VideoScrittura, collaborazioni, YouTube

Lo so, ho latitato durante le ultime settimane, tutto preso dal FeFaFo e dalle sue meraviglie, ma soprattutto assorbito dai diversi progetti che porto avanti su YouTube, tra i quali ovviamente VideoScrittura Creativa.
Ma se ho trascurato il blog è solo perché YouTube mi sta aprendo un mondo nuovo: collaborazione, cooperazione, attenzione alla qualità dei contenuti, diffusione e fidelizzazione. Tutti concetti che sul web latitano, in special modo per quanto riguarda il mondo social.
Quindi, io sarò sempre di più su YouTube e riproporrò i contenuti del mio canale anche sul mio blog perché credo che si tratti di una cosa giusta da fare e anche perché potreste pure trarne qualche contenuto importante per voi, come per esempio in questo ottavo episodio di VideoScrittura Creativa, feat. quel geniaccio di Giorgio Taverniti! Gustatevelo!

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FeFaFo: l’ultimo Festival della Fantascienza di Foligno! 6/7/8 febbraio 2015!

manifesto FeFaFOIl prossimo weekend mi troverete a Foligno in qualità di autore e fantacuratore del FeFaFo, ovvero: l’ultimo Festival della Fantascienza di Foligno. Ci saranno tante sorprese e tante occasioni per divertirci, nonché l’eminente presenza di Daniele Barbieri, amico, alieno e padrino del FeFaFo.
Di seguito riporto l’articolo da me scritto a riguardo e pubblicato dagli amici della rivista ChiaroScuro, di Foligno!
Vi aspetto in tantissimi!

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#Fucina1984 – Primo Live: 29 gennaio 2015

volantinoLive#Fucina1984 è il primo esperimento di Teatro Generativo a Vicenza e si pone come obiettivo la produzione del primo spettacolo interamente costruito dal pubblico, tratto dal capolavoro di George Orwell, “1984”. 

Dopo l’avventura dei laboratori di scrittura drammaturgica collettiva, nei quali il pubblico ha prodotto in 5 incontri la prima sceneggiatura teatrale interamente costruita collettivamente, #Fucina1984 torna per mettere in scena quella stessa sceneggiatura.

Quattro attori sul palcoscenico (Elena Casarotto, Loris Fuschillo, Elia Giovanni Michelazzo ed Elisa Borri) e un pubblico che farà da Regista Collettivo costituiscono il cuore del progetto #Fucina1984. Il progetto, aperto a tutti, permetterà allo spettatore passivo di trasformarsi in parte attiva della Regia Collettiva, mettendosi in gioco e indicando agli attori le azioni da compiere sul palcoscenico. Attraverso un sistema democratico di votazione, gli attori seguiranno le indicazioni del Regista Collettivo e metteranno in scena così lo spettacolo.

Una parte fondamentale del progetto è costituita dall’interazione con il mondo della rete: i Live di costruzione dello spettacolo saranno infatti trasmessi in diretta streaming su YouTube e sul sito di Fermento (www.fermentoforum.it/tv) e le persone collegate in diretta faranno parte del Regista Collettivo, potendo interagire direttamente con gli attori attraverso Twitter con l’uso degli hashtag #Fucina1984 e #Live1984.

La costruzione dello spettacolo avverrà ogni 2 giovedì, a partire dal 29 gennaio alle ore 20.45, e seguirà la drammaturgia costruita collettivamente. Ogni incontro, della durata di circa due ore, sarà aperto a chiunque, senza bisogno di iscrizioni o numero chiuso, così da permettere al Regista Collettivo/pubblico di essere sempre mutevole e dinamico.

I Live si terranno sempre presso il C.S. Bocciodromo di Vicenza, in via Alessandro Rossi 198. 

#Fucina1984 è un progetto ideato e diretto dall’Associazione Fermento.

www.fermentoforum.it

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Être de gauche: considerazioni su Tsipras

Sono un uomo di sinistra e non gioisco per il risultato elettorale in Grecia. 
Chiariamo però subito una cosa: Syriza mi piace, Tsipras mi convince, il mio malcontento non dipende assolutamente dall’entità politica che esce vittoriosa dalle elezioni politiche in Grecia. Il mio malcontento non nasce nemmeno dalla retorica di chi in Italia continua a ripetere che “qui non avremo mai un Tsipras” perché siamo pecoroni, perché non ce lo meritiamo o chissà per quale altro motivo.
Sono un uomo di sinistra e non gioisco perché la scelta in Grecia non è una scelta di sinistra.

Partiamo subito quindi da una disamina: che cosa significa “essere di sinistra”? 
Gilles Deleuze, nel suo meraviglioso Abécédaire, diceva che “essere di sinistra (être de gauche) significa essere minoritari”. Questa formula viene ulteriormente specificata dal filosofo francese: “Essere minoritari significa invertire la tendenza che proietta all’orizzonte la nostra individualità e portare invece l’orizzonte nella nostra individualità. Être de gauche significa partire dall’orizzonte, non da se stessi”. Ciò significa moltissime cose, e qui cerco di elencarne alcune: avere a cuore non l’interesse privato ma quello collettivo; “mettersi nei panni” del più debole; scommettere sui rapporti umani, non sui contratti; infine, come diceva un altro grande filosofo, cioè Günther Anders: “Considerare le generazioni future come fossero i miei vicini di casa”.

Essere minoritari perciò vuol dire spogliarci dell’individualità e diventare comunità. 
E come? Con un atto di fiducia nelle relazioni, nel collettivo, in ciò che ci accomuna, non in ciò che ci divide, non nei privilegi, non nei confini. Significa proiettare l’orizzonte dentro la nostra piccola dimensione individuale, significa allargarci, in ogni senso in cui possiamo farlo. Vuol dire metterci in ascolto, metterci al servizio e donarci, non venderci, non sopraffare, non rinchiuderci.

Perciò, io sono un uomo di sinistra (de gauche) scontento del risultato elettorale greco. 
Non per il risultato in sé! Sono scontento per le motivazioni che hanno portato a quel risultato e che, dal mio punto di vista, minano in partenza la possibilità di successo di un uomo genuinamente di sinistra come Tsipras. Spiegherò brevemente questo mio pessimismo e proverò a essere chiaro e conciso. Tutto ciò che ho detto sopra non può nascere come “risposta” a uno stato di cose esistente. Tutto ciò che ho esposto e citato non può né deve essere una “reazione” a una minaccia o a un bisogno. La sinistra è il contrario della reazione: la sinistra è azione e attività, è potenzialità e possibilità, di fare, pensare e dire. E la scelta greca è invece la “reazione” a qualche cosa che è avvenuto, a un ambiente, a una causa scatenante.

Se davvero il valore della sinistra è la libertà, beh, in Grecia non si è scelto liberamente. 
Per scelta libera intendo la possibilità di pensare un’alternativa slegata dall’ambiente circostante, dalle sue aberrazioni, dalle ingiustizie. Per scelta libera intendo la capacità di immaginare un modo completamente nuovo (“minoritario”) di intendere noi stessi, nel mondo e per il mondo. Intendo il cambiamento di un modo di pensare, non di un modo di fare commercio. Intendo una società che non si basi più sul “contrattualismo” (= sfiducia, protezione, confine), ma una società basata sulla relazione e sulla creatività libera, sulla possibilità di esprimere se stessi nel modo più libero e comunitario. Essere di sinistra non significa proteggere privilegi, significa eliminare i privilegi. Non significa ritornare a quando stavamo bene, significa cambiare totalmente la definizione di “stare bene” e cercare un nuovo modo per stare bene. Essere di sinistra significa non avere paura di perdere qualcosa perché so che, procedendo in avanti, perderò sicuramente qualcosa ma il guadagno sarà molto più grande.

La Grecia ha scelto Tsipras per paura. 
Stiamo parlando di una cultura familiarista, ortodossa, tradizionalista e conservatrice che ha sempre cercato questi valori e che oggi, a causa della perdita di alcuni privilegi, ha scelto di cambiare strada. Come il guidatore ubriaco che, per non incappare nuovamente nel vigile, prende un sentiero di montagna: non per amore del sentiero, ma per paura di una multa. E nel sentiero, ovviamente, si perde e si schianta. La Grecia non ha scelto Tsipras per una scelta “de gauche”, ma l’ha scelto per conservare e ritrovare privilegi perduti. L’elettore greco oggi si aspetta di trovarsi 200€ in più nelle tasche, non di veder mutare radicalmente il suo modo di stare in società. È la paura di perdere qualcosa di più che lo spinge a fare una scelta, non il desiderio di trasformare il mondo che lo circonda e, insieme a esso, anche se stesso! La scelta greca è un atto re-attivo, perché è una semplice risposta organica a una minaccia virale chiamata “neoliberismo” (fino alla crisi tranquillamente avallato da una società che ha navigato nella possibilità dell’indebitamento perpetuo, ndr).

La sinistra salverà il mondo solo se il mondo la sceglierà liberamente. 
Solo di fronte alla libera scelta di un mondo completamente e radicalmente diverso potremo salvarci dal baratro che ci attende. La scelta “reattiva” della Grecia porterà immediatamente a un paradosso: se Tsipras farà tutto ciò che ha promesso, il cittadino greco si opporrà perché non saprà accettare la trasformazione radicale della sua società individualista, monetaria e commerciale in una società solidale, sostenibile e umana, nella quale a un vantaggio corrisponderà inevitabilmente la perdita di qualche privilegio (culturale, religioso o burocratico); se invece Tsipras non farà tutto ciò che ha promesso, il cittadino greco lo esautorerà e darà il potere ancora più in fretta ad Alba Dorata (perché “ogni fascismo nasce da una rivoluzione fallita”, e sono convinto che Tsipras abbia in testa qualcosa di simile a una rivoluzione dai piedi d’argilla).

Essere di sinistra significa essere pronti a lasciarsi qualche cosa alle spalle. 
Per esempio: valori religiosi, privilegi economici, egocentrismi, individualismi. Guardiamoci noi, in Italia, saremmo pronti a fare questo? No, perché viviamo anche noi in una società familiarista e tradizionalista, e ciò che ci ha spinto a votare Renzi (“sinistra”?) sono stati gli 80€ in più nelle tasche. Nient’altro. E fino a che non sapremo compiere una libera scelta da popoli autodeterminati, allora cadremo nei micro e macro-fascismi di questo secolo, sempre pronti a sciacallare la carcassa di un progetto di sinistra fallito.
E la Grecia, purtroppo, si appresta a cadere in un macro-fascismo.
Ma non per colpa della Troika, virus maledetto del nostro tempo. Per colpa della propria refrattarietà a cambiare radicalmente la propria identità.

In conclusione. 
Così come la civiltà “è la capacità di rompere il circolo vizioso della vendetta”, sono convinto che la sinistra sia “la capacità di rompere il circolo vizioso del meccanismo azione-reazione”, di creare nuovi paradigmi sociali che non siano una “reazione” a ciò che esiste, ma che siano la libera scelta e la libera immaginazione di una comunità fatta di cervelli. Essere di sinistra significa avere l’ambizione di cambiare il mondo e noi stessi insieme al mondo, significa voler “divenire” qualcosa di completamente diverso, scegliendo liberamente e non per la paura di perdere qualcosa. Essere di sinistra porta con sé un ottimismo sfrenato, quasi utopico, ma che dobbiamo fare nostro nuovamente.
Senza questo, che sia la Grecia, l’Italia, la Germania o il pianeta Terra, non potremo mai uscire dall’impasse di civiltà che la nostra specie sta affrontando.

Spero che Tsipras e la Grecia sappiano smentirmi clamorosamente. 

PS: e smettetela di usare Tsipras come una marionetta dei finiti valori di sinistra, già il fatto di averlo iconizzato significa non aver capito alcunché di cosa significa “sinistra”.