MILANO, 23.12: Brain Streaming per il Futuro (con Matteo G.P. Flora)

Che ne sarà del futuro?
Ma forse, potremmo già dire: “Che ne È del futuro?

Nell’epoca della post-verità, in cui prevalgono le narrazioni sul dato di fatto, in cui l’oggettività è sempre più simile ad una creatura mitologica, in cui le notizie fabbricate ad arte prendono il sopravvento sulle esperienze, le testimonianze, gli eventi, la domanda si fa pressante: che ne è stato del futuro? (in questa emblematica regressione verbale dal futuro, al presente, fino al passato)

Io e Matteo G.P. Flora abbiamo discusso a lungo su questo argomento (se non sapete chi è Matteo, QUI trovate il suo canale Youtube e QUI il suo blog personale) e abbiamo deciso di unire le forze per coinvolgervi in quello che è il primo BRAIN STREAMING della storia, dal titolo: “Il Futuro di Ogni Verità“.

Si tratta di un evento dal vivo a Milano, presso la sede TheFool (la società di reputazione online fondata da Matteo, ndr), la cui partecipazione, a numero chiuso e totalmente gratuita, prevede che venti persone (più il sottoscritto, Matteo e Ary) si riuniscano attorno all’idea della Verità e scatenino un brain storming trasmesso in diretta streaming sui rispettivi canali miei e di Matteo (Youtube e Facebook, principalmente).
Le domande che verranno affrontate durante il Brain Streaming saranno le seguenti:

  • la verità va tutelata? Se sì, come? 
  • quali sono i criteri che ci permettono di definire il confine tra ciò che è fiction e intrattenimento e ciò che è informazione deviata e pericolosa?
  • quali strumenti abbiamo a disposizione oggi per costruire una società che torni a valorizzare il fatto oggettivo rispetto alla narrazione che se ne fa? 
  • quali sono le conseguenze più inquietanti di una società la cui informazione si basi sulla non-verità? 

Per partecipare è necessario prenotarsi inviando una mail al seguente indirizzo mail: accademiaorwell@gmail.com, mentre seguire la diretta da casa sarà facilissimo: basterà collegarsi al mio canale Youtube o alla pagina Facebook di Matteo sabato 23 dicembre dalle ore 17 e il vostro contributo sarà prezioso per creare un dibattito serio su questa tematica così attuale e scottante.

Se invece volete esserci dal vivo, le porte sono aperte. Ma sbrigatevi: i posti sono davvero pochi!!!

Che cosa vi aspetta, se vorrete esserci dal vivo? 
Un dibattito di due ore sui temi riportati sopra, a libero intervento e moderato da me e Matteo, trasmesso in LIVE streaming sui nostri canali social. Il dibattito sarà partecipato anche dal pubblico a casa, attraverso le chat disponibili. Sarà una bella occasione di scambio e crescita, oltre che un primo esperimento che, nel caso avesse successo, di certo verrà replicato. E una bella occasione per conoscerci, divertirci insieme facendo qualcosa di bello e importante! 
Non vedo l’ora! 😉

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Mordor-Italy – episodio 1

BOLLETTINO DI SACCOFORINO

Atene-Gondor: sola andata

A quanto pare, quattro Uruk-Hai ieri pomeriggio hanno fatto irruzione in un circolo “Amici degli Elfi che se ne vanno” a Brea. I quattro, agghindati con le cotte in uso durante l’ultima guerra tra Mondo Libero e Sauron, hanno letto a stento un testo scritto in Sindarin, che recita all’incirca così: “La società è distrutta da questo turbo-istarismo, il popolo non ne può più di tutti queste ingerenze di chi sostiene una società multi-razziale, i Nani sporcano ovunque eppure possono girare indisturbati, gli Hobbit bevono come spugne e investono in auto le nostre donne-orco, gli Elfi ci rubano le navi per andare a Valinor. È giunto il momento di riprenderci quello che è nostro (e un orco vicino ha aggiunto: “Sta’ senza pensier”, ndr)”

Le reazioni della politica sono state tra le più disparate.
Denethor si è dissociato da un tale comportamento “che però segnala gli animi infuocati della gente brutta”.
Gandalf non ha rilasciato commenti, ma un collaboratore dice che lo ha visto fissare il fuoco di un camino per tutto il giorno ripetendo tra sé “sta’ senza pensier… sta’ senza pensier…”
Elrond chiede che ci sia un immediato intervento delle autorità sovranazionali, affinché questo scempio abbia fine, ma la Bocca di Sauron lo accusa di ipocrisia: “Se avessero fatto irruzione in un circolo “Amici degli Orchi” nessuno avrebbe detto nulla.
Saruman, stupendo un po’ tutti, dichiara: “Sono quattro ragazzi, il vero problema sono gli alberi.”

Vieni al seminario “Atene-Gondor: sola andata”

 

La Natura della Violenza

“Homo homini lupus” è una formula che non mi ha mai convinto granché, per vari motivi.

In primo luogo perché, filosoficamente, viene utilizzata da Hobbes nel Leviatano per giustificare l’esistenza di una struttura di potere in cui i pochi possano governare sui molti. Ma questa giustificazione viene a delinearsi attraverso un’astrazione: lo Stato di Natura, ovvero lo stato pre-statale e pre-governativo, pre-politico e pre-sociale in cui ogni uomo sarebbe inevitabilmente spinto a sopraffare il vicino per sopravvivere è una mera ipotesi di cui non v’è alcuna traccia storica. Si tratta di un presupposto astratto che, per quanto mi riguarda, non ha alcun tipo di riscontro nella realtà.

In secondo luogo perché, dal punto di vista morale, la formula “homo homini lupus” è usata popolarmente per giustificare l’esistenza della violenza, in ogni forma pensabile. Attenzione: questo non è quello che intendeva Hobbes, perciò non sto dicendo che questa obiezione sia rivolta al filosofo inglese. Ma la convinzione secondo la quale al fondo dell’animo, ogni uomo e ogni donna, ogni bambino e ogni anziano, nutra un fuoco di violenza e sopraffazione è molto diffusa e viene usata spesso per appellarsi alla necessità di un “controllo” da parte di altri uomini (i quali perciò non dovrebbero essere affetti dal medesimo male? E sulla base di che cosa?)

Io credo che questo sia un problema molto forte e una questione pressante perché quando affermiamo che “homo homini lupus”, ci dimentichiamo di un fattore fondamentale: la violenza non è una forza inemendabile come la gravità, non è un oggetto fisico come un albero, un’automobile o una casa. La violenza è un’azione.
(continua nel video…) 

Un’idea abominevole

Non lasciatevi ingannare: ciò che viene spacciato per “Alternanza Scuola-Lavoro” non ha nulla a che vedere con la particolare relazione che dovrebbe instaurarsi tra un percorso di studi e la scelta della propria occupazione.

Ciò che viene spacciato per “Alternanza Scuola-Lavoro” è nient’altro che la necessità, da parte di una generazione dirigente che ha fallito in quasi tutti i propri obiettivi, di ribadire la propria egemonia su chi non ha potere contrattuale né voce in capitolo. Qui non si tratta certo di “insegnare che cosa significa lavorare” poiché il lavoro non è obbligare un giovane di grandi speranze a friggere patatine o fare fotocopie per settimane, il lavoro è la manifestazione concreta del proprio progetto di vita, la direzione che un uomo e una donna vogliono imprimere alla propria esistenza per realizzarsi e raggiungere la felicità.

Questo abominio chiamato “Alternanza Scuola-Lavoro” viene passato per “formazione”, e come tale si pretende essere persino gratuito. Ma io credo che il dovere morale verso se stessi imponga a ogni individuo di rifiutare categoricamente la gratuità del proprio tempo, soprattutto quando speso a vantaggio di altri e soprattutto quando quel tempo è sottratto coercitivamente: il tempo della vita di un giovane vale molto più di qualsiasi decrepito decreto emanato da qualche parruccone bisognoso di qualcuno che lo sollevi da quella terribile sensazione di impotenza di fronte a un mondo che cambia rapidamente.

Ciò che spacciano per “Alternanza Scuola-Lavoro” è il tentativo di abituare la mente dei giovani a un concetto tra i più abominevoli mai prodotti dall’uomo: non puoi scegliere cosa fare della tua vita, arrenditi all’inevitabile, accetta l’inaccettabile e sii docile, ma soprattutto ringrazia questo branco di vecchi scheletri dell’opportunità che ti sta dando, l’opportunità di regalare il tuo tempo a persone che non gli daranno valore al fine di farti diventare un vitello sforna-tasse il cui unico compito sarà quello di sostentare una generazione di mantenuti, di falliti, di parassiti, gli stessi che oggi ti ordinano di friggere patatine e fare fotocopie anche se stai studiando per diventare scrittore, linguista, ingegnere, medico o architetto. Una generazione che ha imparato che il lavoro più bello del mondo è vivere alle spalle di chi è riuscito, nonostante tutto, a costruirsi una vita che ama e che ha liberamente scelto.

Il lavoro è uno degli elementi più importanti nella vita dell’uomo poiché è la realizzazione dei propri desideri e la possibilità di perseguire il proprio ideale di felicità. Una classe dirigente che sappia dirigere e non nutrirsi della carne altrui sa che una sana alternanza scuola-lavoro sarebbe quella in cui si forniscono risorse per attuare un’idea, l’occasione giusta per prendersi un rischio e mettersi in gioco, l’opportunità di mettere in campo le proprie capacità per dimostrare a se stessi il proprio valore.

Il lavoro non è e non potrà mai essere imposto dall’alto, non è e non potrà mai essere l’avvilimento delle aspirazioni individuali, non è e non potrà mai essere la mortificazione dei desideri di un uomo e di una donna. 

Chi la pensa al contrario è mio nemico, è nemico degli uomini liberi e della libertà, è nemico di se stesso e della felicità.