tutta italiana. L’Italia, come sempre divisa tra tifoserie irrazionali e bestiali, corrode qualsiasi possibilità di discussione dando sfogo da un lato alla fede cieca in nonsisacosa, dall’altra alla bile travasante nel sistema nervoso centrale. 
Insomma, a vincere la finale femminile dello U.S. Open è stato Matteo Renzi, nonostante gonadi e regolamento.
Ormai il linguaggio neolinguista del premier è ovunque: in televisione, sui giornali, su YouTube e nei bar. In un processo avviato con il berlusconismo, ci troviamo oggigiorno immersi dentro un calderone espressivo nel quale le parole hanno perduto (o forse mutato) significato e funzione. Dall’ormai mitologico “L’Italia cambia verso” fino ai proclama sulla produttività, sul PIL, sulla “ripresa” (concetto ormai metafisico quasi a livello del “cogito” cartesiano), si arriva alle accuse di populismo per la presenza di un uomo a una finale di tennis. E in tutto questo a vincere è solo lui: Matteo Renzi.
Slogan, fasullo simbolismo, espressione a-significante, la sua neolingua (intesa proprio in senso orwelliano, sia chiaro) dilaga ovunque, pervade i più inarrivabili anfratti del dibattito pubblico e privato, ci fa parlare di cose che non conosciamo, che non sappiamo esprimere, delle quali non potremo mai avere alcun tipo di esperienza. E lo facciamo con una convinzione ammirevole, semplicemente perché parlando non diciamo nulla. Si dà molta aria alla bocca nonostante proprio perché non abbiamo nulla da comunicare!
Il mio non è un giudizio di valore né su Renzi né sulla neolingua, ci mancherebbe. La mia è una constatazione: “C’è grande confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente” diceva Mao in una massima tanto famosa quanto fraintesa. E nel fraintendimento sguazziamo, forse perché Renzi ci sta abituando al fatto che non c’è nulla da intendere (quindi da fraintendere) dietro concetti come “produttività”, “ripresa”, “economia”, così come dietro l’indignazione totalmente renziana – e dalemiana, ndr – che critica la presenza di un uomo (che accidentalmente è il premier italiano) a una partita di tennis. Abbiamo guardato la partita, abbiamo visto il nulla cosmico.
E ora potete anche scatenare il fuoco incrociato con i vostri “ma ci è andato a spese della pubblica amministrazione, ma Obama non l’avrebbe mai fatto, ma i problemi sono ALTRI!”, state solo usando il linguaggio di Big Brother Renzi.
E ricordate che, per usare le parole di Sun Tsu, “la guerra è vinta quando il tuo nemico inizia a parlare la tua lingua”.

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