Ricomporre l’infranto

Un mio racconto breve che parla di fotografie e vite perdute: “Ricomporre l’infranto”. Buona lettura!

treniSono patetico.
«Ti devi accontentare», così mi dicono. «Arrenditi all’evidenza» ripetono incessantemente. Ma come faccio ad arrendermi quando c’è così tanto che manca? Come faccio ad accontentarmi se c’è tutto un universo che fugge dai confini del mio sguardo? Non posso che rincorrerlo, quell’universo che scappa e mi deride. Non posso che cercare di riacciuffarlo, dal momento che le cose importanti stanno sempre al di fuori dei bordi di ogni immagine possibile.
Come Caterina, che mi cammina sulla coda dell’occhio, sempre sfuggente, inafferrabile, per molti versi invisibile. Cammina con la sua gamba slanciata e se ne va fuori dal mio campo visivo, lasciando dietro di sé solo quelle due parole: «Sei patetico».
Hai ragione, Caterina. Sono patetico.
Sto davvero percorrendo il mondo in cerca di uno sguardo che lo ricomponga. E come può un essere dotato di intelligenza sopportare questo universo infranto? Ci sarà pure un’immagine iniziale, un’immagine originale…

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