Libro del Mese di Luglio

La biblioteca condivisa dei miei Mecenati cresce sempre di più, ma dopo molti moderni e contemporanei, è giunto il momento di spostarci nell’antichità!

Per il mese di luglio ho infatti deciso di proporre come Libro del Mese un trittico platonico: “Apologia di Socrate”, “Simposio” e “Fedone”! La morte, l’amore e l’anima sono i protagonisti di questa trilogia concettuale così fondamentale per comprendere a fondo il nostro modo di pensare e di vivere le criticità della vita. Probabilmente i tre dialoghi più famosi, ma anche più complessi e di difficile interpretazione, proprio per la quotidianità e l’intimità di ciò che in essi viene espresso!

Ovviamente, come sempre il libro verrà da me acquistato e spedito a casa, corredato da scheda di lettura che faciliti la comprensione delle opere. Se non volete perdervi questa occasione, aderite al mio Programma Patreon al livello 6 non oltre il 1 luglio! Avrete accesso a corsi online gratuiti, hangout collettivi mensili, contenuti esclusivi e racconti inediti! 😀

Vi aspetto su Patreon!

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Libro del Mese: giugno 2017

Qual è il valore filosofico e biologico dell’amore? Arthur Schopenhauer non ha alcun dubbio: un utile inganno! Nello stupendo saggio “Metafisica dell’amore sessuale“, Schopenhauer anticipa di un secolo alcuni dei dibattiti più importanti sul tema dell’amore, inteso in senso filosofico e biologico, individuando le caratteristiche che questa potente idea fornisce alla biologia per spingerci a perpetrare la specie.

“Metafisica dell’amore sessuale” è il testo prescelto come Libro del Mese di giugno 2017! I miei Mecenati riceveranno il testo direttamente a casa, corredato da una scheda di lettura che faciliti la comprensione dell’opera! Siamo già arrivati al sesto libro del mese e la biblioteca comune comincia a farsi cospicua! 🙂

Se non volete perdervi quest’opera, aderite al mio programma Patreon entro il 31 maggio dal livello 7! Sulla pagina ufficiale del programma troverete tutte le informazioni su come aderire e gli altri Servigi messi a disposizione per tutti coloro che desidereranno sostenere il mio progetto di divulgazione filosofica e culturale (che male non fa)!

citazioneSchop

“Il ladro di orchidee” – Recensione

locandinapg1Tu sei ciò che ami, non ciò che ama te.
Questa è una frase da mettere in bocca a un personaggio che esiste dentro un film in cui non esiste il film e non esistono personaggi. È la frase che descrive il processo creativo che corrisponde all’esistenza stessa della creazione, a un work in progress che, per il semplice fatto di essere “in progress”, è un “work”.
No, ragazzi, Rick non è impazzito, semplicemente ha visto “Il ladro di orchidee” e vuole parlarvene.
Come al solito, non starò a dilungarmi sulla trama, anche se qui risulta più facile perché una trama vera e propria non c’è. Esiste solo l’immaginazione dell’autore dentro l’immaginazione degli autori dentro l’immaginazione di una scrittrice. Si tratta di un film-matrioska in cui Donald e Charlie (Nicholas Cage e Nicholas Cage), alle prese con due sceneggiature completamente diverse, finiscono per confondere i piani narrativi, i piani esistenziali e i piani emotivi, in un climax di nonsense creativo che culmina nella frase: “Tu sei ciò che ami, non ciò che ama te”.
Sembra quasi che l’autore (del film, stavolta) Spike Jonze stia parlando a se stesso: “Tu sei ciò che crei, non ciò che crea te”, come se l’opera creativa non fosse qualche cosa che deve rispondere al gusto di un pubblico, esattamente come nel dibattito narrativo tra Charlie e Donald, il primo tutto rivolto all’introspezione della sceneggiatura che vuole autenticità, il secondo tutto rivolto al gusto del pubblico bestiale che vuole emozione, carne, sangue; come se il film avesse un’esistenza indipendente dallo sguardo dello spettatore, come se fosse un mondo a sé, completamente separato dal piano di realtà nel quale noi lo stiamo guardando.
“Il ladro di orchidee” tradisce il concetto stesso di film, inteso come opera conclusa, pubblicata e godibile, perché cessa di esistere nel momento in cui cessa di essere prodotto. Si tratta di un flusso narrativo ininterrotto (e forse ininterrompibile) che ha a che fare esclusivamente con il suo processo creativo, non con la sua visione. Questo risulta nel fatto che lo spettatore si sente “di troppo”, come se il regista fosse stato colto in un momento di intimità masturbatoria, proprio come quando Susan Orlean viene sorpresa a drogarsi con il suo improbabile amante John Laroche. Lo spettatore diventa guardone, spia di un gioco che non è il suo, un gioco che è tale solo perché i due sceneggiatori Charlie Kaufman e Donald Kaufman sono autori e personaggi, carnefici e vittime, storia e non storia del loro finto film.
Non è un caso che il regista, Spike Jonze, sia lo stesso che ha giocato con il nostro cervello dentro il cervello di John Malkovich (“Essere John Malkovich”, del quale c’è un delizioso easter-egg durante “Il ladro di orchidee”). Qui Jonze gioca con i nostri occhi, il nostro sguardo, sorpreso a scrutare un universo paradossale e privato nel quale l’orchidea fantasma gioca il ruolo di desiderio inappagato (dello spettatore).
Insomma, non si può recensire un film che non è un film, giusto? Non si può criticare un’opera che è tale solo mentre viene prodotta, vero? Quindi, queste mie parole che senso hanno?
Tu sei ciò che ami, non ciò che ama te.
Questo è tutto il senso che volevo trasmettere. L’espressione esiste a prescindere da chi la riceve, libera l’oratore senza che esista necessariamente l’ascoltatore. L’espressione definisce chi parla, al di là del fatto che il messaggio venga recepito, rompendo quello straordinario e potente luogo comune secondo cui “la comunicazione è responsabilità di chi parla”, come se comunicare fosse esclusivo appannaggio della trasmissione di un messaggio. E invece no, parlare, esprimersi e creare sono azioni che hanno a che fare con ciò che viene espresso, creato, detto, al di là di ciò che viene visto, ascoltato, recepito.
Ciò di cui parli ti definisce, ciò che crei ti libera, ciò che ami ti rinforza.
E pazienza se avremo tanti spettatori guardoni a ficcare il naso nella nostra vicenda, noi saremo là ad amare incondizionatamente ciò che stiamo creando e che al tempo stesso ci sta creando.
Come se fossimo noi stessi parte di un processo creativo che ha a che fare esclusivamente con la propria autoreferenziale, bellissima e masturbatoria creatività.
Insomma, guardate (ma non guardate) “Il ladro di orchidee”.