D.I.O. – Do It Ourselves

“Prego Dio che mi liberi da dio”
Meister Eckhart

Che rapporto esiste tra le scienze evoluzionistiche e Dio? E come si è svolto il turbolento rapporto tra la religione e la ragione? Quali sono i punti di collegamento tra la fede e il sapere empirico? E perché molti filosofi razionalisti erano anche uomini di fede?

D.I.O. è il mio nuovo seminario, in collaborazione con Luca Sadhaka, in cui cercheremo di ripercorrere i sentieri che incrociano la ragione filosofica e scientifica con la fede e la religione. Metteremo in discussione la fede dei credenti e la mancanza di fede degli atei. Cercheremo di approdare a un’analisi che non sia pregiudizievole, e lo faremo con gli strumenti che le nostre competenze ci forniscono: tra filosofia della scienza e spiritualità, tra pensiero religioso e razionalismo, D.I.O. cercherà di dare ai partecipanti gli strumenti per comprendere più a fondo le motivazioni che ci spingono a credere o non credere, ad avere fede o fiducia, insomma: Do It Ourselves, facciamocelo da noi, ‘sto dio!

Il seminario si svolgerà nello splendido contesto dell’ex-monastero di San Salvaro, a Urbana (PD), e il programma di massima (che verrà fornito su richiesta) prevede laboratori e seminari, ma anche molti momenti ricreativi e divertenti che ci permetteranno di trascorrere 48 ore in amicizia e convivialità. Mangeremo e dormiremo in compagnia, giocheremo e impareremo giocando, stringeremo amicizie e ci metteremo in discussione, come sempre avviene ai miei seminari!

Il costo di partecipazione, che comprende anche il vitto e l’alloggio dal venerdì sera alla domenica pomeriggio, è di 170 euro complessivi. I posti a disposizione sono solo 20 e alcuni sono già stati prenotati, quindi se la cosa vi interessa non perdete tempo e scrivete una mail: accademiaorwell@gmail.com 

Sarà una splendida esperienza!

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Beati gli ultimi

Lampedusa_Sbarco--400x300Beati gli ultimi perché saranno i primi?
E noi facciamo rimpiangere loro d’essere ultimi, sotterriamoli con tutta la forza che questa vita da primi ci concede, con tutta la furia, tutta la violenza, tutta la tecnologia che possediamo fino a che non ci verrà tolta dalla morte. Saranno i primi? Bene, e noi stupriamone le donne mentre urlano l’impotenza in lingue sconosciute, slabbriamone i corpi fino ad attraversarne l’anima da parte a parte, in cerca del motivo per il quale noi marciremo all’inferno. Saranno i primi? Ottimo, ma nel frattempo bruciamo i loro corpi e portiamo la guerra sopra le loro case, noi che finché siamo i primi possiamo trascorrere le serate davanti alla televisione a commuoverci falsamente di fronte all’ennesimo massacro, noi che possiamo twittare la nostra umanità con un aforisma ben studiato, noi che abbiamo imparato la compassione sui libri che narrano la disumanità. Saranno i primi? Allora cancelliamo le loro nazioni, sbarazziamoci dei loro paesi, erodiamo le loro montagne, falciamo le loro teste, annulliamo le loro speranze. Saranno i primi? Allora bombardiamoli con le nostre testate di rancore, ché ci risulta insopportabile pensare che gli dei non preferiscano i nostri volti ben truccati e sbarbati, i nostri vestiti alla moda, le nostre mani delicate, ci risulta inaccettabile che gli dei preferiscano quelle pance deformate, quei volti brutti e sdentati, quei corpi deformi e ridicoli. Gli ultimi saranno i primi? E noi affrettiamoci a farli affondare a colpi di cannone e demagogia, per far loro rimpiangere di essere i prediletti della giustizia, dea bendata e puttana dell’umanità; sbrighiamoci a farli marcire dentro celle anguste, torturati per colpe che sono tutte nostre; siamo lesti nello spellarli vivi sotto il sole cocente. Saranno i primi? Ma adesso i primi siamo noi, e mentre possiamo far di loro ciò che più odiamo sbraniamoli, deridiamoli, uccidiamoli, schiacciamoli, divoriamoli, massacriamoli, facciamo loro rimpiangere questa vita dal momento che loro ci faranno rimpiangere quella successiva. Ma non perdiamo occasione: condanniamoli al rogo delle carni, zittiamone la protesta silenziosa e impariamo a urlare sempre più forte, a sbraitare le nostre inadeguatezze, a vomitare sulle loro teste pelate e sanguinanti ognuna delle nostre incertezze. Saranno i primi? E chi se ne importa allora se adesso da ultimi verranno sventrati e sbudellati, umiliati e dissacrati? Chi se ne importa se durante questo effimero passaggio nel mondo essi saranno cancellati dal nostro odio per la nostra condizione di primi? Chi ha deciso, dio mio, chi mai ha deciso che io dovessi starmene fra i primi con queste armi, queste tecnologie, questa cattiveria senza nome, chi mai ha deciso per me questo destino di dover stuprare a distanza, tele-uccidere, massacrare virtualmente interi popoli, culture, famiglie e tribù? Chi se ne importa se durante questa vita avrò sazio il ventre e vuoto l’animo se poi durante la vita successiva sarò ultimo degli ultimi, mentre gli ultimi di adesso mi guarderanno dall’alto in basso, disprezzandomi? Chi se ne importa di tutto, dal momento che il tutto è assurdo e inaccettabile?
Saranno i primi? Bene, noi sbarazziamocene finché ancora siamo in tempo per condannarci.