Ricomporre l’infranto – LIVE su Bergson

Ieri sera, domenica 19 luglio, si è tenuta sul mio canale la LIVE dedicata a Henri-Louis Bergson. Con questo articolo voglio inaugurare i “replay” testuali delle LIVE monografiche del mio canale YouTube, in modo da agevolare chi vorrà recuperare gli argomenti trattati anche senza guardare l’intero video.
Gli argomenti saranno esposti in maniera semplificata rispetto al discorso fatto in LIVE, se volete approfondirli cliccate QUI per andare al video.  Continua a leggere “Ricomporre l’infranto – LIVE su Bergson”

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Fughe corporee

Mi fai venir voglia di percorrerti.
Schermata 2015-07-19 alle 13.44.05Tutto questo solo perché sei un corpo perfettamente piatto, liscio, bidimensionale e scivoloso su cui le energie si aggrappano disperate e speranzose, sulla pelle che si perde oltre l’orizzonte e mi perde dietro i confini. Percorrerti solo perché si può, con nessun’altra velleità che non sia quella della creazione: d’altri corpi, di sensi, di mondi. Solo perché si può, perché ti offri allo sguardo e al tocco, e io mi sento come un guardingo ladro di universi: deformi, rispecchiati, inutili e immensi. Mi sento in fuga, il pensiero scambia i propri convenevoli con l’ombra sotto la tua ascella, dietro le scapole, senza lasciar posto a niente di profondo. In fuga sul corpo oltre il corpo, e io mi disfo e mi rifaccio come se fossi l’elettricità che ti rizza i peli, che solleva l’epitelio molecola dopo molecola, mangiando la polvere della strada che mi lascio alle spalle. Ti ricoprirò mentre ti pieghi, mi scardinerò mentre ti alzi, ma non si tratta di promesse, si tratta di possibilità. Incontrarti come s’incontra un cataclisma, un terremoto, un meteorite che si schianta sulla pelle del pianeta. Incontrarti, da corpo a corpo per un corpo a corpo che dà vita ad altri corpi, altre serie, nuove possibilità, percorsi e sentieri per uscire una volta per tutte da ogni non-qui impossibile: in fuga dalla polizia, dal grande fratello, dagli sguardi, rotolandoti addosso come una goccia d’acqua sulla zanzara che muore dopo aver succhiato il sangue di qualche mammifero distratto, all’ombra di una delle tue tante cellule.

Drive (film, N.W. Refn) – recensione filosofica

Il pensiero e il movimento.
goslingRefn pare racimolare il coraggio perduto dei grandi cineasti del secolo scorso per rimettere in movimento l’immagine. “Drive”, pellicola targata 2011, mette in scena la totale simultaneità del pensiero e del movimento, attraverso un sapiente lavoro di regia che non lascia nulla al caso. Continua a leggere “Drive (film, N.W. Refn) – recensione filosofica”

La misura della paura

fear-of-the-dark-2come si misura la paura di un uomo?
si misura con i pollici di buio che lo separano dalla porta invisibile, il fiato che s’addensa, le poche speranze che svaniscono come le urla di qualcuno che precipita nel vuoto. si misura in tremiti quadrati, brividi cubici, al tocco di un polpastrello sulla schiena fredda del torturato, la lama che accarezza l’epidermide, le setole di un ciglio che perdono l’ennesima goccia di sudore. la paura di un uomo si misura senza metro né bilancia, non ha peso né lunghezza, non conosce unità perché manda in frantumi, né convenzione perché è arma non convenzionale. come si misura la paura di un uomo che si accorge di trovarsi in un sentiero senza fine? un sentiero di cui non ricorda l’inizio né vede il termine? come si misurano l’ignoto, il timore, l’incertezza finale del suo passo prima del baratro? si misura in dilatazione d’occhi, in accelerazione di battiti, in accorciamento del respiro? si misura in sangue che scorre più veloce oppure in condensa del sebo sulla pelle? la paura si misura in paranoico voltarsi indietro, in conseguente brancolare nella notte, come in un bosco privo di sentieri, come in città priva di anime. la paura attende e non si fa vedere, parla una matematica strana, ridicolizza i centimetri e le tonnellate, rende leggera la gravità aggravando ciò che non ha corpo. la paura sovverte la fisica e si misura in paradosso, ma non si può quantificare con la velocità di fuga della preda dall’aguzzino, ma nemmeno dai millimetri d’affondo del coltello tra le scapole. non si misura in volt dopo la scarica elettrica dentro i testicoli, né con i decibel crollati a zero prima del morso alla gola. la paura non ha misura, non conosce sensi, non ha forma né quantità. la paura di un uomo si misura solo se l’uomo non ne diviene il metro. perché la paura è un essere a sé.