Sotto la dura scorza

Ho ricominciato a scrivere.
Lo dico per autocompiacimento e persino per masturbazione. Ma in realtà lo dico a me stesso, e se lo pubblico sul blog è solo perché la scorza che ho stratificato intorno a me possiede caratteristiche che non posso dissimulare.
Voglio scrivere una storia gioiosa per scavare un po’ a fondo. Devo dare un nome a cose che non ne hanno. Ho bisogno di aiuto e lo chiederò ai miei personaggi. Ho bisogno di traslocare e cercherò una casa nuova nell’immaginazione. Ho bisogno di esplorare e inizierò esplorandomi. C’è qualcosa oltre questa dura scorza che ho preparato, strato dopo strato, e quel qualcosa è una storia. Voglio scrivere una storia gioiosa per fare i conti con la tristezza.
Non ho idea di dove mi porterà e non ho programmato alcunché, lo giuro.
Ma stavolta le dighe si sono rotte e questa non è una dichiarazione d’intenti, prendetela più come un pianto che esplode, di quelli che non sai bene da dove arrivano, ma poi arrivano, erompono, cambiano tutto.
La dura scorza è la più malleabile e mutevole, sotto quel pianto.
La dura scorza è quella che viene via prima, quando inizi a scavare.
Le parole sono peggio di una trivella.

E tu leggerai tutto, perché mi hai già letto tutto.
Lo sai tu, lo so io.

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