Messaggio Filosofico di Fine Anno

 

Cari esseri umani, entità pensanti di tutto il mondo, bentornati sul mio canale.

Si conclude oggi un ciclo per domani cominciarne un altro, e anche se nutriamo la convinzione di aver già vissuto il 2017 infinite volte, così come lo vivremo infinite altre, siamo qui per tirare le somme e per comprendere più a fondo il nostro ruolo di viventi in questo spazio-tempo indifferente, vasto, alieno.

Ritengo importante parlare a tutti voi con il cuore e il cervello poiché, in un’epoca senza cuore e senza cervello, questo risulta essere un atto realmente rivoluzionario. E mentre tutti i messaggi di fine anno di tutto il mondo, di ogni epoca o spazio, di ogni anfratto, si accatastano nell’etere rendendoci forse anestetizzati e insensibili a qualsiasi concetto, io ho la presunzione e il desiderio di cambiare di poco la vostra prospettiva su quanto successo ieri e su quanto ci succederà domani.

Questa presunzione, giusta o sbagliata, non potrà togliermela nessuno.

Durante l’anno appena trascorso abbiamo continuato a sentire santoni, guru ed esperti ripetere che il tempo delle grandi storie è terminato, che tutto è già stato raccontato, che gli orizzonti del mondo si sono esauriti e all’umanità non rimane che imparare, assimilare e ripetere. Hanno ripetuto ad ogni minuto che non c’è alcun senso nell’inventare strade nuove, nel considerarsi un’occasione unica, irripetibile, ci hanno detto che il nostro non è un esordio poiché quello che siamo, diciamo, facciamo, qualcuno lo è già stato, l’ha già detto, già fatto, prima di noi. Nel 2017, esattamente come negli ultimi venti, cinquanta, trecento, duemila anni, ci siamo sentiti ripetere che l’uomo deve conformarsi a quanto detto, scoperto, fatto dai saggi, dagli esperti, dai santoni ad egli precedenti. Hanno cercato di convincerci che non c’è una strada nuova, un sentiero alternativo, poiché tutto quello che possiamo fare è già stato determinato da altri.

A tutto questo, io rispondo: nel 2018 percorri il sentiero che senti più tuo, tenta le strade che non hai imparato da altri, convinciti che le tue possibilità non si riducono a ciò che altri individui hanno deciso per te. Nel 2018 domandati cosa vuoi fare di te stesso e non che cosa gli altri si aspettano da te, e nello stesso tempo non ridurre il rapporto con gli altri a quello che tu ti aspetti da loro. Fai sì che il rapporto con l’altro ti sorprenda, per quanta inventiva egli può presentarti di fronte, fai sì che il rapporto dell’altro con te lo sorprenda, per quanta novità puoi portare alla sua vita. Nel 2018 non ascoltare coloro che, ripetendo: “Non è più l’epoca per le grandi storie”, vogliono semplicemente convincerti che la loro ricetta, la loro soluzione, la loro storia è l’unica che ti si pone di fronte come possibile. Gilles Deleuze diceva: “Datemi un po’ di possibile, altrimenti soffoco”, e tu respira, dannazione, apri i polmoni e osserva come l’orizzonte sia sempre più ampio rispetto a quello che chiunque, sia egli un idiota o un saggio, ha pensato di poter dominare.

Durante l’anno appena trascorso siamo stati inseriti in categorie immaginarie: siamo stati membri di una classe sociale, voci di una statistica o di un sondaggio, parte di una specie, di un gruppo, di una popolazione, rappresentanti di una nazione o di un paese, termini scambievoli di un algoritmo. Il 2017 è stato dominato, come gli ultimi 2000 anni, da categorie immaginarie di cui noi saremmo passiva parte. Si è parlato di me come di un membro della “classe disagiata”, si è parlato di te come di un “elemento valutativo di una statistica”, si è parlato di tutti noi come di “individui che trovano il proprio valore solo all’interno della specie alla quale appartengono”. Ci siamo lasciati comprendere da bandiere, numeri, algoritmi, marchi, come se l’unica immagine impossibile da gestire sia la meno immaginaria di tutte: l’individuo. Ci siamo lasciati convincere che sia la classe di appartenenza a definirci in quanto individui e che le nostre azioni andrebbero valutate prima di tutto in rapporto a quella classe; ci hanno detto che la specie sta al primo posto, e che la nostra condotta in quanto individui si può comprendere solo riportandola alla specifica categoria biologica di appartenenza; ci siamo sentiti ripetere che l’individuo è un’invenzione sociale, mentre la popolazione, la nazione, l’algoritmo, sono i dati di fatto che delineano chi siamo e cosa possiamo fare. Esattamente come in passato l’individuo era assoggettato a categorie immaginarie come dio, il peccato o il destino, oggi l’individuo è assoggettato a categorie più moderne, eppure perfettamente aderenti alle precedenti.

Durante il 2018 devi riuscire a comprendere che sì, se tu sei un individuo è perché hai immaginato di esserlo, poiché persino l’individuo è una costruzione non reale e virtuale, ma che questo non significa abdicare alle proprie possibilità in virtù di qualcosa di ancora più astratto, virtuale e immaginario come la classe sociale, la nazione di appartenenza o la specie biologica, poiché saranno sempre individui, completamente immaginari, a disegnare i confini di quei nomi collettivi, di quelle categorie che hanno uno scopo ben preciso: far valere per te quel che è valso per loro. Durante il 2018 agisci come se prima di tutto, oltre la specie, la classe e il popolo, valesse il tuo essere un individuo, non per distruggere ma per affermare la tua presenza, non per far violenza sugli altri ma per ribadire il fatto che tu ci sei e che senza di te tutte quelle categorie immaginarie, collettive, virtuali, non sarebbero assolutamente la stessa cosa. Durante il 2018 agisci come se la tua azione facesse davvero la differenza, e non come ti è stato insegnato dagli esperti, dai santoni, dai guru, ovvero come se la tua azione fosse ininfluente, insignificante, ridicola. Potrebbe esserlo per gli altri, per la specie, per il popolo, ma di certo non lo sarà per te, fulcro centrale del tuo agire, del tuo punto di vista sul mondo, del tuo slancio verso l’orizzonte. Durante il 2018 prova a ripetere sempre a te stesso, prima di prendere una decisione: “Io non sono la voce di una statistica, non sono il membro di una specie, non sono la variabile di un algoritmo: io sono io e da me dipende la mia vita.”

Durante l’anno appena trascorso abbiamo sentito le stesse cose udite negli ultimi cinquemila anni: “Devi farti da parte per il bene collettivo, la tua felicità non sta al primo posto, lascia fare a chi ne sa di più”. Bene, nel 2018 devi capire che il bene collettivo dipende dal bene di ogni individuo e che solo tu puoi compiere il tuo bene poiché nessuno sa meglio di te quale sia la strada per la tua felicità. Devi capire anche che la tua felicità, in virtù di quanto detto, sta al primo posto, poiché solo se sarai capace di perseguirla con ogni tua forza potrai diffondere energia, felicità e interesse negli altri, creando un circolo virtuoso che migliorerà l’esistenza di tutti. Ma soprattutto, devi affidarti a chi ne sa di più non perché altri ti dicono che ne sa di più, ma perché hai verificato sempre le sue parole, le sue azioni, i suoi atti: devi essere curioso, devi informarti, devi nutrire un pensiero critico nei confronti di chi ti si para di fronte come esperto, santone o guru, e chiedergli conto di quanto sta affermando. Leggi libri, amplia la tua conoscenza, tendi sempre alla verifica di quanto viene affermato, e in questo modo sarai sempre tu colui che ne sa di più poiché potrai sempre riconoscere in modo efficace un ciarlatano da un vero esperto.

Durante l’anno appena trascorso ci hanno detto di affidarci alle decisioni degli altri con l’unico mezzo di espressione che a quanto pare possediamo: il voto. Ci hanno voluti convincere che gli unici rischi, gli unici fallimenti, gli unici successi che vale la pena di vivere siano quelli determinati da altri. Hanno voluto comunicarci che non vale la pena prendersi rischi che altri non abbiano corso poiché è meglio non intraprendere sentieri inesplorati; hanno desiderato convincerci che, di conseguenza, i fallimenti giusti sono quelli già vissuti da chi poi li ha risolti, cosicché ci sia impossibile fallire per conto nostro, fallire in modo nuovo, seguendo le nostre attitudini e i nostri desideri: hanno concluso dicendo che solo seguendo questa strada potremo vivere i successi, che non saranno i nostri poiché sono stati decisi da altri, più in alto di noi. Insomma, è meglio vivere il successo deciso dagli altri per non incorrere in rischi e fallimenti determinati da noi. E il modo migliore per farlo è standosene tranquilli, calmi, zitti, con la scheda elettorale in mano e un click a portata.

Durante il 2018 devi invece correre i tuoi rischi poiché nessuno ha il diritto di scegliere la strada che seguirai e i sentieri nei quali vorrai metterti in gioco. Durante il 2018 devi cadere nei fallimenti che avrai scelto tu, attraverso le tue azioni, cadere nelle trappole che tu stesso ti sarai posto di fronte e dalle quali risalirai per imparare e non cadervi più; devi fallire spettacolarmente, apprendere da quel fallimento per imparare da te stesso com’è fatta la tua vita. Durante il 2018 devi tentare di raggiungere il successo seguendo ciò che i tuoi talenti, le tue attitudini e i tuoi desideri ti suggeriscono essere la tua strada, per far sì che nessuno ti convinca che, per colpa di rischi e fallimenti, non vale la pena perseguire il proprio successo. Ricorda: chi dice questo vuol far sì che la tua vita sia nelle sue mani, poiché quando posso determinare i desideri di qualcuno, allora la sua vita appartiene a me. Io sono qui a dirti che i tuoi desideri ti appartengono, così come ti appartiene la vita, e nessuno può decidere di queste cose al posto tuo.

Ci sono molti modi per dominare la vita di un uomo. Convincerlo a vivere i rischi degli altri, i fallimenti degli altri, i successi degli altri, sottraendogli la sua capacità di determinare rischi, fallimenti e successi della sua vita, è forse il modo più efficace mai inventato.

C’è un solo modo per liberarsi da questo: ricercare la propria felicità, in ogni minuto di quella breve unica vita che mi appartiene come nient’altro potrà mai appartenere a qualcuno o qualcosa nella storia dello spaziotempo.

Forse è vero che non siamo liberi, che siamo algoritmi, macchine predeterminate che non hanno capacità di controllo sulle proprie vite. Ma fintantoché esisto continuerò ad agire come se fossi libero, come se non fossi un algoritmo, come se non fossi una macchina predeterminata. Perché amo meravigliarmi e amo pensare di poter fare la differenza.

Usando le parole di Dylan Thomas: “Non andartene docile in quella buona notte / infuria, infuria contro il morire della luce”.

Buon 2018 a tutti.

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