La cura di sé, oggi più che mai

Da non perdere
I periodi di imbruttimento sono parte integrante della vita di ogni individuo. Ciclicamente capitano momenti in cui si smette, chi più chi meno, di avere cura di sé. Ci si lascia andare, si vive passivamente, si lascia trascorrere il tempo e lo si occupa con cose frivole. È normale, anzi, fisiologico.
Questi periodi sono spesso la conseguenza di eventi particolarmente significativi: la fine di un amore, la scomparsa di un caro, la perdita di un lavoro, il fallimento di un’impresa, una malattia, una cocente sconfitta a Risiko.
 
Nella mia vita io ricordo almeno tre periodi di imbruttimento:
1) quando mi ruppi il ginocchio a 17 anni, vedendo infrangersi la mia passione sportiva, ovvero la pallacanestro: passai otto mesi di imbruttimento, sballottato tra mezza depressione e mancanza di voglia per qualsiasi cosa;
2) quando morì uno dei miei migliori amici, a 21 anni: passai un anno di mezza alienazione, mi sentivo lontano da tutto e tutti, trascurai studio, relazioni e impegni di varia natura;
3) quando lasciai il mio lavoro precedente (campo della gestione finanziaria) per lanciarmi in qualche nuova avventura che ancora non conoscevo: trascorsi sei mesi di quasi-nullafacenza, persi curiosità e diedi spazio più ai timori che all’iniziativa.
 
Da ognuno di questi periodi sono uscito quando ho deciso di prendermi nuovamente cura di me stesso, ripartendo dalle piccole cose: riprendere in mano il tempo della giornata, facendolo scandire con cose da fare e non con cose che mi accadevano; tornare a curarmi nell’aspetto, evitando di passare le giornate in pigiama e sguardo stralunato, facendomi la barba e magari qualche doccia in più; dandomi qualche obiettivo piccolo e raggiungibile, come scrivere un tot di pagine ogni giorno, portare a termine compiti elementari ma ripetitivi, avere cura della casa facendo le pulizie e impedendo che si trasformasse nella palude che rischiava di diventare; curando le relazioni importanti, quelle “poche ma buone“, prestando attenzione ai meccanismi che nutrono i rapporti con le persone davvero interessate a come mi sentivo.
 
Si riparte da lì, dalle piccole cose che ognuno può fare per sé. E in questo modo rinsaldare i rapporti con chi ci sta vicino, razionalmente e usando il cervello, evitando di farci dominare da paure stupide che ci convincono di cose altrettanto stupide.
 
Oggi più che mai ognuno di noi deve avere cura di sé, delle piccole cose che danno valore alla vita al di là di tutto quello che sta venendo messo a repentaglio. Il pericolo? Che il 70% di noi si lasci andare a quel periodo di imbruttimento senza alcuna voglia di riprendere in mano la propria vita.
 
Non facciamolo, raga.

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