Cogito Ergo Tube – “Chi sono io?”

La filosofia non è dare risposte, ma esprimere domande.
Cogito Ergo Tube” è la videorubrica in cui racconto la storia delle domande
che l’umanità si è posta durante il corso della propria avventura.
Chi sono io?” è la prima di queste domande e spero che il video vi piaccia.

Condividete e commentate, anche per dirmi quale volete che sia
la prossima domanda di cui racconterò la storia!

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La fitta sassaiola dell’incuria

Schermata 2015-03-26 alle 13.25.41La sentite? Sta arrivando, come uno schianto.
Ma non si tratta di un aeroplano, è l’orda degli opinionisti della domenica-anche-se-è-giovedì, è l’esercito imbelle degli psicologi improvvisati, il branco imbizzarrito di chi vorrà dire a ogni costo la propria, nonostante tutto e nonostante tutti.
Avevano gli occhi sbarrati davanti al teleschermo, una mano ficcata nei pantaloni in cerca di un’erezione facile, il sudore sulla fronte che tradisce uno spasmo nervoso ben visibile a occhio nudo; avevano poche cose da fare e molto tempo da buttare, erano gli sciacalli dei morti, i razziatori della sofferenza altrui, erano i cronisti del disastro. E aspettavano solo una notizia da sbranare facilmente.
Io temo questa orda barbara di assuefatti all’opinione che diranno la propria intorno alla tragedia, lucrando visibilità intorno a qualcosa su cui tutti dovremmo fare silenzio. Ma loro no, del silenzio hanno paura.
“Aveva un rapporto malato con sua madre” diranno alcuni, lanciando complessi di Edipo in versione volante, interpretazione del parricidio come “simbolo del disastro perpetrato” e altre cazzate simili da retwittare un po’ ovunque.
“Si era convertito all’Islam” scriveranno sul Giornale o su altri postriboli dell’informazione deforme.
“Non aveva superato il conflitto paterno” continueranno, “Aveva avuto un’infanzia infelice” ribadiranno, “La moglie lo tradiva” accuseranno, “Il fisco lo piallava” insinueranno.
E io sarò là a guardarli, seduto in un angolo, nel buio di una stanza isolata, a temere per le fatalità dei miei gesti futuri, della possibilità di venire tritato dalla macchina dell’opinione-facile. È la fitta sassaiola dell’incuria, quella di chi non si cura dell’onestà e della verità a riguardo di una tragedia perché ha a cuore soltanto la propria bocca e la possibilità di sputare qualche parola a casaccio.
E invece, quanto sarebbe bello starcene zitti, almeno per un giorno, a guardarci dentro.
E io, di tutto quello che è accaduto, non so assolutamente nulla.

“Immagini il silenzio se tutti parlassero solo di quello che sanno?”

storia dei morti

Schermata 2015-03-24 alle 15.08.38come in una storia di vendetta, erano tornati.
erano tornati con i volti lisci di un tempo ed erano i soldati falciati durante la guerra d’indipendenza, durante le scorribande partigiane, durante un attentato bolognese, e non volevano ritornare. tutti sapevamo che prima o poi sarebbero tornati, ma eravamo troppo occupati a dimenticarcene. eravamo troppo indaffarati a illuderci della vita per pensare ai morti, eppure loro sono ritornati, riversandosi da un qualche sbrego nel mondo, qualche squarcio improvvisato nello spaziotempo, tracimando fuori dal bordo che separa l’universo di qua da quello di là. erano tornati con passi lenti e diffidenti, senza prestare attenzione a tutto ciò che era cambiato. erano i bambini squarciati da una granata e le madri suicide sotto il sole afghano. erano le vittime delle persecuzioni cristiane ed erano gli schiavi deportati in egitto. venivano da un luogo che i vivi avevano rimosso, un luogo appena di là della coda dell’occhio, un posto che riposa in un’ombra timida sempre pronta ad aprirsi come una fica ancestrale per mettere in comunicazione universi paralleli. erano tornati, ma non avrebbero mai voluto.
vennero dai boschi e noi come avremmo potuto riconoscerli? noi eravamo gli impiegati di banca, gli strozzini, i muratori e le maestre di scuola, loro erano gli aztechi, gli ebrei, i militari di iwo-jima, gli assediati di nanchino. erano i dimenticati, i senza nome, i rinchiusi. chi avrebbe mai detto che quelli erano i morti? erano diversi da come ce li immaginavamo: non erano decomposti né mutilati, erano perfetti come avrebbero dovuto essere per sempre, anche se quel “sempre” era un concetto incomprensibile nell’universo dei vivi. era come se qualcuno avesse spalancato una porta socchiusa senza avvisare, una porta che dai boschi lasciava strada libera ai morti che attraversarono le strade in cerca di una risposta della quale non avevano la domanda. erano i morti e noi eravamo i vivi ed era tutto troppo terribile per avere paura. i morti non parlavano, si guardavano intorno, ci guardavano negli occhi e noi non riuscivamo a sostenerne lo sguardo. ci osservavano come se avessimo qualche colpa, e certo eravamo colpevoli ma non sapevamo di che cosa. noi eravamo gli idraulici, i vigili, i respiranti bambini di una scuola elementare, loro erano i massacrati della storia, i defunti delle guerre, i dilaniati delle ingiustizie. erano i bambini gasati, violentati, stuprati, bruciati. erano le donne carbonizzate, sventrate, i padri torturati, appesi, spellati. erano i proletari ingabbiati morti di fame, ma tra loro non si vedevano gli imperatori decapitati della storia. erano i morti ed erano perfetti ed eterni, mentre scendevano la montagna. erano silenziosi e ci avevano rubato le grida. erano quieti e ci avevano sottratto il terrore. avevano volti dolci anche se erano stati decapitati e la loro pelle era liscia e soffice anche se erano stati messi al rogo. non avevano ustioni né menomazioni, nonostante fossero i figli del vietnam su cui era stato riversato il napalm, non avevano mutilazioni né ferite, nonostante fossero i bambini del congo squartati e impalati. era come se il mondo si fosse fermato nel momento in cui i due universi avevano collimato, spaccandosi in due e mischiando le carte dell’eternità con quelle della finitezza. era tutto come in sogno, ma sapevamo che prima o poi sarebbero tornati. erano i morti devastati ma la loro perfezione ridicolizzava la violenza dei vivi. “il popolo degli specchi ritornerà, romperà le cornici e uscirà dai confini in cui l’abbiamo relegato, e allora avrà la sua vendetta” aveva scritto borges, e c’era persino lui in mezzo alla folla, con il suo tweed e il bastone e il cappello, ma non era cieco, ci vedeva lungo un miglio. era morto, era uscito dagli specchi. era una vendetta, ma loro non l’avevano richiesta, non l’avevano voluta. erano risorti, ma non c’era alcuna salvezza nei loro occhi. erano eterni, eppure fragili. erano i morti, camminavano sommessamente per le vie del nostro piccolo pianeta e da allora, senza spargimenti di sangue, l’umanità ha smesso di parlare. era un corto-circuito, era una violazione del diritto universale, così insopportabile da lasciare ogni uomo, vivo o morto, senza parole.
ci siamo lasciati tutti morire senza speranza e senza paura, e l’apocalisse è arrivata senza far rumore.

Alla ricerca del titolo perduto (parte 2)

Dopo una scorribanda folle, divertente e disperata,
siamo arrivati a isolare TRE proposte TRE
per decidere quale sarà il titolo della mia nuova rubrica di fiosofia su YouTube!
Grazie a tutte le proposte, i suggerimenti, le provocazioni, le idee,
tutte sono state preziose per giungere a queste tre possibilità,
MA ANCORA NON È FINITA!
Ora, lascio a voi, alla mia community, la scelta democratica
su quale tra le tre possibilità
verrà eletta a vincitrice!
E, in occasione di questo, vi faccio pure vedere l’immagine di copertina
della rubrica, ecco!

Le tre proposte sono le seguenti:
Cogito Ergo Tube“, proposta da Vania (@_OpusPistorum) 
FiloSoFarSoGood“, proposta da Laura (@homosensuale) 
Etica Rickomachea“, proposta da Arianna (@AryDeRizzo)

C’è tempo fino a giovedì per votare la proposta
e quella che avrà più preferenze diventerà il TITOLO!
Avanti, bestie democratiche, VOTATE!

sondaggio

Alla ricerca del titolo perduto

Amici miei, il mio canale di YouTube, dopo tre mesi di attività, subisce una piccola svolta:
+ cultura, + filosofia, + creatività
con l’avvio di due nuove rubriche che spero vi piaceranno molto!
MA: ho bisogno del vostro aiuto.
Per la rubrica di filosofia non ho ancora trovato un titolo e vorrei che foste voi
a suggerirmelo: un gioco di parole, un’idea semplice, uno stimolo accattivante!
Andiamo alla ricerca del titolo perduto, tutti insieme?
Aspetto i vostri suggerimenti tra i commenti!

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