Il mio romanzo

I pianeti impossibili” è il mio romanzo d’esordio, edito da Tragopano nel settembre 2014.
Per leggere un estratto e ordinare una copia, seguire questo link.

Copertina Pianeti ImpossibiliUn viaggio nello spazio profondo, all’interno di un’astronave alla deriva nella quale si è consumata una tragedia. Il narratore, unico e solitario sopravvissuto dell’equipaggio, registra un messaggio nel quale racconta la sua vicenda, ma soprattutto narra dei mondi che ha osservato da spettatore inerme, affacciato all’oblò della nave che dà sul cosmo. Un improbabile viaggio attraverso i pianeti impossibili che la voce narrante dice di aver visto con i propri occhi. Una fiaba fantascientifica in cui si sviluppano mondi fatti di guerra e violenza, sistemi stellari sui quali le leggi fisiche e sociali sono rovesciate, astri dove la luce si concede una pausa, altri nei quali i desideri prendono corpo. Pianeti dove la memoria acquista forme impensabili, mondi abbandonati, altri fiorenti e felici, ma solo perché riescono a dimenticare il passato. Popoli strani eppure così simili al nostro, giochi di parole, sfide alla logica, paradossi universali, mentre il narratore racconta la tragedia avvenuta a bordo, un giallo consumatosi nel vuoto siderale dove nessun giudice potrà emettere sentenze.

Un viaggio dell’immaginazione che fa incontrare la psicologia di Calvino, la fantascienza di Lem e i labirinti di Borges. L’esplorazione del mondo più lontano e sconosciuto che possiamo visitare: la mente umana. Ma “I pianeti impossibili” è anche un viaggio verso casa, un luogo distante come quei pianeti che esistono solo nel profondo della nostra mente.

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9 pensieri riguardo “Il mio romanzo

  1. l’osservatore solitario in una nave in cui è accaduta una tragedia e ce osserva altri mondi. Non ho letto l’estratto (e lo farò), tutto questo mi rimanda a un racconto di Lovecraft, di cui ora mi sfugge il titolo, in cui l’ultimo sopravvissuto di una missione sottomarina racconta ciò che vede negli abissi. Non so dicendo che ti sei ispirato a lui, ma che chiaramente il punto di vista di colui che sopravvive alla tragedia e vede l’ignoto per raccontarlo è un modo universale e simbolico per raccontare il nostro io più oscuro e forse il nostro inconscio.

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