24.01.18: Teoria della Classe Disagiata

Filosofia, Riflessioni Politiche, YouTube

Mercoledì 24 gennaio alle ore 21.00, Raffaele Alberto Ventura, autore del discusso testo “Teoria della Classe Disagiata“, sarà ospite sul mio canale Youtube per un dibattito intorno alle tematiche sollevate dal suo libro.

Una live importante per tutti coloro che hanno intrapreso o pensano di intraprendere un percorso di studi o lavorativo incentrato sul terziario avanzato, come per esempio nel settore della cultura. Ma anche un’occasione di confronto tra due visioni del mondo piuttosto distanti come la mia e quella di Ventura. Indubbiamente, un’occasione di crescita che vi suggerisco di non perdere.

Libro del Mese di agosto

libro del mese, patreon
Uno dei progetti filosofici più interessanti del Novecento fu la “Storia del Sentimento” di Günther Anders. Purtroppo, quel progetto non vide mai la luce perché l’autore si impegnò politicamente per trent’anni sulle tematiche del disarmo atomico, della non-violenza, del diritto internazionale.
Nonostante questo, Anders ci ha lasciato molte tracce sparse di quella ricerca affascinante, che partiva dal presupposto secondo cui “un uomo del Cinquecento amava in modo differente rispetto a un uomo dell’Ottocento; e così l’odio e l’ammirazione, la paura e la meraviglia, tutti i sentimenti hanno vissuto un percorso di mutamento che li ha trasformati. Nessuna epoca ha avuto lo stesso odio.”
“L’odio è antiquato” è una di quelle tracce, un testo fulmineo e profondo, che resta dentro come una cicatrice e che mette in discussione il nostro rapporto con questo sentimento così socialmente significativo. E lo sappiamo bene: oggi si odia in modo diverso da come si odiava ieri. 
Il Libro del Mese è un’iniziativa legata al mio Programma Patreon, il modo con cui una comunità di più di ottanta persone sostiene economicamente il mio progetto di divulgazione filosofica sul web. In cambio del sostegno economico, i miei Mecenati ricevono servigi commisurati al loro contributo: racconti mensili inediti e partecipazione a videoconferenze mensili, libri e magliette, iscrizione a forum privati di discussione e tante altre cose!
I Mecenati di livello 6 o superiore riceveranno il testo, da me acquistato e corredato da una scheda di lettura che faciliti la comprensione, direttamente a casa! 
Se volete saperne di più su come aderire, andate sulla pagina ufficiale del mio Patreon!
QUI trovate anche l’elenco dei Libri del Mese da gennaio in poi!

Arrivati a questo punto…

Narrativa

A quale punto?
Non importa, prendete qualsiasi punto inaccettabile a cui siamo giunti: politicamente, socialmente, culturalmente, economicamente. Provate a immaginarvi uno di questi punti, quello che sentite più intimamente connesso alla vostra vita, quello che proprio non vi va giù, quello che vi ha fatto dire: “Arrivati a questo punto, tutto è perduto…”.
Fatto?
Ora prendetemi per mano e vi faccio fare un giro…

Se siamo arrivati a questo punto è perché

per molto tempo e per molte generazioni, quelli che avevano qualcosa di buono da dire hanno preferito non sporcarsi le mani, le parole, le idee, con la codarda consapevolezza che la politica l’avrebbe fatto al posto loro, e hanno lasciato il campo libero al minor male. E di minor male in minor male, siamo arrivati ai disastri odierni.

troppe volte abbiamo consegnato la nostra libertà di decidere in mano ad altri, in mano a quelli che decidevano non per le conseguenze di quelle decisioni, ma per racimolare qualche voto in più, spargendo consenso sul breve periodo, senza riflettere a cosa sarebbe accaduto due generazioni più tardi.

eravamo convinti che qualsiasi cosa avremmo fatto, le responsabilità sarebbero state insostenibili, e così abbiamo preferito che quelle responsabilità se le prendessero quelli che non si sarebbero minimamente curati delle responsabilità.

abbiamo preferito nutrire un’immagine ideale della politica, solo perché quelli con le buone idee, quelli buoni di cuore, quelli responsabili, non hanno saputo trovare il coraggio di calare quelle buone idee, quel buon cuore, nei compromessi della società che, essendo complessa e variopinta, non è mai a immagine e somiglianza di una sola buona idea (per fortuna!).

siamo stati pigri, privi della spinta necessaria a guardare oltre la nostra quotidianità: non abbiamo manifestato quando ce n’era il bisogno, non abbiamo appoggiato gli altri quando potevamo farlo, non abbiamo preso posizione se non quando avevamo le spalle ben coperte. Non abbiamo rinunciato quando potevamo, non abbiamo sacrificato quando dovevamo. Non abbiamo fatto niente di niente, giungendo a questo nulla di nulla.

abbiamo agito egoisticamente, tutti noi, e dobbiamo guardarci negli occhi e dircelo: non avevo voglia di suddividere la spazzatura per il riciclo? Non ho glissato su quattro, cinque, venti, cinquanta scontrini? Non ho “dimenticato” di dichiarare quel guadagno, quel compenso? Non ho detto la una falsità a domanda chiara, solo perché mi faceva comodo rappresentare l’eccezione alla regola?

preferivamo nasconderci dietro la citazione di poeti, musicisti, artisti, senza capire che (purtroppo) la politica non si fa a colpi di versi di poesie e canzoni. Senza ammettere che poesie, canzoni e romanzi servono alla nostra anima per ritrovare la strada dopo che il compromesso, la collettività e la società ci hanno fatto piombare nella loro complessità.

abbiamo aspettato il Messia che ci dicesse: “Io sono il migliore di tutti perché sono uno di voi!” e così dicendo ci ha fatti sentire migliori: non parte del problema ma della soluzione, non colpevoli silenziosi, ma potenziali eroi. E gli eroi, amici miei, non esistono poiché il mondo non ne ha avuto bisogno, mai.

“Il potere è la guerra, la guerra continuata con altri mezzi” diceva Foucault.
E se qualcuno si sente sufficientemente candido da non prendere parte a questo gioco, da non poter sporcare il proprio candore e le proprie idee con la concretezza della realtà, ne stia fuori del tutto: ma anche dal commentare, dall’avere un’opinione, dal criticare e dal decidere. Perché se c’è qualcosa di peggio di un malvagio che comanda, quello è un finto santo che mette bocca su ciò che non ha il coraggio di toccare.
Questo pezzo lo scrive un idealista convinto, un ottimista impenitente e irriverente, uno che non si è mai arreso al potere, non essendo tra quelli “così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni”.
Questo pezzo lo scrive un colpevole, un manchevole, un non-candido né tantomeno santo, consapevole che per ritornare indietro da quel “di minor male in minor male”, dobbiamo procedere per un “di minor bene in minor bene”.
Ma se questo mondo lo vogliamo cambiare, dobbiamo cominciare a prenderci le responsabilità delle nostre decisioni, e non pretendere di commentare e criticare senza mai aver preso una responsabilità in vita nostra.
Arrivati a questo punto, bisogna fare qualcosa, ognuno di noi in ognuna delle nostre piccole vite. E se saremo in numero sufficiente per farlo, allora quel punto, domani, potrebbe essere un altro.
E potremmo persino andarne orgogliosi.

Togliete la penna a Jonathan Franzen

Recensioni

Chi si è stancato degli scrittori che usano le storie con l’obiettivo di impartire lezioni alzi la mano. Ma come? Pensavo foste molti di più!
Eppure c’è stato un tempo in cui lo scrittore era l’ultimo degli arrivati: non un Maestro giunto dall’empireo, non un Illuminato venuto per trarci da questo magma, ma un semplice disadattato che aveva bisogno di riordinare le idee e il cui unico modo di farlo era la scrittura. Ne abbiamo avuti di poveracci che hanno dato alla luce capolavori, soprattutto negli Stati Uniti degli ultimi settant’anni: Carver, Faulkner, Burroughs, McCarthy! Ne abbiamo avute di persone normali che hanno scritto storie con la sola velleità di raccontare, perciò di imparare dai propri personaggi, di maturare vivendo gli eventi narrati, di crescere insieme alle storie che stavano scrivendo.
Quindi, sì, per favore, togliete la penna dalle mani di Jonathan Franzen.

Una filosofia da restituire

Filosofia

La gente dovrebbe scendere in piazza e spaccare tutto non perché le sia stato sottratto lo stipendio, la pensione, il denaro, ma perché è stata privata delle idee, del pensiero, della filosofia.