Public Speaking a Schio (VI)

Se c’è una cosa che mi ha davvero cambiato la vita è l’aver iniziato a parlare in pubblico. Ho iniziato davanti a poche persone (di solito annoiate), fino ad arrivare a platee composte da centinaia di persone: spettacoli, conferenze e seminari.

Così, io e i ragazzi di Megahub abbiamo deciso di proporre un breve corso di introduzione al Public Speaking dove i partecipanti possano apprendere le tecniche basilari nella costruzione di un buon discorso in pubblico. Il corso è rivolto a chiunque abbia qualcosa da dire e desideri migliorare il modo in cui dirlo. E non importa a quanti lo dirà o in quale ambiente: il mio corso di introduzione al Public Speaking è adatto a chi voglia coinvolgere tre persone o trecento persone, in una sala conferenze o attraverso Youtube.

Il corso si terrà presso Megahub, a Schio (VI), nelle seguenti date: 16 e 30 giugno, 7 luglio, dalle 20.30 alle 22.30, e avrà un costo complessivo di 100 euro.

Per qualsiasi informazione: accademiaorwell@gmail.com

PS: se non abitate vicino ma vi interessa comunque il corso, sappiate che la prossima settimana inizia anche il mio corso online! QUI tutte le info! 😉 

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L’unica tattica dell’ISIS

Il nuovo attentato a Londra è l’ennesimo favore a Theresa May e a coloro che preferiscono un’Europa non cooperante.
 
Mi sembra incredibile che non vi sia ancora chiaro che l’ISIS, a corto di finanziamenti e risorse, sta puntando a obiettivi che destabilizzino la cooperazione europea, vero motore del benessere in cui abbiamo versato negli ultimi 40 anni. Tre attentati a Londra dopo l’annuncio delle elezioni anticipate in Inghilterra, per rafforzare la percezione dell’insicurezza e rinsaldare il consenso nei confronti di chi urla alla pancia delle persone: “Io chiuderò le frontiere, ci isoleremo nell’autarchia, non abbiamo bisogno di nessuno!”
 
L’ISIS attacca la relazione tra nazioni nel modo più subdolo (ed efficace, a guardare i risultati), sapendo che l’unica possibilità di sconfiggere il fondamentalismo nel mondo è attraverso una solida cooperazione tra stati. L’ISIS vuole che sia Theresa May a governare (e ci aveva provato anche in Francia prima delle elezioni) perché l’isolazionismo è l’unica politica internazionale che favorirebbe la crescita del fenomeno, oltre che danneggiare la reciproca fiducia che si è andata faticosamente creandosi negli ultimi decenni.
 
L’ISIS ha compreso che l’unica cosa che può disturbare l’elefante europeo è un parassita minuscolo che lo spinga ad autodistruggersi, attivando meccanismi apparentemente difensivi che si riveleranno per ciò che sono in realtà: un suicidio.
Invito a riascoltare il mio video di qualche giorno fa, QUI.

Tre mondi nel mondo

Non esiste una sola globalizzazione, esistono tre globalizzazioni.
 
La prima è la globalizzazione politica, quella statunitense, guidata da un disegno di unificazione democratica del mondo. La sua aspirazione è un’universalità umana basata sul diritto: perseguimento della felicità, del profitto e della sopravvivenza (necessariamente in questo ordine) sono i tre cardini che spingono il motore statunitense verso il suo obiettivo. La prima manifestazione di questa globalizzazione è stata quella coloniale (perciò pre-statunitense) e il commonwealth resta tutt’ora il suo traguardo più chiaro. Il grande problema di questa globalizzazione è il disordine ingovernabile lasciato laddove essa abbia fallito: Indocina, Sud America e Medio Oriente. La sua filosofia è quella utilitarista: il maggior benessere per il maggior numero di persone possibile, anche prendendosi la responsabilità degli “effetti collaterali“.
 
La seconda è la globalizzazione commerciale, quella cinese, motivata dalla possibilità di riunire tutti i popoli della terra sotto l’effige del libero scambio. Questo disegno globalista, nato negli ultimi 25 anni, è il più giovane dei tre di cui parlo, ma è anche il più attivo. Il suo percorso, seppur appena iniziato, è veloce e determinato. Il progetto della “nuova via della seta” mira non solo a unificare commercialmente l’intero continente euroasiatico, ma soprattutto a tagliare fuori dalla fetta di mondo più ricca gli Stati Uniti e la loro globalizzazione politica. Il grande problema è l’eliminazione del diritto in favore del profitto e la conseguente disumanizzazione del lavoratore. La sua filosofia è il contrattualismo: possiamo essere acerrimi nemici, ma fintantoché le nostre azioni saranno regolamentate da un contratto sociale, non abbiamo nulla da temere.
 
La terza è la globalizzazione teologica, quella islamista, spinta dalla convinzione secondo la quale l’umanità sia necessariamente volta alla conversione. L’Islam, anche quello più moderato, è una religione che non ha conosciuto un vero processo di secolarizzazione. Perciò, il potere temporale e quello spirituale, agli occhi di un islamico, sono separati solo de facto, ma non de iure. Ciò significa che il modello politico predicato dall’Islam è una globalizzazione teocratica, in cui le parole sacre corrispondano alla costituzione. Questo è il movimento globalista più antico dei tre, ma anche quello meno organizzato e influente. Il terrorismo è una chiara manifestazione della sua impotenza, ma questo non significa che sia la sua sola arma. I paesi arabi stanno crescendo demograficamente in modo velocissimo e gli accoliti dell’Islam rappresentano il culto più popoloso sul pianeta. Il suo enorme problema corrisponde anche alla sua filosofia: un giusnaturalismo ideologico e teologico forte che vede nell’uomo un principio universale da imporre anche a chi non lo riconosce.
 
Questi tre mondi si contendono “il mondo”, laddove nel mezzo c’è un Europa contesa e indecisa. Senza l’Europa non c’è mondo né globalizzazione. Perciò, la direzione presa non dipenderà da americani, cinesi o islamici. Dipenderà solo da noi Europei.