Lettera Aperta ad Enrico Mentana

Gentile dott. Mentana,

ho seguito con interesse le vicende che l’hanno spinta a lanciare la querela nei confronti di Beppe Grillo, in seguito alle ignominiose dichiarazioni che quest’ultimo ha espresso sul suo blog. Premetto che io non sono né un giornalista né un politico, ma da filosofo e letterato mi ritengo un osservatore attento dei fenomeni sociali che si dipanano intorno a me. Mi sento perciò in dovere di indirizzarle queste righe per riflettere sull’accaduto in modo più approfondito di quanto la cronaca ufficiale oggi ci propone.
Se le sue parole sono state di certo legittime, dal momento che la calunnia di Grillo è non solo odiosa, ma anche fasulla e populista, vorrei riflettere insieme sull’effetto che le sue parole hanno avuto sull’opinione pubblica, il campo di battaglia dove si giocano le sorti politiche e sociali del nostro Paese.
Oggi Beppe Grillo si ritrova contro tutti i mezzi di informazione di massa: giornali, radio, televisione, tutti i giornalisti sono uniti in un sol coro a difendere con orgoglio la dignità di questa professione, l’onestà con cui viene portata avanti, la fatica e la professionalità che ne contraddistinguono l’operato. E questo, non vorrei mai essere frainteso, è assolutamente legittimo e comprensibile.
Ma, come in ogni riflessione che si rispetti, esiste un dato ulteriore da analizzare, che mi sembra venga posto colpevolmente in ombra in queste ore: Beppe Grillo vi ha portati esattamente dove voleva lui. 
Dal giornalismo in particolare e da un professionista come lei, mi aspetto una memoria storica più salda, che non si fermi a due mesi da oggi, eppure sembra che lei, così come tutti i giornalisti e tutti i media abbiate completamente dimenticato cosa è accaduto negli Stati Uniti con Donald Trump: per mesi il futuro (ma ormai attuale) presidente USA si è letteralmente preparato una cortina di ferro che lo dividesse dai “media mainstream”, attraverso proclami ignominiosi, calunnie costruite ad arte, dichiarazioni al limite della sanità mentale, facendo in modo che tutti i mezzi di informazione fossero unitamente schierati contro di lui. E il risultato lo conosciamo molto bene.
Beppe Grillo non è stupido, è un fine osservatore di fenomeni come questi, ma ancora sembriamo sottovalutare la sua penetrazione dell’immaginario italiano. Il suo blog è un monumento alla calunnia, alla bufala, al click-bait, all’inaccettabilità, ma ancora fatichiamo a prendere le distanze razionalmente da quale sia il suo reale intento e continuiamo a cadere come polli nelle sue trappole.
Mi sono svegliato stamattina e mi basta aprire il profilo Facebook per accorgermi che le calunnie di Grillo, corroborate dalla sua minaccia di querela, hanno avuto l’effetto di rafforzare l’immagine che Grillo sta costruendo di sé e del suo movimento: egli desidera la comoda posizione del dissidente, del rifiutato, dell’ostracizzato, poiché il vittimismo in Italia (ma nel mondo occidentale in genere) possiede una mitologia fortissima, colpisce più di qualsiasi verità o fatto di cui si porti l’evidenza. Da un lato le testate giornalistiche, indignate, arrabbiate, orgogliose; dall’altro “Laggente” (mi permetterà questo neologismo ormai entrato nel vocabolario politico italiano), propensa a seguire l’immagine del dissidente più che quella del professionista, a simpatizzare per il bravo narratore più che per il detentore della verità.
La critica che rivolgo a lei è la stessa che rivolgo da anni alla sinistra e alla classe intellettuale italiana: mentre il pericolo avanza voi state guardando da un’altra parte.
Sarà stato inutile essersi eretti a difesa di una Verità, dei Fatti, dell’Evidenza, se alle nostre spalle i Donald Trump, i Beppe Grillo e i Narratori del Falso avranno conquistato la parte tenebrosa del cuore umano; sarà stato suicida essersi appellati all’orgoglio, all’onestà (quella vera), alla professionalità, se nel mentre i nostri avversari, incuranti di qualunque verità, saranno riusciti a persuadere la maggior parte delle persone del fatto che chi faceva l’orgoglioso e il professionista non badava a ciò che davvero importava alle persone.
Questo fenomeno va di pari passo con l’esplosione delle bufale, dell’anti-scientismo, dell’anti-vaccinismo, e chi più ne ha più ne metta: se chi è davvero detentore di una verità, se chi conosce davvero i fatti, non si mette in testa che quella verità e quei fatti sono impregnati del sentiero che porta ad essi, allora rimarremo a difesa delle verità e dei fatti ma perderemo il mondo, le persone e la società.
Il suo caso mi ricorda quello del dottor Burioni: “La scienza non è democratica”, ed è assolutamente così poiché i fatti esistono oltre le nostre opinioni. Ma se da un lato i fatti sono così, ci piaccia o no, il modo che abbiamo di coinvolgere le persone nei fatti, il modo che abbiamo di divulgarli, questo è tutto un altro discorso. Oggi esiste un’anti-narrazione dei fatti e della verità che (e questo è un fatto) coinvolge in modo più efficace e persuasivo una grande fetta della popolazione. Minacciare querele, censurare commenti, affermare la non democraticità della scienza o del giornalismo non cambierà questo fatto, anzi, rafforzerà l’immaginario di dissidenza che chi non si vuole attenere a questo fatto sta costruendo con successo intorno a sé.
Tutto mi fa pensare che a cambiare non sia stato solo l’atteggiamento di alcune persone. A cambiare è la direzione verso cui il mondo sta andando, una direzione preparata negli ultimi 40 anni con l’avvento dei media di massa, della spettacolarizzazione sociale e politica, del dominio dell’opinione pubblica. Beppe Grillo sta interpretando magistralmente questo cambio di direzione, ha compreso che i “fatti così come sono” sono una cosa, il modo di narrare e coinvolgere le persone è un altro.
Il problema enorme è che Beppe Grillo e Donald Trump vanno nella direzione peggiore: tralasciano i fatti per raccontare una suadente menzogna. Noi possiamo essere migliori, siamo ancora in tempo per farlo, ma dobbiamo ripensare al modo con cui costruire il sentiero che porta le persone alla verità e ai fatti.
Il giornalismo poteva cogliere quest’occasione per costruire un mea culpa spettacolare, senza tradire alcuna verità (perché insomma, è vero che il giornalismo di colpe ne ha molte e l’orgoglio, seppur comprensibile, non è sempre l’arma migliore), ma cercando di coinvolgere i cittadini in una storia davvero importante, che li riavvicinasse, che umanizzasse la figura del media “ufficiale” (se non “di regime”). Quest’occasione è stata persa con la sua querela a Grillo, così come con il post del dottor Burioni. Ma sono convinto che non sia ancora troppo tardi.
Se ho scritto questa lettera è perché sono un trentenne vicentino che vuole contribuire nel suo piccolo a modificare la direzione che la nostra realtà sta prendendo, perché non voglio trovarmi insieme a pochi sparuti individui a difendere una verità di cui tutti si sono dimenticati, con orgoglio e sacrificio, mentre i menzogneri banchettano al centro del mondo, dopo averlo conquistato a suon di bufale.
Cerchiamo un modo nuovo di raccontare, di “dire la verità”, cerchiamo di interpretare meglio questo cambiamento, questo nuovo “spirito del mondo”, senza alcuna demonizzazione, ma comprendendolo, facendolo nostro e cercando di fare il meglio possibile affinché, alla prossima querela, non ci accorgiamo che ormai è troppo tardi.

Dobbiamo impegnarci, migliorando il modo con cui facciamo uso dei talenti e delle competenze che ognuno di noi possiede, affinché questo momento storico non schiacci ogni speranza di un mondo più sereno, equo, vero, e farci così interpreti di questa nuova direzione verso cui la società si sta dirigendo.

Sperando di aver fatto cosa gradita nell’indirizzarle queste righe, le auguro un buon lavoro.

Riccardo Dal Ferro

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11 pensieri riguardo “Lettera Aperta ad Enrico Mentana

  1. Una critica lucida e ampiamente condivisibile, che però lascia poco spazio alla speranza.
    Sembra quasi una resa, più una presa di coscienza della deriva che sta prendendo la nostra società che una scintilla di protesta.
    Ho letto molto rammarico e molta sfiducia in una lettera che, secondo me, avrebbe potuto essere un piccolo motore per una spinta al cambiamentob cosa che, presumo, voleva essere.

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      1. “Una chiamata alle armi” è proprio quello che pensavo anche io leggendo l’articolo. Questa crisi dell’informazione è arrivata per un motivo, per una carenza. E le crisi non vanno soppresse, vanno colte come segnali, devono essere tramutate in motore per il mutamento, per un’informazione nuova.

        Noi, come cittadini, siamo chiamati a difendere l’informazione, a promuovere quella sensata e tralasciare quella scandalistica, in modo che muoia da sola per selezione naturale. La difesa dell’informazione dev’essere un moto collettivo e coordinato dall’alto e dal basso.

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    1. Troppe parole per Grillo! Non le merita e non è giusto farne un professionista emerito! E’ un interessato mestatore ..pro domo sua.. ed intendo tutta la faccenda dei clic! E’ un pregiudicatoi e come tale sappiamo che non potrà rivestire cariche pubbliche…per Fortuna!

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  2. Molto bello, molto interessante, è quello che sostengo da anni, la post-verità attira più dei fatti perché ha una vetrina migliore, si presenta meglio, perché ormai l’establishment è usato come capro espiatorio, come un bersaglio su cui indirizzare le frustrazioni della gente.
    Purtroppo viviamo in un mondo in cui le persone sono attirate dai sotterfugi, dai falsi miti e soprattutto dalle cose false ma che vanno contro “il sistema” perché è il “sistema” che ti ha fottuto, è il “sistema” che ti reprime, è il “sistema” che ti dice cose false.

    Purtroppo in questa trappola c’è caduto anche Renzi che apprezzavo molto nei suoi primi passi ma che poi è finito per essere un burattino della post-verità.

    Grazie per il tuo lavoro Rick e speriamo Mentana, forse uno dei pochi giornalisti con la G maiuscola in Italia, ti risponda

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  3. Sono in generale d’accordo. Solo una cosa mi sfugge. Lei pensa davvero che le ‘bufale’ di Grillo siano più bufale dell’informazione mainstream? Lei ritiene davvero ‘ignominioso’ il fatto che Grillo abbia criticato la faziosità di giornali e tv (tra l’altro senza citare nessuno)?

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    1. Grazie del commento, Fabio.
      L’uso smodato di bufale e di toni usati da Grillo me lo fa individuare come il re della bufala italiana, ma questo dipende che probabilmente è molto più furbo e intelligente di molti di noi. La sua retorica è ignominiosa per ciò che lui ha fatto e compiuto. Se la stessa cosa fosse stata detta (con toni diversi magari) da Valentino Rossi o Massimo Cacciari, la cosa sarebbe stata ben diversa. “Il medium è il messaggio”. Buona giornata!

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  4. Sottoscrivo in pieno la tua lettera.
    Detto ciò osservo con rammarico che il lavoro fatto dall’ordine dei giornalisti per dire: “queste persone” o “queste testate non stanno facendo informazione” e magari arrivare a palesi sanzioni verso i propri membri, è ancora del tutto insufficiente.

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  5. Spero davvero che questa lettera, e simili ragionamenti, vengano accolti come una “chiamata alle armi”, come una sveglia. La mia umilissima opinione è che I Grillo, i Trump, etc.etc. sono i sintomi del problema, non le cause.
    Prendersela “con” loro è spesso fuorviante e controproducente (anche se talvolta irresistibile), ma è come abbassare la temperatura del condizionatore mentre la nostra casa va a fuoco.

    Grazie Riccardo per questi interessanti spunti di riflessione,
    buona giornata e buon lavoro

    Giacomo

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  6. Grazie, Dufer. Mi apre la mente ascoltarti. Premetto che sugli argomenti poltici fatico a comprendere appieno i significati e, a stento, cerco di informarmi. Una domanda: si tratta in futuro di adottare una mentalità strategica da parte di tutti i mezzi, in risposta a queste modalità subdole, o solo un approccio alla consapevolezza è sufficiente? Controllare il tipo di risposte da esporre è una responsabilità fondamentale soprattutto per chi dialoga con ampi pubblici. Spesso però mi chiedo se per raggiungere ruoli di reale influenza non sia necessario utilizzare i mezzi subdoli e dalle mezze o assenti verità.

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