Siamo tutti (almeno un poco) complottisti

secondaQuesto testo è estrapolato dal secondo episodio di Filosofarsogood, la mia nuova rubrica podcast che esce ogni domenica alle 12! Iscriviti al mio Spreaker per non perderti i prossimi episodi! 

Oggi ci addentriamo in un territorio pericoloso, ovvero quello del complottismo. Tema caldo, attuale, dal momento che secondo molti la nostra è l’epoca della teoria della cospirazione, in cui la maggior parte delle persone, avendo perso la bussola cerebrale, si lancia nella descrizione e idolatria di teorie secondo le quali dietro al mondo così come appare si nascondono sempre dei piani malvagi volti a sovvertire il bene, l’uomo e l’ordine naturale delle cose. Ma come al solito, ci addentreremo in questo sentiero impervio di soppiatto, prendendo una strada decisamente poco battuta e… imprevedibile!

Alla fine di questa puntata potreste forse disiscrivervi dal podcast, forse pure dal mio canale Youtube. O forse no, forse potreste cominciare a valutare il fenomeno del complottismo da un punto di vista alternativo, forse più efficace per contrastarlo. E quel punto di vista dimostra incontrovertibilmente che… siamo tutti complottisti.

Partiamo da una constatazione che di primo acchito vi sembrerà molto distante dall’argomento di cui stiamo parlando: cosa rende peculiare il pensiero umano? Cosa ci permette insomma di distinguerlo diciamo dal pensiero, se vogliamo parlare di pensiero, dell’ornitorinco, della blatta o dello scimpanzé? In realtà non c’è una cosa sola che lo contraddistingua, infatti possiamo elencare molti elementi: prima di tutto il linguaggio simbolico, la capacità insomma di tradurre in forma comunicativa e in evento mentale un segno di cui facciamo esperienza, sia esso un fonema oppure un simbolo matematico; in secondo luogo la possibilità di agire in vasti gruppi organizzati mantenendo però un’elasticità comportamentale pregevole; infine, potremmo aggiungere la capacità di astrazione, quella che ci permette di raccogliere un sasso e, invece di usarlo per un obiettivo nel qui ed ora, mettercelo in tasca immaginando un uso futuro con il quale adoperarlo.

Al fondo di tutto questo però c’è un concetto che ci permette di agire così, ed esso, come vedremo, è la benedizione e la maledizione, al tempo stesso, dell’essere creature umane pensanti e razionali: il significato. Continua a leggere “Siamo tutti (almeno un poco) complottisti”

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Filosofia della Mente: tra cervelli, tramonti e pipistrelli

primaQuesto testo è estrapolato dal primo episodio di FiloSoFarSoGood, la mia nuova rubrica podcast che esce ogni domenica alle 12! Iscriviti al mio Spreaker per non perderti i prossimi episodi! 

Perché si fa “filosofia della mente”?
In effetti, a ben pensarci, la mente umana è dominio di neurobiologi, scienziati cognitivi, genetisti e psicologi. Lo studio delle funzioni cerebrali, dei meccanismi con cui pensiamo e formiamo stati di coscienza, il modo con il quale la nostra mente si rapporta al mondo e a se stessa, tutti questi sono problemi che vengono proficuamente affrontati da non filosofi. E in effetti, molti mi hanno scritto in passato chiedendomi: “Ma la filosofia che cosa può dare allo studio della mente, oggi?”

In passato questa domanda non si poneva perché le scienze cognitive e gli strumenti per scandagliare la mente in modo “fisico” non c’erano. Perciò, i filosofi parlavano della coscienza e della mente perché c’era… poca concorrenza. Questo però ha portato più a speculazioni che ad evidenze, poiché quando si segue la mera logica senza prendere in considerazione i dati empirici, proprio come dice Kant, il pensiero diventa una forma priva di contenuto. Ma oggi spesso si fa l’errore contrario, ovvero ci si rifà al dato empirico, al fatto oggettivo, fisico, corporeo, per esempio al funzionamento delle sinapsi cerebrali, senza chiamare in causa una forma di pensiero che possa dare ragione a quei fatti. E quando questo accade, e lo dice sempre Kant nella Critica della Ragion Pura, non si può avere comprensione ma solo descrizione.

Prendiamo ad esempio il problema della percezione del mondo: come la mente si forma una percezione di ciò che le è esterno? Questo è uno dei problemi più presenti nel dibattito contemporaneo su come la mente e la coscienza funzionino. Continua a leggere “Filosofia della Mente: tra cervelli, tramonti e pipistrelli”