Dirk Gently 2: una Super-Delusione

Devo ammetterlo: le mie aspettative erano molto alte.
Ma non posso comunque pensare che fosse questo il problema stavolta. Perché se la prima stagione di Dirk Gently era stata un piccolo gioiello di narrativa, perfettamente aderente allo spirito con cui Douglas Adams aveva scritto i racconti riguardanti l’investigatore olistico per eccellenza, la seconda stagione non è soltanto un abbassamento dei livelli, è semplicemente… non Dirk Gently.
Max Landis aveva creato la serie patafisica perfetta, sia nella sceneggiatura che nella messa in scena e nelle interpretazioni. La prima stagione della serie targata BBC era stata uno degli eventi cinematografici più interessanti dello scorso anno.
Ma tutti gli elementi che caratterizzavano l’originalità della serie nella prima stagione, come per esempio la non necessità di dare una spiegazione razionale ad avvenimenti completamente assurdi, l’incoerenza comportamentale a volte spiazzante dei personaggi, l’iperbole narrativa spaesante che lasciava lo spettatore a bocca spalancata ma senza fargli pesare l’estraneità alla comprensione, tutto ciò viene perduto e sovvertito nella seconda stagione, trasformando Dirk Gently in una normalissima serie fantasy priva di originalità e divertimento. Persino il meraviglioso (nella prima stagione) Trio Chiassoso, elemento di pura schizofrenia narrativa che creava uno scompiglio perfetto per mandare avanti il motore della serie, in questa seconda stagione diventa una macchietta metaforica priva di spessore.
E questo non ha a che fare solo con le mie aspettative. È come se dalla serie TV futura sul Signore degli Anelli togliessero tutti i riferimenti a Sauron, tutti i rimandi all’eroismo decaduto di Gondor, tutto ciò che concerne la magia e gli elfi.
A quanto pare, la serie è risultata così indigesta che la BBC ha deciso di cancellarla e non rinnovarla per una terza stagione. Se di primo acchito questo poteva sembrare un danno (l’ho saputo prima di guardare la seconda stagione), ora posso dirlo: Dirk Gently dura soltanto una stagione. E se non l’avete vista, guardatela.

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4aranta2ue: porre le giuste domande per sopravvivere nel Cosmo

Tutta la conoscenza umana si fonda sulla capacità di fare la domanda giusta. 
Darwin ha intuito il meccanismo di selezione naturale non quando ha osservato qualcosa di incredibile, ma quando ha posto la domanda giusta a ciò che stava osservando. Le più grandi intuizioni della storia non sarebbero mai state possibili senza la giusta domanda perché quando fraintendiamo la realtà, la colpa è della domanda sbagliata che abbiamo posto.

Nel Novecento, non solo scienziati e filosofi si sono messi alla ricerca delle domande giuste. Sono stati soprattutto gli scrittori di fantascienza che, attraverso le loro opere, ci hanno fornito le domande giuste per il XXI secolo: qual è il significato del libero arbitrio nella società dell’automazione? Come cambierà il rapporto tra individuo e società quando la biopolitica prenderà il sopravvento? Come muterà il nostro mondo quando saremo in contatto con un’entità aliena?
In questo senso, Douglas Adams è comparabile a Socrate; Stanislaw Lem e Isaac Asimov rappresentano i Lutero ed Erasmo del nostro tempo; “Le Tre Stimmate di Palmer Eldritch” di Philip K. Dick è il “Così Parlò Zarathustra” del mondo contemporaneo!

Da questa idea è nato 4aranta2ue, il mio nuovo seminario residenziale che si terrà nel weekend dell’1-2-3 settembre 2017 presso l’ex Monastero di San Salvaro, nel comune di Urbana (PD), a 30 chilometri da Padova e 45 da Bologna.

Il seminario durerà 48 ore, dal venerdì sera alla domenica pomeriggio, e sarà scandagliato da un programma che prevede lezioni, laboratori e tanti momenti di divertimento e gioco. Per due giorni mangeremo insieme, condivideremo ogni esperienza e cercheremo di ripercorrere la storia delle domande giuste nella narrativa fantastica, guardando agli autori di fantascienza come a novelli filosofi ancora sottovalutati.

Il seminario 4aranta2ue ha solo 20 posti a disposizione e il costo di partecipazione (che comprende vitto e alloggio, oltre all’iscrizione a tutte le attività) è di 170 euro. Ma alcuni posti sono già stati presi, perciò se la cosa vi interessa è meglio che vi affrettiate!
Per iscriversi e avere il programma completo, la mail di riferimento è: accademiaorwell@gmail.com

Sarà un weekend bellissimo nello splendido contesto dell’ex Monastero di San Salvaro, dove da tempo tengo questi seminari residenziali, ma sarà soprattutto l’evento perfetto per terminare l’estate in amicizia e filosofia! 😉

Vi aspetto a 4aranta2ue!

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I Cyborghesi (2)

Cyborghesi“Che cosa stai dicendo, Pberto? Perdindirinrobot! L’Iperdemocrazia è una cosa seria!”
A Frankrak capita raramente di far salire l’olio al casco. Di alzare le frequenze vocali, quello quasi mai. Ma quando Pberto ha detto: “Vi pare libertà questa? Vi pare che noi siamo liberi?”, beh, Frankrak non ci ha visto più.
Ragazzi, calmatevi, continua a ripetere Magdelettra, gli schemi oculari guizzano dal figlio al marito, le lacrime sintetiche appena trattenute: disidratazione in corso, aggiungere liquido per circuiti o il sistema andrà in stop. Magdelettra comincia a versare la chippasciutta dappertutto: nei bicchieri, sulla tavola, ma neanche un ultraspaghetto finisce nel piatto dove dovrebbe andare. Il prelibato sugo di uranio finisce per terra, che spreco!
Ecco, Pberto, guarda cosa hai combinato! Mamma sta andando in corto-circuito!
“Non dire che è colpa mia, è colpa tua e delle tue menzogne!”
Pberto non si arrende. Tutta colpa di quel tecnollettivo di sciagurati servosocialisti, quelli che vanno nelle piazze virtuali a sbandierare avatar rossi e digitare tutto maiuscolo concetti come RIVOLUZIONE o UGUAGLIANZA, come se non fossimo già tutti uguali e rivoluzionati, qui a New Vicenza.
“Alle telelezioni il Partito dell’IperNazione ha preso il 107% dei voti!” così dice il tecnogiornale all’olovisione. Il 107%, capito? E mentre Magdelettra versa ultraspaghetti all’uranio dappertutto, Frankrak si alza in piedi e applaude, urlando: “Evviva il Partito dell’IperNazione!” (tre settimane fa, al circuircolo del Partito si è fatto impiantare il chip EvvivaEvviva, a ogni buona notizia il corpo scatta d’un colpo per un Eureka d’effetto, peccato non essere in mezzo a tanta gente, nessuno a parte Pberto e la mamma in corto-circuito può ammirare Frankrak che esulta per il Partito).
“Ti pare libertà questa, pà?”
Frankrak si siede. Porta alcuni ultraspaghetti alla meccabocca e l’altoparlante risponde: “Certo, è la libertà che ci possiamo permettere. Ora mangia.”
Col quazzo, risponde Pberto, e se ne va.
Magdelettra ora è così disidratata che le fuma la calotta.
Qualcuno chiami l’androidottore.

Episodio 1
inizialmente pubblicato qui

Asta planetaria

asta planetaria«Planetoide disabitato Ecretex, sistema OKL-43 della costellazione del Canguro Impazzito, quadrante 23,44. Proveniente dalla collezione del Barone Occipitale Umberth Crotax. Valore stimato: ventitré milioni di Copek rivoliani. L’asta parte da tredici milioni.»

Come reagireste, nel sapere che il vostro pianeta è di proprietà altrui?

Sarò sincero: molti popoli neanche se ne accorgono, e rimangono inconsapevoli per tutta la loro esistenza. Ma quando si tratta di mettere all’asta un intero mondo, perché il proprietario è defunto senza eredi, oppure caduto in disgrazia in seguito alla crisi intergalattica, allora le cose si complicano.

«Il rettiliano laggiù offre quattordici! Chi può far meglio di quattordici? La signora verde e gialla con sette file di canini in seconda fila? Quindici! Bene, quindici!»

Capita spesso che un popolo di ornitorinchi scientifici si ritrovi da un momento all’altro in mano a un sanguinario bebè cosmico strapieno di soldi, e così il loro pianeta viene ficcato dentro un sacchetto di biglie e rimescolato insieme ad altre centinaia di mondi sfortunati, solo per essere rotolati su pavimenti sconfinati o giocati su spiagge ai confini delle costellazioni. Ma succede anche di finire tra le mani di una Dama Nera del sistema di Kostipax, che usa i pianeti per curare quei fastidiosi moti intestinali che danno vita, nel migliore dei casi, a nebulose vastissime. Nel peggiore, a buchi neri supermassicci.

Non ho intenzione di addentrarmi sull’uso che una Dama Nera di Kostipax fa dei pianeti acquistati all’asta. Potete pure… supporre.

«Ecretex se lo aggiudica il rettiliano laggiù, per diciotto milioni di Copek!»

Immaginate: un giorno vi svegliate e venite a sapere che il vostro mondo è diventato proprietà di un feudatario siderale, di un maniscalco gassoso oppure di una supergigante rossa e isterica ai limiti del cosmo. Come la prendereste? E prima neanche sapevate che il vostro pianeta fosse proprietà di qualcuno!

Non lo nego: molti si incazzano.

«Passiamo a Fuborth, gigante gassoso abitato da un popolo di fantasmi assassini. Ruota intorno alla stella morta Gambed II, puzza di cavolfiore avariato ma il suo nucleo è pieno di gommapiuma, carte da gioco e pongo, materiali pregiatissimi. Si parte da un valore di centottanta milioni di Copek! Centottantatré per il Conte sideriano alla mia destra!»

Pianeti, asteroidi, meteore, stelle e anelli, tutto nell’universo è in vendita o già acquistato o in procinto di passare di proprietà, cosa credete? Colui che ha investito nella costruzione di questa galassia dovrà pure rientrare della spesa, no? Così, le banche universali emettono mutui millenari, nobili possidenti rimpinguano la loro collezione di oggetti celesti, famiglie un tempo ricche devono disfarsi di ogni bene cosmico per racimolare un poca della fortuna passata. Ieri Marte è stato venduto a un’asta fallimentare per tredicimila Copek (le quotazioni del Sistema Solare sono basse, dopo che i Gargantuli Oceanici Rock hanno colonizzato Giove e Mercurio, con tutti i loro schiamazzi notturni che attraversano il vuoto).

«Fuborth? Nessuno offre di più? Centottantatré uno, centottantatré due, centottantatré tre! Aggiudicato!» STOMP!

Caro amico rinchiuso nel tuo piccolo mondo, ora esci di casa, se una casa ce l’hai, e guarda verso l’alto, in cielo, dove da sempre osservi lo spazio siderale in cerca di risposte. Lassù non ci sono risposte, ci sono solo domande: «Quanto costa questo inutile sasso?», «Quanto posso ricavarci dalla demolizione di questo pianetucolo?», «Chissà che gusto ha il suo equatore».

Siamo sempre in procinto di essere venduti, svenduti, messi all’asta, acquistati e poi chissà in che mani capitiamo. Tu, che ti preoccupi del tuo portafogli, del tuo mutuo, delle tue minuscole problematiche da infima creatura dispersa nel cosmo, potresti essere parte di una compravendita universale di dimensioni sproporzionate, rispetto alle tue minuscole paure. Quindi ora esci, guarda verso l’alto, osserva il punto di congiunzione tra Sirio e l’angolo cottura di Orione, lassù si sta svolgendo un’asta planetaria che se ne frega di te e delle tue ansie.

«Pianeta Terra, sistema Solare ai confini della Galassia CCXR, anche conosciuta come “Via Lattea”. Popolato da esseri spauriti e rancorosi che ancora credono di essere al centro dell’universo. Inquinamento alto, puzza di pesce fritto e gelatina un po’ sfatta. Tanta acqua, ma pochissima bevibile. Atmosfera satura di pessima musica, chiacchiere inutili, idrogeno e abiti della Desigual. Messo all’asta per fallimento della Confraternita Rettiliana Inequivocabile, dopo un tentativo di speculazione sugli anelli di Saturno (che non erano fatti di diamanti, ragazzi). Prezzo di partenza: sessantamila Copek. Qualcuno offre di più?»

Guarda verso l’alto, amico mio. Proprio là. Sì.

«Sessantamila? È un pianeta dalle grandi potenzialità, signori. Nessuno?»

Guarda verso l’alto, qualcuno ti sta osservando, proprio ora, in cerca di un motivo per acquistare il tuo piccolo stupido mondo.

«Andiamo, signori, è praticamente regalato!»

Guarda verso l’alto. Ora scaccolati, come fai di solito, pensando alla partita di ieri sera, a tua cugina quant’è gnocca, a speriamo che Federica non sia incinta. Dai, su.

«Niente? Nessuna offerta?»

Ti stanno guardando, e si chiedono che cosa potrebbero mai farne di te.

«Neanche come soprammobile per nebulose?»

Nessuno ti vuole, tira un sospiro di sollievo.

«La Terra rimane invenduta!» STOMP!

Ora che sei libero senza saperlo, puoi fare ciò che vuoi del tuo mondo.

Ovviamente, la userai per andare a giocare con la slot machine al bar di fronte.