Il Reddito di Persecuzione

Erano passate sedici ore dall’ultimo momento in cui un drone civile l’aveva avvistato. Quel sottoscala nella fabbrica abbandonata di via Perizzi si era rivelato un nascondiglio estremamente efficace, chi l’avrebbe mai pensato.
Manufatto Giò aveva le gambe intorpidite, dolenti, dal momento che la nicchia in cui stava nascosto era davvero piccola e scomoda. Perciò, si arrischiò ad allungarsi concedendo ai piedi di fare capolino fuori dal nascondiglio.
La prossima mossa quale sarebbe stata? I droni civili pattugliavano ogni anfratto della città da circa trenta metri d’altezza, alla loro webcam non sfuggiva nulla. Ogni sua mossa sarebbe stata trasmessa in diretta nazionale: “L’antisociale che non vuole la sopravvivenza”, così l’avrebbero chiamato. “L’individuo che fugge dal benessere”, ecco gli epiteti che gli sarebbero toccati. “La faccia di merda che fugge dai soldi, il pezzente che non ha bisogno di noi”, così ne parlava la gente.
Eppure, Manufatto Giò non riusciva proprio a capire cosa ci fosse di così sbagliato nel suo comportamento. Insomma, in fin dei conti non sarebbe stato meglio per tutti se avessero assecondato il suo desiderio? La fetta da dividere sarebbe stata più ampia per tutti loro, anche se di pochi centesimi. Lasciatemi in pace, insomma, non lo voglio il vostro assegno!

2-8D’un tratto Giò venne riportato alla realtà dall’inconfondibile sibilo di un drone civile che passava proprio davanti alla fabbrica abbandonata di via Perizzi. Se quel fottuto aggeggio fosse entrato nell’edificio, il nascondiglio che l’aveva tenuto al sicuro per molte ore non sarebbe bastato più. Oltre a questo, cominciava ad avere fame e sete, ma le uniche zone dove ci si poteva procurare cibo e bevande erano a cielo aperto, perciò in quella situazione due concetti così dissimili come il nutrimento e la cattura in realtà corrispondevano. E questo stordì per qualche istante il povero Manufatto Giò, per il quale un panino avrebbe significato la resa incondizionata.
Vediamo un po’, cosa devo fare per uscire dalla loro zona d’azione? La testa di Giò vorticava cercando una soluzione, ma si rese conto che per uscire dalla giurisdizione degli Amici del Mondo bisognava uscire non dalla città, non dalla nazione, ma addirittura dal continente. Cioè, la strada verso la salvezza constava di non meno di duemila chilometri. E come diavolo si fa a percorrere duemila chilometri senza incorrere in un drone civile, in una telecamera onesta o in una pattuglia degli Amici del Mondo? Impossibile. Sono perduto.
Frugò nelle tasche e contò le banconote. Aveva sedici miliardi di euro in pezzi da cinquecento milioni l’uno. Bastavano appena per prendere un treno che l’avrebbe portato al mare, ma poi come avrebbe fatto a salpare verso il Nordafrica? Impossibile, i flussi migratori verso il sud del Mediterraneo erano proibiti e severamente puniti. L’unica speranza erano i Balcani, dove alcuni territori erano zona franca e gli Amici del Mondo non erano riusciti a imporre le proprie politiche economiche. Ma per arrivarci bisognava comunque percorrere tutto l’Appennino verso nord, arrivare a Trieste e passare il confine. E anche il mare lì era proibitivo.
Qualcosa devo pur fare, pensò Giò. Così, si alzò in piedi e si diresse nella direzione opposta rispetto a quella da cui proveniva il sibilo del drone. Uscì dalla fabbrica abbandonata, uno tsunami di luce solare gli inondò la vista, facendogli perdere per un momento cognizione di ogni cosa, come se avessero staccato la spina al mondo. Ripensò alla sua attività di programmazione web, ai suoi quattro dipendenti, ma questo accadeva molto tempo fa, quando gli Amici del Mondo ancora non erano saliti al governo. Ripensò alla moglie che in quel momento stava spendendo qualche miliardo di euro per una fetta di pasticcio alla mensa comune, e pensò al gusto di cartoncino bruciato di quel pasticcio. Ripensò a quando poteva andare orgoglioso di portare la cena in tavola, di pagare la scuola di danza ad Emili, la figlia che ora aveva sedici anni e che lui non vedeva da tre. Vaffanculo, pensò Giò, io scappo.
Ma proprio mentre lo pensava, un drone lo vide e una pattuglia di Amici del Mondo gli fu addosso. Con un teaser lo stesero, senza troppi complimenti lo misero in un sacco e lo portarono via.
Quando Manufatto Giò si risvegliò, era seduto su uno sgabello piuttosto scomodo, ma le sue mani e i suoi piedi erano liberi. Di fronte a lui si ergeva un Pari degli Amici del Mondo. Indossava la Maglietta Normale, i Pantaloni Normali e le Scarpe Normali, e su tutti gli indumenti era incisa la proverbiale frase “Valgo quanto te” con la quale Giak Monstre, il Pari Più Pari Di Tutti apriva ogni discorso alla nazione. Manufatto Giò si stropicciò gli occhi e cercò le parole giuste per uscire da quella situazione, anche se sapeva di non poterne uscire: “Voglio solo… a-andarmene…”
“Mio Pari”, rispose l’uomo di fronte a lui, “sai che non è possibile, vero? Dal momento che io Valgo Quanto Te, tu non puoi abbandonarmi qui. La tua presenza è richiesta, necessaria, fondamentale. E senza di te, saremmo tutti un po’ meno Pari.”
I dolori del teaser erano svaniti, ma la voce del Pari rimbombava nelle orecchie di Giò e forse questo era un effetto collaterale della scossa elettrica. Tentò di usare la ragione per rispondere a quanto gli era stato riferito: “Io non vi servo a nulla, non voglio soldi né comodità, voglio solo uscire dal…”
“Dal Paese? Ma tu non vuoi uscire dal Paese, tu vuoi uscire da un’idea. Ho brutte notizie per te, Mio Pari. Entro tre anni non ci sarà alcun luogo nel continente in cui fuggire da quell’idea. E se Giak Monstre (e quando lo disse si forzò in un sorriso smagliante) ha ragione, e ce l’ha di sicuro perché la ragione l’abbiamo tutti noi, entro dieci anni non ci sarà più un solo angolo del mondo che non la pensi come gli Amici del Mondo.”
“Non mi importa, voglio solo camminare via, io non voglio niente da voi.”
“Ma tu non devi volere proprio niente. Siamo noi che vogliamo. Siamo tutti noi, tutti i Pari. Io valgo quanto te, perciò tu vali quanto me. Perciò, non c’è alcun motivo per cui tu dovresti sottrarti a ciò che voglio io e che vogliamo noi.”
“Ma a cosa vi servo io? Non servo a nulla, lasciatemi andare e fate i vostri giochetti…”
“I nostri giochetti, volevi dire, giusto? Tu non ci servi a nulla, è vero, ma siamo noi che serviamo a te. E tu di sicuro non sai quello che stai dicendo, non sai che cosa vuoi davvero. Noi ti diamo tutto: soldi, casa, affetti, intrattenimento, svaghi, tempo libero, e tu puoi fare tutto ciò che tutti i Pari vogliono. Non sei mai stato così libero, Manufatto Giò, e so che ora ripensi a quando avevi la tua attività, il tuo lavoro, i tuoi dipendenti, il tuo piccolo orgoglio individuale, il tuo sporco guadagno personale, i tuoi hobby, la tua famiglia, ripensi a tutto ciò con nostalgia, come ad un paradiso perduto. Ma solo uno stolto può pensarla così. Noi ti abbiamo salvato dalla fatica, dal rischio, dall’impresa disperata, e ti abbiamo dato tutto quello che quel finto paradiso perduto ti garantiva, ma senza il sudore, i timori, le insicurezze. Lavoravi per guadagnare? Beh, ora non più: guadagni senza lavorare. Lavoravi per svagarti? Beh, ora non più: ti svegli e fai ciò che vuoi del tuo tempo libero senza dover versare una sola goccia di sudore. Solo uno stronzo può non accorgersi che è questo il paradiso vero, quello in cui tutti sono Pari, tutti sono Amici del Mondo, e nessuno vale più di qualcun altro.”
“Ricapitolando, disse Giò gonfiando un po’ il petto e mostrando una fierezza che fece storcere il naso al suo interlocutore, sono l’uomo più libero di sempre, ma non sono libero di sottrarmi a questo gioco che voi fate? Non sono libero di non accettare il vostro denaro, il vostro tempo libero, la vostra parità? Non sono libero di essere lasciato andare?”
“Quella non è libertà. Quella è la schiavitù della tua individualità, della tua solitudine. Tu non te ne puoi andare perché io non me ne voglio andare. Tu non puoi non accettare il nostro denaro perché io voglio il nostro denaro. Tu non puoi rifiutare la Parità perché sei mio Pari.”
“Insomma, sono in trappola.”
“Solo un idiota può considerare tutto questo una trappola…”
L’ultima frase venne pronunciata in modo sconsolato, e Giò seppe che non c’era alcuna cattiva intenzione nelle parole del suo interlocutore, seppe che egli era intimamente convinto di ogni sillaba pronunciata e che era profondamente convinto di essere dalla parte giusta della storia. Quell’intuizione lo sbilanciò, ebbe una vertigine e comprese che non c’era spazio per un uomo libero in quel mondo.
Il Pari stette in silenzio per qualche istante, compatendo Giò senza sapere che Giò compativa lui. Almeno in questo erano davvero Pari. L’Amico del Mondo estrasse una busta dalla tasca dei Pantaloni Normali e chinandosi la infilò nella tasca dei pantaloni di Giò. Allontanandosi sussurrò “io Valgo quanto te…”
Giò prese la busta dalla tasca e ne estrasse l’assegno. Appena la carta elettronica entrò a contatto con i suoi polpastrelli, l’importo di centotrentasei miliardi di euro venne trasferito automaticamente sul suo conto corrente. Ora che aveva formalmente accettato quei soldi, Manufatto Giò era complice, era un Amico del Mondo.
Per la prima volta nella vita si sentì nemico di se stesso.

Annunci

5 pensieri riguardo “Il Reddito di Persecuzione

  1. se invece di dover accettare centotrentasei miliardi di euro avesse *dovuto* accettare un lavoro sottopogato, usurante e precario non sarebbe più stata fantascienza, ma cronaca neorealista sulla vita di uno schiavo tedesco in regime di Hartz IV.
    : ((
    molto piaciuti – e urticanti – gli artifizi (il)logici in stile neolingua orwelliana, come pure il fervore zelota dell’uomo Pari impegnato nel predicare la causa dell’ortodossia e del bispensiero liberista assoluto (non a caso scrivi: “intimamente convinto di ogni *sillaba* pronunciata”, quasi che – finezza – proprio nella scomposizione in sillabe diventi parcellare e labirintico il senso stesso della parola e del pensiero).

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...