Un Filosofo in Azienda – Thiene, 4 luglio

Chi ha detto che con la filosofia, la letteratura e le scienze umane non si possa lavorare? Sono sempre di più le aziende e i professionisti che si rivolgono a questi background formativi per risolvere problemi e trovare soluzioni.

Il luogo comune secondo cui “le scienze umane sono l’anticamera della disoccupazione” ha fatto il suo tempo. In un mondo dove il business cambia velocemente, le competenze e il valore rappresentati da un laureato in filosofia, letteratura, scienze politiche o scienze della comunicazione sono sempre più richiesti.  Continua a leggere “Un Filosofo in Azienda – Thiene, 4 luglio”

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Il Reddito di Persecuzione

Erano passate sedici ore dall’ultimo momento in cui un drone civile l’aveva avvistato. Quel sottoscala nella fabbrica abbandonata di via Perizzi si era rivelato un nascondiglio estremamente efficace, chi l’avrebbe mai pensato.
Manufatto Giò aveva le gambe intorpidite, dolenti, dal momento che la nicchia in cui stava nascosto era davvero piccola e scomoda. Perciò, si arrischiò ad allungarsi concedendo ai piedi di fare capolino fuori dal nascondiglio.
La prossima mossa quale sarebbe stata? I droni civili pattugliavano ogni anfratto della città da circa trenta metri d’altezza, alla loro webcam non sfuggiva nulla. Ogni sua mossa sarebbe stata trasmessa in diretta nazionale: “L’antisociale che non vuole la sopravvivenza”, così l’avrebbero chiamato. “L’individuo che fugge dal benessere”, ecco gli epiteti che gli sarebbero toccati. “La faccia di merda che fugge dai soldi, il pezzente che non ha bisogno di noi”, così ne parlava la gente.
Eppure, Manufatto Giò non riusciva proprio a capire cosa ci fosse di così sbagliato nel suo comportamento. Insomma, in fin dei conti non sarebbe stato meglio per tutti se avessero assecondato il suo desiderio? La fetta da dividere sarebbe stata più ampia per tutti loro, anche se di pochi centesimi. Lasciatemi in pace, insomma, non lo voglio il vostro assegno! Continua a leggere “Il Reddito di Persecuzione”

FiloSoFarSoGood 1/1

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La copertina

Che senso ha parlare filosoficamente del Futuro nel 2017, in questo ormai inoltrato Terzo Millennio che solo fino a pochi decenni fa rappresentava per molti il Futuro per antonomasia, fosse esso idilliaco oppure distopico? Possiamo ancora dire qualcosa del Futuro, oppure esso non ha più nulla da dire né da dare?
Il primo numero di Filosofarsogood si pone l’ambizioso obiettivo di produrre un discorso filosofico collettivo facendo uso della cultura di massa per affermare qualcosa di nuovo su questo “monstrum”, che per propria peculiarità si sottrae alla vista ma è costantemente presente nella vita di ogni individuo.
“Il qui presente assente”, come diceva Carmelo Bene, il Futuro: sembra beffardo parlarne, senza poterne davvero parlare, nell’epoca che sembra stata inventata eppur ripudiata dal Futuro. Dove siamo noi, nel nostro Futuro?

Nel primo numero di Filosofarsogood i contributi sono di
Mattia De Franceschi 
Ivan Corrado 
Emanuele Ambrosio 
Natan Feltrin 
Arianna De Rizzo 
Davide Raguso 
Alexey Alberti 
Viola Meoli 
Davide Marchetti 
Emanuele Scalise 
Fortunato Francia 
Angelo Andriano 
Tommaso Riva 
Oreste Joshua Niccoli 

Filosofarsogood è anche un podcast
su Spreaker e su iTunes

Storia dell’Anima nell’Epoca Robotica

Questo testo è estrapolato dal terzo episodio di Filosofarsogood, la mia nuova rubrica podcast che esce ogni domenica alle 12! Iscriviti al mio Spreaker per non perderti i prossimi episodi! Puoi trovarlo anche su iTunes

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terzaQuand’è che un corpo contiene un’anima?
In un racconto filosoficamente molto dibattuto, Terrel Miedaner racconta di una scienziata che, per provare l’impossibilità che una macchina possegga un’anima, si trova messa di fronte a un robot-insetto che strepita e si contorce, lanciando un “debole gemito lacrimoso che si alzava e si abbassava come il piagnucolio di un bambino”, nel momento in cui la sua esistenza viene messa a repentaglio. Il racconto si intitola “L’anima dell’animale” e ci pone di fronte a un quesito estremamente attuale: come si misura l’anima?

Per iniziare questa difficile trattazione, sarò costretto a citarvi un altro racconto piuttosto famoso, ovvero “Accendere un fuoco” di Jack London: “Ma la misteriosa scriminatura della pista che si spingeva così lontano, l’assenza di sole dal cielo, il freddo tremendo e la stranezza e l’estraneità di tutto quanto, non facevano alcuna impressione all’uomo. Non perché vi era abituato da tempo. Era arrivato di recente nel paese […] e questo era il suo primo inverno. Il suo problema è che era privo di immaginazione. Era svelto e attento alle cose della vita, ma solo alle cose e non al loro significato. Cinquanta gradi sotto zero significano ottanta e rotti gradi di gelo. Un simile evento lo colpiva in quanto freddo e fastidioso, e questo era tutto. Non lo induceva a riflettere sulla propria fragilità di creatura a sangue caldo, e sulla fragilità dell’uomo in generale, in grado di vivere solo entro ristretti margini di caldo e freddo; e proseguendo, non lo induceva a speculare sull’immortalità e sulla posizione dell’uomo nell’universo. Cinquanta gradi sotto zero equivalevano a una morsa di freddo che fa male e da cui ci si deve proteggere usando guantoni, copri-orecchie, mocassini caldi e calzettoni. Cinquanta gradi sotto zero per lui erano solo esattamente cinquanta gradi sotto zero. Che implicassero qualcosa di più di questo, era un pensiero che non gli era mai passato per la testa.”

Come potete aver intuito, i due brani, partendo da storie totalmente diverse, indicano però un medesimo traguardo: avere un’anima significa “sentire”, avere un sentimento, laddove con “sentimento” non intendo parlare della percezione delle cose, ovvero il freddo percepito dal protagonista del brano di London. Il sentimento, usando il termine con l’accezione che ne dà Spinoza, rappresenta il momento in cui la percezione viene fatta propria dal corpo e dalla mente, il momento insomma in cui alla percezione si dà un ordine, un significato. Continua a leggere “Storia dell’Anima nell’Epoca Robotica”