Storia dell’Anima nell’Epoca Robotica

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terzaQuand’è che un corpo contiene un’anima?
In un racconto filosoficamente molto dibattuto, Terrel Miedaner racconta di una scienziata che, per provare l’impossibilità che una macchina possegga un’anima, si trova messa di fronte a un robot-insetto che strepita e si contorce, lanciando un “debole gemito lacrimoso che si alzava e si abbassava come il piagnucolio di un bambino”, nel momento in cui la sua esistenza viene messa a repentaglio. Il racconto si intitola “L’anima dell’animale” e ci pone di fronte a un quesito estremamente attuale: come si misura l’anima?

Per iniziare questa difficile trattazione, sarò costretto a citarvi un altro racconto piuttosto famoso, ovvero “Accendere un fuoco” di Jack London: “Ma la misteriosa scriminatura della pista che si spingeva così lontano, l’assenza di sole dal cielo, il freddo tremendo e la stranezza e l’estraneità di tutto quanto, non facevano alcuna impressione all’uomo. Non perché vi era abituato da tempo. Era arrivato di recente nel paese […] e questo era il suo primo inverno. Il suo problema è che era privo di immaginazione. Era svelto e attento alle cose della vita, ma solo alle cose e non al loro significato. Cinquanta gradi sotto zero significano ottanta e rotti gradi di gelo. Un simile evento lo colpiva in quanto freddo e fastidioso, e questo era tutto. Non lo induceva a riflettere sulla propria fragilità di creatura a sangue caldo, e sulla fragilità dell’uomo in generale, in grado di vivere solo entro ristretti margini di caldo e freddo; e proseguendo, non lo induceva a speculare sull’immortalità e sulla posizione dell’uomo nell’universo. Cinquanta gradi sotto zero equivalevano a una morsa di freddo che fa male e da cui ci si deve proteggere usando guantoni, copri-orecchie, mocassini caldi e calzettoni. Cinquanta gradi sotto zero per lui erano solo esattamente cinquanta gradi sotto zero. Che implicassero qualcosa di più di questo, era un pensiero che non gli era mai passato per la testa.”

Come potete aver intuito, i due brani, partendo da storie totalmente diverse, indicano però un medesimo traguardo: avere un’anima significa “sentire”, avere un sentimento, laddove con “sentimento” non intendo parlare della percezione delle cose, ovvero il freddo percepito dal protagonista del brano di London. Il sentimento, usando il termine con l’accezione che ne dà Spinoza, rappresenta il momento in cui la percezione viene fatta propria dal corpo e dalla mente, il momento insomma in cui alla percezione si dà un ordine, un significato. Continua a leggere “Storia dell’Anima nell’Epoca Robotica”

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Filosofia della Mente: tra cervelli, tramonti e pipistrelli

primaQuesto testo è estrapolato dal primo episodio di FiloSoFarSoGood, la mia nuova rubrica podcast che esce ogni domenica alle 12! Iscriviti al mio Spreaker per non perderti i prossimi episodi! 

Perché si fa “filosofia della mente”?
In effetti, a ben pensarci, la mente umana è dominio di neurobiologi, scienziati cognitivi, genetisti e psicologi. Lo studio delle funzioni cerebrali, dei meccanismi con cui pensiamo e formiamo stati di coscienza, il modo con il quale la nostra mente si rapporta al mondo e a se stessa, tutti questi sono problemi che vengono proficuamente affrontati da non filosofi. E in effetti, molti mi hanno scritto in passato chiedendomi: “Ma la filosofia che cosa può dare allo studio della mente, oggi?”

In passato questa domanda non si poneva perché le scienze cognitive e gli strumenti per scandagliare la mente in modo “fisico” non c’erano. Perciò, i filosofi parlavano della coscienza e della mente perché c’era… poca concorrenza. Questo però ha portato più a speculazioni che ad evidenze, poiché quando si segue la mera logica senza prendere in considerazione i dati empirici, proprio come dice Kant, il pensiero diventa una forma priva di contenuto. Ma oggi spesso si fa l’errore contrario, ovvero ci si rifà al dato empirico, al fatto oggettivo, fisico, corporeo, per esempio al funzionamento delle sinapsi cerebrali, senza chiamare in causa una forma di pensiero che possa dare ragione a quei fatti. E quando questo accade, e lo dice sempre Kant nella Critica della Ragion Pura, non si può avere comprensione ma solo descrizione.

Prendiamo ad esempio il problema della percezione del mondo: come la mente si forma una percezione di ciò che le è esterno? Questo è uno dei problemi più presenti nel dibattito contemporaneo su come la mente e la coscienza funzionino. Continua a leggere “Filosofia della Mente: tra cervelli, tramonti e pipistrelli”

Ricomporre l’infranto – LIVE su Bergson

Ieri sera, domenica 19 luglio, si è tenuta sul mio canale la LIVE dedicata a Henri-Louis Bergson. Con questo articolo voglio inaugurare i “replay” testuali delle LIVE monografiche del mio canale YouTube, in modo da agevolare chi vorrà recuperare gli argomenti trattati anche senza guardare l’intero video.
Gli argomenti saranno esposti in maniera semplificata rispetto al discorso fatto in LIVE, se volete approfondirli cliccate QUI per andare al video.  Continua a leggere “Ricomporre l’infranto – LIVE su Bergson”