Apologia di Bill Hicks

Filosofia, Recensioni
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Tutti i testi dei grandi show di Bill Hicks, curati da John Lahr.

Sto leggendo un libro in una Waffle House. La cameriera mi si avvicina: “Ehi, perché leggi?” Non è la domanda più strana di sempre? Non cosa leggo ma perché leggo? Merda, mi hai confuso. Perché leggo? Uhm… Beh, non so, credo di leggere per varie ragioni e la principale è che così non finirò per essere una fottuta cameriera in una Waffle House!

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  • Molti cristiani portano croci attorno al collo. Pensate che quando Gesù tornerà, vorrà vedere una fottuta croce? È come andare da Jackie Onassis con su un ciondolo a fucile.
    Bill Hicks, Relentless

“It’s just a ride”
Ogni epoca ha il suo Socrate: caustico, dubitante, polemico, inattuale. Guai a chi si figura Socrate come un vecchio avvizzito e ricurvo su un bastone, egli sarebbe stato a proprio agio su un palcoscenico di una Stand Up Comedy americana di anni ‘90 a lanciare improperi contro Bush e la musica pop. Socrate avrebbe avuto i capelli lunghi fino alla spalla, un paio di tea-shades a richiamare una genealogia che parte da John Lennon fino a toccare Ozzy Osbourne, una sigaretta in mano “and the -f- word” sempre in bocca.

InseparaLibri: Kerouac + Pynchon

Recensioni

“On the road” e “Vizio di forma” protagonisti del 4° episodio di InseparaLibri
la prima rubrica che mette insieme MILLE libri per raccontare UNA storia sola.
Un viaggio nella cultura americana, nelle profonde radici della cultura del ’68,
dai primordi raccontati da Kerouac alla decadenza narrata da Pynchon.
Guardate, commentate, iscrivetevi e condividete! 

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Di caos, piogge e ombrelli

Narrativa

Gli uomini fabbricano un ombrello che li ripari, e sulla sua parte interna disegnano un firmamento e scrivono le loro convenzioni, le loro opinioni; ma il poeta, l’artista pratica un taglio nell’ombrello, lacera anche il firmamento, per far passare un po’ di caos libero e ventoso e inquadrare in una luce brusca una visione che appare attraverso la crepa. La primula di Wordsworth o la mela di Cézanne. La sagoma di Macbeth o quella di Achab. Allora sopraggiunge la folla degli imitatori che rammendano l’ombrello con una toppa che somiglia vagamente alla visione, e la folla dei glossatori che riempiono la crepa di opinioni: comunicazione. Ci vorranno sempre nuovi artisti per fare altre crepe, operare le distruzioni necessarie, forse sempre più grandi, e restituire così ai loro predecessori l’incomunicabile novità che non si riusciva più a vedere. 
Ciò significa che l’artista non combatte tanto il caos (che egli in qualche modo auspica fervidamente) quanto i luoghi comuni dell’opinione. 

David Herbert Lawrence

lawrence