Swiss Army Man e lo Scandalo della Vita

Che cos’è lo scandalo?
Lo scandalo è quell’elemento della vita che tutti condividiamo necessariamente ma che nessuno ha il coraggio di mostrare agli altri. Per esempio, le scoregge: tutti scoreggiamo, tutti emettiamo gas di scarico dal deretano, ma nessuno di noi si sognerebbe di scoreggiare in pubblico (o perlomeno, nessuno lo farebbe emettendo un suono che segnali il suo gesto in modo incontrovertibile). Persino le donzelle più dolci scoreggiano, e così come loro anche i preti e gli asceti medievali. Eppure, agiamo come se le scoregge fossero estranee alla nostra vita, come se dovessimo seppellirle sotto una maschera. Tutti noi maschietti abbiamo delle erezioni, e spesso queste guidano la nostra vita più dei pensieri razionali, ma nessuno si sognerebbe di mostrare a tutti in pubblico la propria erezione, a meno che non voglia essere denunciato per molestie.
Tutti moriamo, ma nessuno mostra la propria morte, né desidera manifestare la paura del morire.
Swiss Army Man è un piccolo gioiello che parla dello scandalo e della vergogna che esso porta con sé. Un fantastico viaggio, una rara perla di originalità cinematografica che mette in mostra lo scandalo della morte, che scoreggia, si fa guidare da erezioni e ci lascia attoniti, basiti, privi di appigli razionali per capire cosa diavolo stia succedendo alla nostra vita.
In fondo, lo scandalo è la vita stessa, solo che preferiamo non accorgercene e anzi, viviamo come se vivere fosse la cosa più normale del mondo.
Ma non è così.

“And when we meet on a cloud / I’ll be laughing out loud / I’ll be laughing with everyone I see / can’t believe / how strange it is to be anything / at all”

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The Post e il Giusnaturalismo

A che cosa serve un governo?

La risposta data dall’ultimo film di Steven Spielberg è piuttosto chiara: a proteggere il diritto di informare, anche a costo della sua sopravvivenza. Si tratta di un cambiamento avvenuto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, che però ancora oggi fatica a venir recepito. Il ruolo dello Stato, dopo i totalitarismi che hanno devastato il Novecento, non è più quello di perpetuare se stesso oltre ogni ragionevolezza, ma quello di ergersi a ultimo baluardo contro chi minaccia il diritto naturale delle persone alla libera espressione e al libero pensiero.

The Post racconta la vicenda che vide protagonisti i dirigenti e direttori del Washington Post nel momento in cui si rese necessario pubblicare documenti secretati dallo Stato inerenti la guerra del Vietnam. In questi documenti Top Secret, emergeva chiarissima non solo la consapevolezza della classe politica, da Lyndon Johnson a John Kennedy, che la guerra era perduta, ma la volontà di utilizzarla a scopi politici, mandando di fatto al macello inutilmente centinaia di migliaia di giovani americani.
E il fulcro della storia sta tutto nel momento in cui la fonte di tali documenti chiede a uno dei giornalisti del Post: “Andresti in galera per far finire la guerra?”
In questa frase c’è tutta la contraddizione contemporanea del ruolo dello Stato: esso dovrebbe proteggere l’incolumità e la libertà dei suoi cittadini, ma al tempo stesso usa la guerra per perpetuare il proprio apparato burocratico. E quando il governo diventa troppo forte, ecco che il potere giudiziario potrebbe seguire le sue orme, incarcerando chi svela alla popolazione la verità.

In ultima analisi, The Post cerca di far emergere quello che realmente è il ruolo della stampa nei confronti del potere: essa, come si dice nel film, “non è al servizio di chi governa, ma di chi è governato” perché l’unica risorsa indispensabile al funzionamento di una democrazia è l’informazione. E quando esiste un’entità che usurpa la prerogativa di fruire liberamente dell’informazione, tenendone nascosta una parte per qualsiasi motivo, come per esempio attraverso l’insensato concetto di “Segreto di Stato”, in quel momento la democrazia fallisce e lo Stato diventa davvero Leviatano.

The Post è insomma un film da vedere, attuale nella critica che viene fatta tanto alla politica quanto alla stampa, nelle deviazioni che stanno prendendo in questi ultimi anni. The Post parla in maniera efficace del giusnaturalismo, ovvero della corrente di pensiero secondo la quale esiste, al fondo del diritto costruito dagli uomini, un diritto più fondamentale, innegabile, naturale, che è la libertà di sapere e di parlare. E se un governo, uno Stato, un giudice tenta di toglierci questo diritto, semplicemente non ci riuscirà: il diritto naturale non lo può togliere un uomo, né un uomo può toglierlo a se stesso. Esso sopravvivrà anche nella più profonda delle prigioni.

Dirk Gently 2: una Super-Delusione

Devo ammetterlo: le mie aspettative erano molto alte.
Ma non posso comunque pensare che fosse questo il problema stavolta. Perché se la prima stagione di Dirk Gently era stata un piccolo gioiello di narrativa, perfettamente aderente allo spirito con cui Douglas Adams aveva scritto i racconti riguardanti l’investigatore olistico per eccellenza, la seconda stagione non è soltanto un abbassamento dei livelli, è semplicemente… non Dirk Gently.
Max Landis aveva creato la serie patafisica perfetta, sia nella sceneggiatura che nella messa in scena e nelle interpretazioni. La prima stagione della serie targata BBC era stata uno degli eventi cinematografici più interessanti dello scorso anno.
Ma tutti gli elementi che caratterizzavano l’originalità della serie nella prima stagione, come per esempio la non necessità di dare una spiegazione razionale ad avvenimenti completamente assurdi, l’incoerenza comportamentale a volte spiazzante dei personaggi, l’iperbole narrativa spaesante che lasciava lo spettatore a bocca spalancata ma senza fargli pesare l’estraneità alla comprensione, tutto ciò viene perduto e sovvertito nella seconda stagione, trasformando Dirk Gently in una normalissima serie fantasy priva di originalità e divertimento. Persino il meraviglioso (nella prima stagione) Trio Chiassoso, elemento di pura schizofrenia narrativa che creava uno scompiglio perfetto per mandare avanti il motore della serie, in questa seconda stagione diventa una macchietta metaforica priva di spessore.
E questo non ha a che fare solo con le mie aspettative. È come se dalla serie TV futura sul Signore degli Anelli togliessero tutti i riferimenti a Sauron, tutti i rimandi all’eroismo decaduto di Gondor, tutto ciò che concerne la magia e gli elfi.
A quanto pare, la serie è risultata così indigesta che la BBC ha deciso di cancellarla e non rinnovarla per una terza stagione. Se di primo acchito questo poteva sembrare un danno (l’ho saputo prima di guardare la seconda stagione), ora posso dirlo: Dirk Gently dura soltanto una stagione. E se non l’avete vista, guardatela.

Consigli di lettura: dicembre 2017

Come sempre durante i periodi di pausa del canale Youtube, i consigli di lettura non li troverete in formato video, ma qui, in un articolo veloce per darvi qualche dritta su cosa leggere durante questa pausa invernale!

Senza perderci in ulteriori chiacchiere, direi di tuffarci nei cinque libri che recentemente ho letto e che dovete assolutamente recuperare!

  1. “L’Avversario”, Emmanuel Carrère – Questo è un autore che ho incontrato un po’ per caso quando stavo preparando la mia Live su Philip K. Dick: cercavo una biografia originale sullo scrittore americano e mi sono imbattuto in “Io sono vivo, voi siete morti” e me ne sono perdutamente innamorato. Non solo del libro in sé (piccolo gioiello, ve lo consiglio, anche se non siete affiatati lettori di Dick), ma soprattutto l’idea e l’ispirazione narrativa: Carrère parte da storie quasi sempre vere per costruirci (o estrapolare?) romanzi di altissima letteratura. “L’Avversario” segue questo principio e, partendo da un orribile fatto di cronaca accaduto in Francia negli anni 90, estrae un piccolo capolavoro della letteratura psicologica e criminale. Un romanzo inadatto a chi ha il cuore debole, si tratta di un vero viaggio nelle profondità della devianza comportamentale umana, ma ancora di più è un viaggio che ci dimostra incontrovertibilmente che l’assassino, il malvagio, il mostro, è nell’animo di ognuno di noi quando ci abbandoniamo alla normalità.
  2. Teoria della classe disagiata“, di Raffaele Alberto Ventura – Di questo libro ho parlato brevissimamente in questo video, ma nonostante il mio sguardo fortemente critico (e a inizio 2018 uscirà un mio articolo dal titolo “Teoria della classe rassegnata”, state all’erta), credo sia un testo da leggere per comprendere certe dinamiche e per avere uno sguardo certamente originale e disincantato sull’industria culturale contemporanea. Di certo un libro che rispecchierà paure e disillusioni di una generazione, la mia, che molto spesso si dimentica la differenza tra reale e immaginario, con tutti i danni che questo porta con sé.
  3. Cervello. Manuale dell’utente“, di Marco Magrini – Sono sempre piuttosto scettico su quei libri che desiderano trattare le neuroscienze in modo “simpatico” e accattivante poiché molto spesso questo comporta una semplificazione talmente bassa degli argomenti da renderli quasi indigesti. Ma non è questo il caso di questo bellissimo libro, chiaro e scorrevole, che non pecca mai di banalizzazione e riesce a spiegare (“for dummies”) in modo piacevole le più recenti scoperte nel campo della neurobiologia e neuropsicologia. Per chi desidera saperne di più su come funziona l’organo più vicino a ciò che chiamiamo “io”, beh, questo è un testo consigliatissimo!
  4. Menti sospettose“, di Rob Brotherton – Siamo tutti complottisti? No, direi di no, ma ciò che possiamo affermare senza tema di smentita è che il complottismo è parte integrante di un comportamento che tutti noi nutriamo. Perciò, tutti noi siamo complottisti in potenza. Questo splendido testo di Brotherton (di cui ho parlato anche QUI) fa luce, in modo brillante, sulla natura della mentalità del complotto, quella che ci porta a vedere, dietro la complessità del mondo, una fitta rete di poteri, volontà e intenzioni che in realtà… non esistono! Un bellissimo excursus che tocca filosofia politica e scienze cognitive, socialità e psicologia, e che consiglio di leggere a tutti coloro che si considerano molto più intelligenti di un terrapiattista!
  5. Difendere l’indifendibile“, di Walter Block – Una lettura POCO natalizia che parla di filosofia dell’economia in modo dissacrante e crudo. Perché un economista dovrebbe difendere figure professionali come quella della prostituta, dell’usuraio e dello spacciatore? Perché dovremmo leggere un libro che difende il “porco maschilista” o il ricattatore? Block ha una risposta che ci spiazza: “Perché sono eroi”. E questa non è solo satira, ma è un logico ragionamento che poggia le sue basi su un concetto di “libero mercato” che molto spesso fraintendiamo, facendone una caricatura. Un libro che va letto mettendo da parte moralismi e pregiudizi, poiché mira ad aprire la mente su uno degli aspetti più sordidi della nostra società. Consigliatissimo, divertente e intelligente, anche se non sarete d’accordo con l’analisi!

Con questi consigli io vi lascio alla vostra pausa (se siete in ferie) oppure ai vostri lavori, e vi auguro di passare una serena fine d’anno, tenendo sempre conto che non è tutto noia ciò che pensa!

Consigli di lettura luglio/agosto

Carissimi,

inizialmente non avevo intenzione di fare un video sui consigli di lettura estivi, ma dal momento che ho ricevuto una montagna di richieste… non farò lo stesso il video! 😀
Ho comunque trovato un modo per venire incontro alle richieste, ovvero quello di scrivere questo articolo dandovi i titoli dei testi che ho letto e sto leggendo, con una breve descrizione (e dovrete farveli bastare per tutta l’estate)!
Perciò, se siete pronti, ecco a voi i miei consigli di lettura per luglio e agosto!

LIBRI CHE HO LETTO RECENTEMENTE 
sapol1) “L’uomo bestiale”, di Robert Sapolsky. Un testo straordinario che smonta pezzo per pezzo i pregiudizi sulla visione dei geni come “padroni” delle nostre azioni. Sapolsky, biologo e genetista di livello internazionale, dipana con grande proprietà di linguaggio (e molto umorismo) la sua idea dell’interregno esistente tra geni e ambiente, laddove il nostro comportamento e le nostre azioni trovano la giusta dimensione. Un testo divulgativo adatto a tutti coloro che vogliono addentrarsi in questo interessante campo, ma anche agli specialisti che cerchino una visione alternativa sul problema del rapporto tra geni e decisioni.

esposito2) “Bìos. Biopolitica e Filosofia”, di Roberto Esposito. Un libro che in realtà ho riletto recentemente a distanza di qualche anno dal primo approccio. Un’opera densa di riflessioni sul mutamento che la politica sta subendo nel mondo contemporaneo, una politica sempre meno volta a dirigere le masse, sempre più propensa a entrare nella “vita nuda” e biologica degli individui. “Bìos” non è solo un ottimo compendio storico e bibliografico sul tema della biopolitica, ma anche una riflessione originale sul significato che essa riveste per noi e per la nostra quotidianità. Testo imprescindibile per chi sia interessato al tema della filosofia politica contemporanea, scritto benissimo, chiarissimo e lucido.

vonneg3) “Quando siete felici, fateci caso”, di Kurt Vonnegut. Questo è un libro che ho studiato per preparare il mio corso di Public Speaking online. Si tratta di uno dei miei scrittori preferiti e della raccolta dei suoi discorsi tenuti tra gli anni Sessanta e Settanta ai laureandi in giro per gli Stati Uniti d’America. Un testo di grande ispirazione, pieno di spunti non solo retorici ma contenutistici, di esempi e aneddoti, di umorismo e riflessività. Credo si tratti di uno dei miei testi preferiti di Vonnegut perché si assapora la levatura del personaggio, sia morale che intellettuale, e si viene trascinati in un vortice di bellezza discorsiva. Molto utile anche a chi vuole capire come si scrive un discorso efficace.

UN BEL ROMANZO? 
paradiso_degli_orchi“Il paradiso degli orchi” di Daniel Pennac. Una storia su Malaussène, il cui lavoro è fare il capro espiatorio. Probabilmente questo è diventato il mio romanzo preferito del ciclo di Malaussène: immediato e divertente, irriverente e caustico, una lettura breve ma intensa che secondo me è perfetta per la pausa estiva! Poi, va beh, è Pennac, quindi si va sempre a colpo sicuro!

LIBRI CHE STO LEGGENDO (con opinione parziale) 
rothbard1) “Potere e Mercato. Lo Stato e l’Economia”, di Murray Rothbard. Volete leggere un libro davvero eretico dei nostri tempi? Questo testo di Rothbard fa per voi. Io adoro gli eretici perché mi costringono a rivedere profondamente tutte le mie convinzioni. Rothbard lo sta facendo, e vi giuro che le sue argomentazioni sono solide e difficili da scomporre. Un anarco-capitalista come vi capiterà raramente di trovarne, un individualista politico tutto rivolto alla costruzione di una società della ricchezza e del benessere. Soprattutto, un economista che conosce molto bene ciò di cui parla. Sto divorando questo libro, ma attenzione: potrebbe persuadervi delle sue ragioni (e questo non è affatto un male).

friedman2) “Grazie per essere arrivato tardi”, di Thomas Friedman. L’ultimo libro di uno dei più importanti editorialisti del NYTimes, perciò una garanzia di ottima scrittura e piacevolissimo stile. Sul contenuto, il testo ripercorre le rivoluzioni tecnologiche degli ultimi decenni, con un particolare sguardo alla cosiddetta “Legge di Moore”, secondo la quale tutte le tecnologie avrebbero raddoppiato la propria potenza e dimezzato lo spazio e il costo necessari ogni due anni. Al fondo, l’invito ad “arrivare tardi” nell’epoca della frenesia anticipatoria. Lo consiglio come lettura estiva, ma anche come modo per riordinare alcune intuizioni, suggestioni e idee che magari troviamo sparse nella vita di tutti i giorni e non riusciamo mai a inquadrare in un paesaggio coerente.

Se poi volete regalarvi delle letture mensili interessantissime attraverso il mio servizio del Libro del Mese, aderite entro il 31 luglio al mio Programma Patreon! Il mese prossimo tocca a Günther Anders, con il suo “L’odio è antiquato”!

BUONA LETTURA! 😀