Un’idea abominevole

Non lasciatevi ingannare: ciò che viene spacciato per “Alternanza Scuola-Lavoro” non ha nulla a che vedere con la particolare relazione che dovrebbe instaurarsi tra un percorso di studi e la scelta della propria occupazione.

Ciò che viene spacciato per “Alternanza Scuola-Lavoro” è nient’altro che la necessità, da parte di una generazione dirigente che ha fallito in quasi tutti i propri obiettivi, di ribadire la propria egemonia su chi non ha potere contrattuale né voce in capitolo. Qui non si tratta certo di “insegnare che cosa significa lavorare” poiché il lavoro non è obbligare un giovane di grandi speranze a friggere patatine o fare fotocopie per settimane, il lavoro è la manifestazione concreta del proprio progetto di vita, la direzione che un uomo e una donna vogliono imprimere alla propria esistenza per realizzarsi e raggiungere la felicità.

Questo abominio chiamato “Alternanza Scuola-Lavoro” viene passato per “formazione”, e come tale si pretende essere persino gratuito. Ma io credo che il dovere morale verso se stessi imponga a ogni individuo di rifiutare categoricamente la gratuità del proprio tempo, soprattutto quando speso a vantaggio di altri e soprattutto quando quel tempo è sottratto coercitivamente: il tempo della vita di un giovane vale molto più di qualsiasi decrepito decreto emanato da qualche parruccone bisognoso di qualcuno che lo sollevi da quella terribile sensazione di impotenza di fronte a un mondo che cambia rapidamente.

Ciò che spacciano per “Alternanza Scuola-Lavoro” è il tentativo di abituare la mente dei giovani a un concetto tra i più abominevoli mai prodotti dall’uomo: non puoi scegliere cosa fare della tua vita, arrenditi all’inevitabile, accetta l’inaccettabile e sii docile, ma soprattutto ringrazia questo branco di vecchi scheletri dell’opportunità che ti sta dando, l’opportunità di regalare il tuo tempo a persone che non gli daranno valore al fine di farti diventare un vitello sforna-tasse il cui unico compito sarà quello di sostentare una generazione di mantenuti, di falliti, di parassiti, gli stessi che oggi ti ordinano di friggere patatine e fare fotocopie anche se stai studiando per diventare scrittore, linguista, ingegnere, medico o architetto. Una generazione che ha imparato che il lavoro più bello del mondo è vivere alle spalle di chi è riuscito, nonostante tutto, a costruirsi una vita che ama e che ha liberamente scelto.

Il lavoro è uno degli elementi più importanti nella vita dell’uomo poiché è la realizzazione dei propri desideri e la possibilità di perseguire il proprio ideale di felicità. Una classe dirigente che sappia dirigere e non nutrirsi della carne altrui sa che una sana alternanza scuola-lavoro sarebbe quella in cui si forniscono risorse per attuare un’idea, l’occasione giusta per prendersi un rischio e mettersi in gioco, l’opportunità di mettere in campo le proprie capacità per dimostrare a se stessi il proprio valore.

Il lavoro non è e non potrà mai essere imposto dall’alto, non è e non potrà mai essere l’avvilimento delle aspirazioni individuali, non è e non potrà mai essere la mortificazione dei desideri di un uomo e di una donna. 

Chi la pensa al contrario è mio nemico, è nemico degli uomini liberi e della libertà, è nemico di se stesso e della felicità.

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Bisogna Essere Buoni, Cazzo!

ci fate almeno caso, quando siete felici?
sarà l’innamoramento, sarà la primavera, ma trovo che la felicità ha un gusto tutto particolare. sa di inaspettato e di eccedente, perché in fondo non avremmo mai scommesso un centesimo sulla felicità. sa di erba appena tagliata e di pagine bianche, così delicata da essere troppo spesso dimenticata sul più bello, proprio quando dovremmo accorgercene, dannazione, che siamo felici!
domenica sera la dedico alla felicità. e a Kurt Vonnegut, ovviamente. domenica sera la dedico a tutti coloro che sanno ancora dire agli altri di essere felici, persino quando la felicità è il breve sorriso accennato di una persona amata, la guarigione d’un genitore ammalato, la fine delle ostilità con qualcuno con cui non si sarebbe mai voluto fare la guerra, una bella storia appena ascoltata. domenica sera parleremo di tutto ciò che di bello possiamo vedere intorno a noi, accorgendoci del brutto che potrebbe capitare. parleremo del tempo che non abbiamo per essere infelici, della morte che non sapremo mai quando arriva e che incombe, rendendo necessaria la felicità. perché “quando sei morto, sei morto”, e perché “fai all’amore quando puoi: ti fa bene”.
la prossima volta che siete felici, fateci caso.
tipo domenica sera, io sarò felice. e ci faremo caso, per chi vorrà esserci.

“Io conosco una sola regola: bisogna essere buoni, cazzo!”  Continua a leggere “Bisogna Essere Buoni, Cazzo!”