2 Giorni per Diventare Idiota

Rivendico il mio diritto di essere idiota. 
Questa frase suona molto strana, nell’epoca in cui non solo l’idiozia è stigmatizzata e ostracizzata (“Togliamo il diritto di voto agli idioti, che ne dite?”), ma soprattutto l’idiota è sempre qualcun altro. Infatti, l’idiozia è diventata la gogna del nostro tempo, il modo con cui cerchiamo non tanto di esautorare l’opinione altrui, quanto piuttosto di rinforzare la credibilità che tentiamo di proiettare sugli altri. L’idiozia insomma è, per dirla con Foucualt, “un dispositivo” che ci permette di dominare, prevaricare ed escludere.

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Elogio dell’idiozia, edizioni Tlon, dal 5 giugno in libreria

L’idiota è l’escluso, anche se non sappiamo mai davvero cosa sia e chi sia l’idiota. Quel che sappiamo è che noi, in qualche modo misterioso, NON siamo idioti.
Eppure, l’idiozia è una forza incredibile dell’animo umano. Ed essa, ben lungi dall’essere un comportamento alieno ed accessorio, è motore della sopravvivenza e della genialità. Non c’è sopravvivenza senza l’idiozia, non c’è genialità senza imbecillità. Tutti noi siamo eminentemente idioti, e quando escludiamo l’idiozia stiamo escludendo una parte di noi stessi.
Questo non è solo l’argomento del mio libro “Elogio dell’idiozia“, disponibile in tutte le librerie dal prossimo 5 giugno (prenotabile dal 5 maggio da QUESTO SITO), ma anche il tema del mio prossimo seminario residenziale “2 Giorni per Diventare Idiota“.

L’intento di questo seminario è quello di far emergere quella parte di noi stessi che siamo stati abituati a nascondere, quella fragile e indicibile parte che è una forza espressiva straordinaria, che ci permette di superare difficoltà di fronte alle quali il raziocinio non saprebbe che cosa fare. Non si tratta perciò di una provocazione, di uno scherzo, di una burla: l’idiozia è veramente una parte di noi che dobbiamo conoscere a fondo, dal momento che (magari non vi piacerà sentirlo) rappresenta la gran parte di ciò che siamo. E anche se ci piace pensarla altrimenti, beh, sono spiacente di comunicarvi che tutti noi siamo l’idiota di qualcun altro, e spesso lo siamo per noi stessi.

“2 Giorni per Diventare Idiota” si terrà nel weekend del 15-16-17 giugno 2018 presso l’Ostello di San Salvaro (PD), a due passi da Padova, Vicenza e Bologna. Un weekend immersi nella bellissima bassa padovana, in un luogo di straordinaria suggestione che da ormai due anni ospita i miei seminari con grande successo. 48 ore tra conferenze e laboratori, ma soprattutto in amicizia e condivisione, tra momenti di gioco e discussione che renderanno unica questa esperienza. Inoltre, i partecipanti riceveranno una copia omaggio con dedica del mio libro “Elogio dell’idiozia”.

I posti sono pochi, soltanto 15, e alcuni sono già stati prenotati! Perciò, se vuoi diventare idiota (ma come si deve) in due giorni di bellezza, filosofia e divertimento, scrivi a questo indirizzo: accademiaorwell@gmail.com

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Storia dell’Anima nell’Epoca Robotica

Questo testo è estrapolato dal terzo episodio di Filosofarsogood, la mia nuova rubrica podcast che esce ogni domenica alle 12! Iscriviti al mio Spreaker per non perderti i prossimi episodi! Puoi trovarlo anche su iTunes

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terzaQuand’è che un corpo contiene un’anima?
In un racconto filosoficamente molto dibattuto, Terrel Miedaner racconta di una scienziata che, per provare l’impossibilità che una macchina possegga un’anima, si trova messa di fronte a un robot-insetto che strepita e si contorce, lanciando un “debole gemito lacrimoso che si alzava e si abbassava come il piagnucolio di un bambino”, nel momento in cui la sua esistenza viene messa a repentaglio. Il racconto si intitola “L’anima dell’animale” e ci pone di fronte a un quesito estremamente attuale: come si misura l’anima?

Per iniziare questa difficile trattazione, sarò costretto a citarvi un altro racconto piuttosto famoso, ovvero “Accendere un fuoco” di Jack London: “Ma la misteriosa scriminatura della pista che si spingeva così lontano, l’assenza di sole dal cielo, il freddo tremendo e la stranezza e l’estraneità di tutto quanto, non facevano alcuna impressione all’uomo. Non perché vi era abituato da tempo. Era arrivato di recente nel paese […] e questo era il suo primo inverno. Il suo problema è che era privo di immaginazione. Era svelto e attento alle cose della vita, ma solo alle cose e non al loro significato. Cinquanta gradi sotto zero significano ottanta e rotti gradi di gelo. Un simile evento lo colpiva in quanto freddo e fastidioso, e questo era tutto. Non lo induceva a riflettere sulla propria fragilità di creatura a sangue caldo, e sulla fragilità dell’uomo in generale, in grado di vivere solo entro ristretti margini di caldo e freddo; e proseguendo, non lo induceva a speculare sull’immortalità e sulla posizione dell’uomo nell’universo. Cinquanta gradi sotto zero equivalevano a una morsa di freddo che fa male e da cui ci si deve proteggere usando guantoni, copri-orecchie, mocassini caldi e calzettoni. Cinquanta gradi sotto zero per lui erano solo esattamente cinquanta gradi sotto zero. Che implicassero qualcosa di più di questo, era un pensiero che non gli era mai passato per la testa.”

Come potete aver intuito, i due brani, partendo da storie totalmente diverse, indicano però un medesimo traguardo: avere un’anima significa “sentire”, avere un sentimento, laddove con “sentimento” non intendo parlare della percezione delle cose, ovvero il freddo percepito dal protagonista del brano di London. Il sentimento, usando il termine con l’accezione che ne dà Spinoza, rappresenta il momento in cui la percezione viene fatta propria dal corpo e dalla mente, il momento insomma in cui alla percezione si dà un ordine, un significato. Continua a leggere “Storia dell’Anima nell’Epoca Robotica”

Una Filosofia Contro i Cretini

Ha la Filosofia il diritto di dire al cretino: “Mi hai rotto i coglioni?”
Certo, quel diritto ce l’ha, più di chiunque altro!
Qual è la natura del Cretino? Come si manifesta la sua esistenza all’interno di un contesto sociale confuso come quello di oggi? Che odore ha il Cretino? E che lingua sparla? Come si riconosce un Cretino? Probabilmente dal fatto che lui non ti riconosce!
La Filosofia parla di doveri. Ma dov’eri tu, Filosofia, quando i Cretini prendevano la parola? Dov’eri tu quando i diritti erano tutti storti? Dov’eri e dove sei ora, quando l’idraulico mi dice: “Io ho una filosofia tutta mia” e io mica posso rispondergli: “Io ho un’idraulica tutta mia”? Dove sei, Filosofia?
Deve tornare a parlare, la Filosofia. Parlare non solo contro il Cretino, ma insieme all’intelligenza, alla compassione, alla conversazione, all’animo espanso!
La Filosofia deve tornare a parlare di senso, per evitare l’autista in contromano. Deve tornare a pensare alle parole e smettere di parlare di pensiero. Deve smettere la nostalgia d’altri tempi perché le serve l’indicativo, d’imperfetto ce n’è anche troppo. Deve rimettersi in marcia, ma smettendo di marcire. Quindi.

Ne vogliamo parlare dei Cretini che predicano l’incomunicabile, scrivendoci sopra libri di facile fruizione?
Vogliamo parlarne dei Cretini che parlano tanto dello spirito, e quando arriva il momento giusto non te ne offrono nemmeno un goccio?
Ne vogliamo parlare di quelli che hanno una loro filosofia, ma non ci pagano sopra le tasse?
E di quelli che vendono l’illuminazione facendoci un sacco di soldi che neanche l’elettricista più ricco del mondo? Di quelli, ne vogliamo parlare?
E delle Verità Eterne messe in sconto durante il black friday con spedizione gratuita, ne parliamo?
Dell’esame d’incoscienza dopo aver ascoltato un serial sui serial-killer, ne parliamo o no?
E che dire poi di quelli che parlano di bioetica ma non sono sicuri di essere vivi?
Parliamone insomma, dei grattacapi del pensiero, e diciamolo a quei capi di lavarsi un po’ di più e grattarsi di meno!
Ne vogliamo parlare degli anticoncezionali per le idee?
Parliamo anche del Pensiero Unico e delle molte trasmissioni televisive, ma magari potessimo parlare dei Molti Pensieri e dell’unica trasmissione televisiva che nessuno si caga.
Ne vogliamo parlare di chi non scende mai due volte nello stesso fiume perché si sta suicidando, o no?
Ne parliamo? Del femminismo degli urologi; del bilinguismo dei muti; del sonno campestre dei vigili urbani? Ne parliamo?
Parliamone di quelli che si prendono troppo sul serio quando ridono, di quelli che non sanno ridere se non prendendosi sul serio. Parliamone, dei seripositivi.
Parliamo soprattutto di Cretini, di quelli convinti di sé ma non persuasi del mondo; di quelli candidati alla presidenza del proprio parlamento individuale senza nemmeno un briciolo di contraddittorio; parliamone, dei risponditori automatici nelle università e di chi non ha il tempo di fare la domanda giusta; parliamone dei “mi piace” su Facebook e del “mi faccia il piacere” nella vita reale. Parliamone, dai.
Parliamone, di quelli che pretendono la libertà di opinione dimenticandosi del dovere di conoscere.

Diamo vita a una Filosofia Contro i Cretini, che sia prima di tutto una Filosofia Pro gli Intelligenti.

Ci vediamo stasera in LIVE per ridere con la testa.

DOVETE SMETTERLA DI PRENDERCI PER IL CULO

Qualche giorno fa, il sito Fanpage.it ha pubblicato un video dal titolo “Dalle uno schiaffo!” nel quale alcuni bambini venivano invitati, dopo una breve e banale intervista, a dare uno schiaffo a una bambina. Fortunatamente, i ragazzini si sono rifiutati di farlo e così il popolo del web e dintorni ha esultato dicendo che il video era un messaggio di civiltà.

Ebbene, io invece ho commentato il video definendolo “sessista, buonista e violento” e subito il popolo di Twitter si è scatenato nel farmi notare che non era vero, che sono un disfattista, che vedo sempre tutto nero (io, poi!). Quindi, ho pubblicato questo video di risposta a “Dalle uno schiaffo” in cui mi sono sentito in dovere di spiegare le ragioni per le quali ribadisco che quel video è sessista, buonista e violento. Vi prego di prendervi due minuti, guardatelo e, se siete d’accordo, diffondetelo!

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