La Rivincita delle Scienze Umane

Chi ancora va ripetendo ai quattro venti che “la filosofia non serve a nulla” oppure che “le scienze umane sono superate” fa parte di un decennio passato. Assomiglia a quel pazzo che nello Zarathustra di Nietzsche vaga nel buio del paese con una lanterna, urlando che dio è morto.
Solo che, a differenza di quest’ultimo, dice una cosa falsa.

Il mondo del lavoro sta cambiando velocemente e sempre di più il campo del commercio richiede una visione molto diversa del modo con cui si costruisce business. Laddove quindici anni fa funzionava l’esposizione di un prodotto funzionale, oggi il web richiede uno storytelling efficace; laddove ieri la differenza veniva fatta dal prezzo, dalle funzioni e dalle caratteristiche, oggi la partita si gioca sulle relazioni, sulla fiducia e sul coinvolgimento.

La necessità di costruire un Personal Branding originale ed efficace si fa sempre più forte e molte aziende e professionisti stanno cominciando anche in Italia ad accorgersi che questo cambiamento va verso un ampliamento del proprio bagaglio emotivo, umano e relazionale, sostituendo (in parte interessante) schematismi, generalizzazioni e statistica.

Insomma, ciò che accade tanto nel campo del commercio quanto in quello della libera professione, tanto nell’industria quanto nei servizi, è lo spostamento dell’attenzione dal prodotto alla persona: il cliente è sempre meno attento alle caratteristiche particolari di un prodotto e sempre più indirizzato alla voglia di sentirsi parte integrante di una storia originale che lo faccia sentire coinvolto, non passivo spettatore; l’interattività della comunicazione sta prendendo il posto della spiegazione e dell’esposizione; l’interrelazione sta sostituendo l’univocità del rapporto tra fruitore e produttore.
E tutto questo segna con decisione un’epoca di rivincita per le scienze umane. 

Ritorna fortissimo il monito del γνῶθι σαυτόν (gnōthi sautón, “conosci te stesso”) rivolto però non al saggio filosofo che interroga l’Oracolo di Delfi, bensì a colui che ha un’idea o un prodotto da comunicare: conosci te stesso per arrivare all’altro.
Si ritorna a un modello comunicativo personale e particolare, che non può più fare uso di vetusti concetti “collettivisti” e aprioristici come la PNL: non c’è più un modello prestabilito per convincere il cliente, ma solo la capacità di intrattenere una relazione umana ed elastica (perciò unica e irripetibile) con il mio interlocutore. Si passa dal pattern comunicativo alla situazione dialogica, dallo schema trascendentale al contesto particolare. Si torna (finalmente) alla fatica di costruire un rapporto.
Solo attraverso una messa in discussione del sé (professionale, commerciale, digitale, umano) possiamo permetterci di intrattenere mille relazioni diverse con mille persone diverse senza che queste risultino artificiose e dannose: relazioni umane, non più statistiche; relazioni emotive basate sull’interscambio, non più fredde e basate sul prezzo.

Questo cambiamento può essere veicolato solo attraverso un uso sempre più concreto, economico e sociale delle scienze umane: filosofia, letteratura e arte, ma anche matematica e psicologia, bagagli fondamentali che permettono al professionista, all’industriale, al prestatore di servizi, di saper modulare la propria comunicazione in senso umano e autentico per rendere fecondo e duraturo il rapporto con il proprio cliente, che prima di essere tale è persona e interlocutore.
Questa evidenza mi appare prima di tutto dalla mia esperienza personale, in cui ogni giorno vengo contattato da professionisti per comprendere come si possa creare il proprio Personal Brand, che non è una parolaccia made in USA per spaventare i timorati di dio, ma una formula per dire: si deve tornare a comunicare con autenticità.
Attraverso l’ampliamento del bagaglio culturale si può giungere alla possibilità di coinvolgere l’irriducibile diversità dei miei interlocutori nella medesima storia, la mia personale storia, per far sì che il mio prodotto o servizio faccia parte di una relazione più ampia, che passa prima di tutto per la passione, lo storytelling e la relazione autentica.

Orde di giovani oggi continuano a chiedermi: “Rick, ma che futuro c’è nello studiare filosofia/letteratura/arte?”. Ma la mia risposta è sempre la stessa: “Studia quelle cose in modo ossessivo, cerca di permettere loro di far parte della tua esistenza, in modo che domani non siano solo competenze acquisite, ma modo di pensare e stare al mondo! Fai sì che siano non una semplice materia appresa, ma struttura stessa del tuo comunicarti agli altri!
Se si fa questo, le scienze umane saranno la vera conoscenza del prossimo decennio, un bagaglio di competenze, visioni e idee che permetteranno finalmente la costruzione di un modello di business rivolto alla persona, non alla statistica.
Teatro e filosofia, scienze comunicative e arte, creatività e sociologia, psicologia, letteratura, tutto questo è un bagaglio fondamentale che domani sarà moneta sonante, se appreso con coscienza (perché se poi si studia filosofia solo per scaldare il banco cinque anni servirà davvero a poco). E quelle competenze saranno richieste, ricercate, per consulenze, integrazioni e progetti. Quindi sì, studiatele come dei pazzi, buttatevici senza paura, ma abbiate coscienza che è la cosa più difficile e complessa del mondo perché ha a che fare con il Sé, ovvero il mistero più fitto di tutti.

E se qualcuno viene a dirvi che la filosofia è l’anticamera della disoccupazione, sappiate che sta solo piangendo perché sa di aver buttato migliaia di euro in corsi di PNL che ormai non gli servono più a nulla se non ad aver paura che la gente non lo ascolti più.

Siamo nel secolo del “conosci te stesso” perché questo sarà l’unico modo per arrivare davvero all’altro e costruire insieme a lui una relazione vera che permetta a tutti di fare un passo avanti verso il domani.

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