Tutti i prossimi appuntamenti!

Filosofia, YouTube

Oltre al seminario DisAmor Fati, ecco tutti gli appuntamenti del prossimo mese!

Il 14 novembre ci vediamo a Torino, al Piccolo Teatro Comico insieme a Tlon, per una serata di Stand-Up Philosophy con i fiocchi! Info e prenotazioni QUI!

Il 18 novembre sarò nuovamente a Roma per il primo incontro sulla scrittura creativa di Accademia Orwell, presso la Libreria Teatro Tlon: imparare a scrivere e raccontare storie! Chiedete info alla libreria!

Il 20 novembre sarò a Napoli, sempre con Tlon, per la prima tappa del mio seminario RACCONTARE IL SÉ: un’intera domenica, dalle 10 alle 18, per vedere quali sono gli strumenti che la filosofia ci fornisce al fine di migliorare il rapporto con noi stessi e di conseguenza con gli altri! Info e prenotazioni QUI!

Inoltre, dal 27 al 30 ottobre io e Ary saremo a Londra per una gita di piacere e in quei giorni, probabilmente il sabato, organizzeremo un mini-raduno con gli amici che ci seguono dall’Inghilterra! Nei prossimi giorni avrete tutte le coordinate sul mio canale Telegram!

Scrivetemi in privato per informazioni e dettagli: dalferro.ric@gmail.com

 

 

Storia del Tempo Rovesciato

Narrativa

Compi quel che devi, è già
da sempre compiuto e tu puoi soltanto risponderne.

Un mattino mi sono svegliato in un tempo rovesciato, abortito, rivoltato. Era un tempo a ritroso che camminava all’indietro mentre io continuavo a procedere in avanti, in realtà fermo sul posto. La visione m’imponeva attenzione: era come se il futuro si potesse solo ricordare, il passato solo prevedere. Era come se al posto di contare i minuti, fossero i minuti a snocciolare me, un istante alla volta. Mi fermai, atterrito, consapevole di non star sognando. Anche se l’orologio procedeva in avanti (che ne potevano sapere infatti i meccanismi di quella mia visione?), il tempo procedeva al contrario: non avevo potere sul mio futuro, era già tutto accaduto; ciò su cui potevo agire era il mio passato, unico elemento indeterminato del mondo. Il tempo era rovesciato, io spaventato. La morte mi stava alle spalle, la nascita innanzi. Vivevo in una clessidra scossa, capovolta, ma senza smettere di cadere verso l’alto, granello di sabbia. Più tardi nella mia vita avrei potuto decidere che cosa fare dei miei quindici anni, ma dei miei ottantadue anni non potevo farne più nulla: li ricordavo, così come saranno stati, com’erano stati, determinati e già accaduti nel futuro dietro di me. Avrei cambiato il destino della mia infanzia non conoscendola, ma della persona che avrebbe trascorso con me tutta la vita ricordavo ogni cosa. Era il tempo ad essersi rovesciato oppure ero io ad avergli voltato le spalle? Il tapis-roulant stava giocandomi un brutto scherzo o m’ero semplicemente svegliato io dal lato sbagliato della storia? Ogni mia decisione avrebbe modificato il corso passato del mondo: una farfalla schiacciata avrebbe determinato un diverso esito d’una guerra napoleonica, ma quella farfalla schiacciata sarebbe stata il frutto di tutte le determinazioni già accadute nel mio futuro. Uno starnuto proveniente dai 150 anni successivi alla mia morte, ed ecco che il mondo sarebbe cambiato nel passato da cui proveniamo. La clessidra era rovesciata, il tempo specchiato, la vita distorta, la morte scavalcata. Nessun Eterno Ritorno, nessun istante, solo la consapevolezza che il passato cambia, il tuo agire non va verso il futuro, il tuo punto di vista muta il vissuto, non l’ancora-da-vivere. Distaccato, scollato da ogni concretezza, stralunato da quell’allucinato evento mi sono rimesso a dormire in un tempo rovesciato, abortito, rivoltato, e addormentandomi allora ho cambiato il corso della preistoria, sapendo che il futuro è già tutto compiuto. Solo il desiderio mi ha salvato.

il bosco

Narrativa

Schermata 2015-03-20 alle 12.30.58il bosco è la lacerazione per eccellenza. è una ferita, uno squarcio nell’universo, un ambiente in cui il mondo dei morti si incontra al mondo dei vivi. nel quale il mondo dei morti ritaglia una fetta di appartenenza a questo universo. nel quale il mondo dei vivi si disperde per un istante, toccando con mano, lingua, occhi, la linfa fatale dell’universo di là. il bosco è l’esperienza della morte, l’uomo vi si disperde e vi perisce per rinascere in un corpo nuovo. il bosco pullula di fantasmi e spettri, demoni e dei, non perché uno scrittore di talento ne abbia narrato le ombre, ma perché il bosco è il regno del mistero. nel bosco si celano i segreti nei quali l’esistenza si stravolge, di epoca in epoca, e in esso l’immagine del cosmo viene rovesciata, quando i moti tellurici tra l’universo di qua e quello di là sono tali da sconquassare il tessuto stesso dello spaziotempo. il bosco conserva la storia universale della futilità e la usa contro di noi. abbiate pietà della mia ragione, urla nel silenzio l’uomo persosi nel bosco. abbiate pietà del mio punto di vista intorno alla vita e alla morte, ma gli spettri non hanno pietà, abitano il bosco per cibarsi delle vittime che s’inoltrano in questa faglia dell’inesistenza. il bosco è la vagina dentro cui il mondo si rigenera diverso, dentro cui vengono nascoste le inconfessabili menzogne dei vivi e le straordinarie verità dei morti. tutto ciò che nasce nel bosco deve poi ritornare nel bosco, dicono gli spettri che aleggiano ridicoli, ma il vivo non sa interpretare quella risata perché non conosce il destino che l’attende, non più di quanto l’albero del bosco conosca le ramificazioni infinite che compenetrano il tessuto della Terra, della realtà, dell’irrealtà. attraverso la ferita del mondo, attraverso gli occhi del bosco, si insinuano gli orrori e le nefandezze dell’universo che sta di là, e il bosco attende l’uomo per ucciderlo e rigenerarlo, facendone qualcosa di diverso: un ribelle, un partigiano, uno spettro. il bosco, parlando dal segreto della sua ambiguità cosmica, conosce il nome di ognuno di noi ed è pronto a chiamarci, per inghiottirci e vomitarci, nuovi e senza nome. e chi dimentica la sua magia ne è la vittima designata.