MARTEDÌ SBERLE: le troppe idee del mondo

Ti è mai capitato di venire assalito da un’idea folgorante, da un’illuminazione straordinaria e cocente, una di quelle idee che quando ti possiedono cambiano il modo che hai di guardare al mondo? A tutti noi è capitato di venir folgorati sulla via di Damasco, di percepire l’elettricità presente in quell’intuizione, una sensazione adrenalinica e irresistibile. E poi ce ne siamo dimenticati.
Un’idea infatti è nulla. Anzi, è meno di nulla, dal momento che sul “nulla” si è scritto, detto e fatto molto di più che su molte altre idee perdute nel dimenticatoio. Un’idea non ha peso e non ha valore alcuno, non importa quanto forte sia stata la folgorazione che essa ha prodotto sul tuo corpo. Ti dirò di più: ogni uomo, persino il più cretino, è attraversato ogni giorno da migliaia di idee. Della gran parte non sarà nemmeno lontanamente consapevole, altre gli causeranno un piccolo arricciamento al baffo destro, poche lo distoglieranno per un secondo dalla pulizia delle narici per mezzo dell’indice. Una percentuale minima di quelle idee, magari non le più brillanti, cattureranno la sua attenzione e metteranno in moto qualche pensiero lucido. Ma quell’uomo, in fin dei conti, statisticamente non se ne farà nulla di quelle idee.
La vita delle idee è dura. Veniamo ogni giorno pervasi da milioni di pensieri, considerazioni, convinzioni e strampalati calcoli, ma solo una infinitesima parte di questo marasma riesce a farsi largo tra la folla di idiozie che è la nostra mente. Un’idea, di tanto in tanto, riesce ad affiorare e richiama la tua attenzione. Le altre rimangono là sotto, strizzate e calpestate dalla folla di pensieri che in ogni istante mi attraversa senza importanza. Ma la cosa più crudele è che la maggior parte degli uomini si convince che tanto basta, che basta l’idea affiorata per aver fatto qualche cosa. Basta che quell’idea abbia sconfitto l’ottusità del marasma cerebrale per sentirsi un po’ meno morti della normalità. Così, ci accontentiamo della scarica di adrenalina che quell’idea ha prodotto in noi, come un eroinomane che vive il momento della folgore e poi si abbandona alla stasi esistenziale che ne consegue.
La lotta delle idee però non finisce lì, anche se ci piacerebbe. Essa continua al di fuori della mente, quando non è più compito di quella piccola povera idea il dover affiorare alla luce, ma è compito di quel disgraziato che l’ha pensata (o che da essa è stato pensato). Ma questo passo lo fanno pochi perché è faticoso. È faticoso doversi accorgere che non basta l’idea, non basta la sua forza, non basta la convinzione che essa ha introiettato in noi per farne qualcosa di buono. Il mondo è infatti sovrappopolato di uomini che hanno idee eccellenti, efficaci, straordinarie. Non basta avere o essere avuto da un’idea, bisogna anche avere il coraggio di metterla in gioco, di farne qualche cosa, di investire tempo ed energie in essa, di rischiare per far sì che dopo essere affiorata dal marasma mentale essa possa affiorare dal marasma umano. Il mondo è sovrappopolato di ottime idee, nonostante solo una piccola parte dell’umanità decida di fare davvero qualcosa delle proprie idee. E il marasma darwiniano che si è scatenato all’interno della tua testa quando l’idea è affiorata non è più complesso di quello che tu dovrai affrontare per far affiorare la tua idea nel mondo. Anzi, forse è addirittura peggiore.
Un uomo si sveglia e si accorge che un’idea splendida è giunta di fronte a lui. La parte difficile arriva proprio ora: egli dovrà mettere da parte la sensazione di essere una creatura straordinaria per merito di quell’idea (lui non è una creatura straordinaria perché avere idee è caratteristica di ogni essere umano) e dovrà trovare il coraggio di mettersi al lavoro. L’unica cosa che permetterà a quell’idea di non morire dopo quella lotta inesausta della mente è la fatica di scrivere un libro, fare un film, produrre un’opera teatrale, costruire una tecnologia, avviare una start-up, creare video, podcast, stendere un articolo o lanciarsi in un flash-mob, o qualsiasi altra attività che possa costruire la credibilità di quell’idea. Non importa quanto straordinaria sia la tua idea: senza quel lavoro essa non vale nulla.
Questo perché la sovrapproduzione di idee al mondo è molto più frenetica rispetto alla sovrapproduzione di qualsiasi altra cosa (individui, dildo, thriller di emuli di Dan Brown). E se pretendi di avere il diritto di poter dire la tua senza fare quella fatica, in questo mondo, ti sei svegliato dalla parte sbagliata della storia. Se ti lamenti che nessuno dà importanza alla tua idea, convinto che bastasse scrivere un articolo sul tuo blog (ci hai messo dodici minuti netti, ammettilo) o pubblicare un video orribile di trentasei minuti su Youtube (girato col cellulare senza averlo scritto con un sacco di “mmmh”, “eeeeh”), ti sei svegliato dalla parte sbagliata della storia.
Della tua idea non gliene frega un cazzo a nessuno, per fortuna.
Le idee, per funzionare, richiedono una montagna di lavoro.
Comincia adesso per affiorare dopodomani.
Forse allora potrai dire di aver avuto una bella idea.

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