Il Complotto dei Saperi Forti: dal 12 al 19 giugno su Edutube

Sapere è Potere, direbbero alcuni.
Sapere o Potere direbbero altri.
Il rapporto tra la conoscenza e il potere è da sempre uno dei più problematici che possano essere analizzati. Nel corso della storia, la relazione tra queste due istanze della società umana è mutata, rovesciandosi e trasformandosi in maniere irriconoscibili.
Se da un lato è vero che senza il potere (economico, politico, sociale) non si potrebbe mai avere un’organizzazione scientifica, una divulgazione delle conoscenze e la costituzione di un sapere condiviso, è altrettanto vero che senza un serio atteggiamento di ricerca, di curiosità e di apprendimento non sarebbe mai stato possibile l’erigersi di una qualsivoglia forma di potere, sia essa politica, sociale o economica.
In questo strano valzer, abbiamo visto il potere mettere i bastoni tra le ruote del sapere, ma abbiamo anche visto un certo tipo di conoscenza scientifica, filosofica e artistica rovesciare gli equilibri politici che si erano costituiti. Il sapere è stato a volte amante altre volte carnefice del potere, e così quest’ultimo ha saputo dapprima collaborare con la scienza, per poi pugnalarla alle spalle.
“I Saperi Forti” è un progetto collettivo marchiato Edutube Italia che ha come obiettivo quello di sviscerare, nei vari campi del sapere, alcuni di questi nodi storici e sociali che la conoscenza e il potere hanno intrecciato durante la vicenda umana: filosofia e politica, biologia ed economia, ma anche architettura, ingegneria, letteratura, chimica e società, collettività, diritto e costituzione. L’orizzonte de “I Saperi Forti” si gioca su una narrazione che metta insieme due cose così aliene eppure inscindibili come il sapere scientifico e umanistico e il potere politico, sociale ed economico.
Nel bivio tra il Sapere e il Potere, Edutube li sceglie entrambi. 
Benvenuti nel complotto dei Saperi Forti.

I Saperi Forti_calendario

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Serata su Marx (10 novembre)

In queste ore di fermento politico è importante andare a ritrovare alcuni punti fondamentali che hanno costruito questo mondo contemporaneo.
Perciò, vi invito alla Serata dedicata a Karl Marx, in diretta streaming sul mio canale Youtube, giovedì 10 novembre dalle ore 21: tra filosofia politica e teoria economica, tra materialismo dialettico e destino. Parleremo del pensiero di uno tra i più anomali e influenti pensatori della filosofia moderna e contemporanea, quindi non mancate!

Arrivati a questo punto…

A quale punto?
Non importa, prendete qualsiasi punto inaccettabile a cui siamo giunti: politicamente, socialmente, culturalmente, economicamente. Provate a immaginarvi uno di questi punti, quello che sentite più intimamente connesso alla vostra vita, quello che proprio non vi va giù, quello che vi ha fatto dire: “Arrivati a questo punto, tutto è perduto…”.
Fatto?
Ora prendetemi per mano e vi faccio fare un giro…

Se siamo arrivati a questo punto è perché

per molto tempo e per molte generazioni, quelli che avevano qualcosa di buono da dire hanno preferito non sporcarsi le mani, le parole, le idee, con la codarda consapevolezza che la politica l’avrebbe fatto al posto loro, e hanno lasciato il campo libero al minor male. E di minor male in minor male, siamo arrivati ai disastri odierni.

troppe volte abbiamo consegnato la nostra libertà di decidere in mano ad altri, in mano a quelli che decidevano non per le conseguenze di quelle decisioni, ma per racimolare qualche voto in più, spargendo consenso sul breve periodo, senza riflettere a cosa sarebbe accaduto due generazioni più tardi.

eravamo convinti che qualsiasi cosa avremmo fatto, le responsabilità sarebbero state insostenibili, e così abbiamo preferito che quelle responsabilità se le prendessero quelli che non si sarebbero minimamente curati delle responsabilità.

abbiamo preferito nutrire un’immagine ideale della politica, solo perché quelli con le buone idee, quelli buoni di cuore, quelli responsabili, non hanno saputo trovare il coraggio di calare quelle buone idee, quel buon cuore, nei compromessi della società che, essendo complessa e variopinta, non è mai a immagine e somiglianza di una sola buona idea (per fortuna!).

siamo stati pigri, privi della spinta necessaria a guardare oltre la nostra quotidianità: non abbiamo manifestato quando ce n’era il bisogno, non abbiamo appoggiato gli altri quando potevamo farlo, non abbiamo preso posizione se non quando avevamo le spalle ben coperte. Non abbiamo rinunciato quando potevamo, non abbiamo sacrificato quando dovevamo. Non abbiamo fatto niente di niente, giungendo a questo nulla di nulla.

abbiamo agito egoisticamente, tutti noi, e dobbiamo guardarci negli occhi e dircelo: non avevo voglia di suddividere la spazzatura per il riciclo? Non ho glissato su quattro, cinque, venti, cinquanta scontrini? Non ho “dimenticato” di dichiarare quel guadagno, quel compenso? Non ho detto la una falsità a domanda chiara, solo perché mi faceva comodo rappresentare l’eccezione alla regola?

preferivamo nasconderci dietro la citazione di poeti, musicisti, artisti, senza capire che (purtroppo) la politica non si fa a colpi di versi di poesie e canzoni. Senza ammettere che poesie, canzoni e romanzi servono alla nostra anima per ritrovare la strada dopo che il compromesso, la collettività e la società ci hanno fatto piombare nella loro complessità.

abbiamo aspettato il Messia che ci dicesse: “Io sono il migliore di tutti perché sono uno di voi!” e così dicendo ci ha fatti sentire migliori: non parte del problema ma della soluzione, non colpevoli silenziosi, ma potenziali eroi. E gli eroi, amici miei, non esistono poiché il mondo non ne ha avuto bisogno, mai.

“Il potere è la guerra, la guerra continuata con altri mezzi” diceva Foucault.
E se qualcuno si sente sufficientemente candido da non prendere parte a questo gioco, da non poter sporcare il proprio candore e le proprie idee con la concretezza della realtà, ne stia fuori del tutto: ma anche dal commentare, dall’avere un’opinione, dal criticare e dal decidere. Perché se c’è qualcosa di peggio di un malvagio che comanda, quello è un finto santo che mette bocca su ciò che non ha il coraggio di toccare.
Questo pezzo lo scrive un idealista convinto, un ottimista impenitente e irriverente, uno che non si è mai arreso al potere, non essendo tra quelli “così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni”.
Questo pezzo lo scrive un colpevole, un manchevole, un non-candido né tantomeno santo, consapevole che per ritornare indietro da quel “di minor male in minor male”, dobbiamo procedere per un “di minor bene in minor bene”.
Ma se questo mondo lo vogliamo cambiare, dobbiamo cominciare a prenderci le responsabilità delle nostre decisioni, e non pretendere di commentare e criticare senza mai aver preso una responsabilità in vita nostra.
Arrivati a questo punto, bisogna fare qualcosa, ognuno di noi in ognuna delle nostre piccole vite. E se saremo in numero sufficiente per farlo, allora quel punto, domani, potrebbe essere un altro.
E potremmo persino andarne orgogliosi.

La Rivincita delle Scienze Umane

Chi ancora va ripetendo ai quattro venti che “la filosofia non serve a nulla” oppure che “le scienze umane sono superate” fa parte di un decennio passato. Assomiglia a quel pazzo che nello Zarathustra di Nietzsche vaga nel buio del paese con una lanterna, urlando che dio è morto.
Solo che, a differenza di quest’ultimo, dice una cosa falsa.

Il mondo del lavoro sta cambiando velocemente e sempre di più il campo del commercio richiede una visione molto diversa del modo con cui si costruisce business. Laddove quindici anni fa funzionava l’esposizione di un prodotto funzionale, oggi il web richiede uno storytelling efficace; laddove ieri la differenza veniva fatta dal prezzo, dalle funzioni e dalle caratteristiche, oggi la partita si gioca sulle relazioni, sulla fiducia e sul coinvolgimento.

La necessità di costruire un Personal Branding originale ed efficace si fa sempre più forte e molte aziende e professionisti stanno cominciando anche in Italia ad accorgersi che questo cambiamento va verso un ampliamento del proprio bagaglio emotivo, umano e relazionale, sostituendo (in parte interessante) schematismi, generalizzazioni e statistica.

Insomma, ciò che accade tanto nel campo del commercio quanto in quello della libera professione, tanto nell’industria quanto nei servizi, è lo spostamento dell’attenzione dal prodotto alla persona: il cliente è sempre meno attento alle caratteristiche particolari di un prodotto e sempre più indirizzato alla voglia di sentirsi parte integrante di una storia originale che lo faccia sentire coinvolto, non passivo spettatore; l’interattività della comunicazione sta prendendo il posto della spiegazione e dell’esposizione; l’interrelazione sta sostituendo l’univocità del rapporto tra fruitore e produttore.
E tutto questo segna con decisione un’epoca di rivincita per le scienze umane.  Continua a leggere “La Rivincita delle Scienze Umane”