Fughe corporee

Narrativa

Mi fai venir voglia di percorrerti.
Schermata 2015-07-19 alle 13.44.05Tutto questo solo perché sei un corpo perfettamente piatto, liscio, bidimensionale e scivoloso su cui le energie si aggrappano disperate e speranzose, sulla pelle che si perde oltre l’orizzonte e mi perde dietro i confini. Percorrerti solo perché si può, con nessun’altra velleità che non sia quella della creazione: d’altri corpi, di sensi, di mondi. Solo perché si può, perché ti offri allo sguardo e al tocco, e io mi sento come un guardingo ladro di universi: deformi, rispecchiati, inutili e immensi. Mi sento in fuga, il pensiero scambia i propri convenevoli con l’ombra sotto la tua ascella, dietro le scapole, senza lasciar posto a niente di profondo. In fuga sul corpo oltre il corpo, e io mi disfo e mi rifaccio come se fossi l’elettricità che ti rizza i peli, che solleva l’epitelio molecola dopo molecola, mangiando la polvere della strada che mi lascio alle spalle. Ti ricoprirò mentre ti pieghi, mi scardinerò mentre ti alzi, ma non si tratta di promesse, si tratta di possibilità. Incontrarti come s’incontra un cataclisma, un terremoto, un meteorite che si schianta sulla pelle del pianeta. Incontrarti, da corpo a corpo per un corpo a corpo che dà vita ad altri corpi, altre serie, nuove possibilità, percorsi e sentieri per uscire una volta per tutte da ogni non-qui impossibile: in fuga dalla polizia, dal grande fratello, dagli sguardi, rotolandoti addosso come una goccia d’acqua sulla zanzara che muore dopo aver succhiato il sangue di qualche mammifero distratto, all’ombra di una delle tue tante cellule.

Beati gli ultimi

Narrativa

Lampedusa_Sbarco--400x300Beati gli ultimi perché saranno i primi?
E noi facciamo rimpiangere loro d’essere ultimi, sotterriamoli con tutta la forza che questa vita da primi ci concede, con tutta la furia, tutta la violenza, tutta la tecnologia che possediamo fino a che non ci verrà tolta dalla morte. Saranno i primi? Bene, e noi stupriamone le donne mentre urlano l’impotenza in lingue sconosciute, slabbriamone i corpi fino ad attraversarne l’anima da parte a parte, in cerca del motivo per il quale noi marciremo all’inferno. Saranno i primi? Ottimo, ma nel frattempo bruciamo i loro corpi e portiamo la guerra sopra le loro case, noi che finché siamo i primi possiamo trascorrere le serate davanti alla televisione a commuoverci falsamente di fronte all’ennesimo massacro, noi che possiamo twittare la nostra umanità con un aforisma ben studiato, noi che abbiamo imparato la compassione sui libri che narrano la disumanità. Saranno i primi? Allora cancelliamo le loro nazioni, sbarazziamoci dei loro paesi, erodiamo le loro montagne, falciamo le loro teste, annulliamo le loro speranze. Saranno i primi? Allora bombardiamoli con le nostre testate di rancore, ché ci risulta insopportabile pensare che gli dei non preferiscano i nostri volti ben truccati e sbarbati, i nostri vestiti alla moda, le nostre mani delicate, ci risulta inaccettabile che gli dei preferiscano quelle pance deformate, quei volti brutti e sdentati, quei corpi deformi e ridicoli. Gli ultimi saranno i primi? E noi affrettiamoci a farli affondare a colpi di cannone e demagogia, per far loro rimpiangere di essere i prediletti della giustizia, dea bendata e puttana dell’umanità; sbrighiamoci a farli marcire dentro celle anguste, torturati per colpe che sono tutte nostre; siamo lesti nello spellarli vivi sotto il sole cocente. Saranno i primi? Ma adesso i primi siamo noi, e mentre possiamo far di loro ciò che più odiamo sbraniamoli, deridiamoli, uccidiamoli, schiacciamoli, divoriamoli, massacriamoli, facciamo loro rimpiangere questa vita dal momento che loro ci faranno rimpiangere quella successiva. Ma non perdiamo occasione: condanniamoli al rogo delle carni, zittiamone la protesta silenziosa e impariamo a urlare sempre più forte, a sbraitare le nostre inadeguatezze, a vomitare sulle loro teste pelate e sanguinanti ognuna delle nostre incertezze. Saranno i primi? E chi se ne importa allora se adesso da ultimi verranno sventrati e sbudellati, umiliati e dissacrati? Chi se ne importa se durante questo effimero passaggio nel mondo essi saranno cancellati dal nostro odio per la nostra condizione di primi? Chi ha deciso, dio mio, chi mai ha deciso che io dovessi starmene fra i primi con queste armi, queste tecnologie, questa cattiveria senza nome, chi mai ha deciso per me questo destino di dover stuprare a distanza, tele-uccidere, massacrare virtualmente interi popoli, culture, famiglie e tribù? Chi se ne importa se durante questa vita avrò sazio il ventre e vuoto l’animo se poi durante la vita successiva sarò ultimo degli ultimi, mentre gli ultimi di adesso mi guarderanno dall’alto in basso, disprezzandomi? Chi se ne importa di tutto, dal momento che il tutto è assurdo e inaccettabile?
Saranno i primi? Bene, noi sbarazziamocene finché ancora siamo in tempo per condannarci.