DOMANI ricomincia Daily Cogito!

Da non perdere, daily cogito

Finalmente, dopo la (troppo lunga) pausa estiva Daily Cogito ritorna. Mi siete mancati molto e spesso, durante queste settimane, ho sentito la tentazione di pubblicare inaspettatamente qualche episodio. Poi mi sono fermato e ho pazientato, ma non vedevo l’ora di rimettermi al lavoro!
Quindi, come sempre alle 7, si ricomincia con il podcast che combatte la zombificazione, e oltre ad alcune novità che “sentirete” già da domani, annuncio che quest’anno Daily Cogito uscirà OGNI GIORNO alle 7: anche il sabato e la domenica!

Quindi, teniamoci pronti per una stagione piena di cose da discutere, analizzare, smontare e comprendere (oppure no, mica lo possiamo sapere in anticipo!)

A domani, con Daily Cogito! 😉

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Daily Cogito torna: dal 2 settembre

daily cogito, Filosofia, podcast

Daily Cogito vi manca, vero? Manca molto anche a me: mi manca leggere i vostri commenti, ricevere le condivisioni e i messaggi privati, mi manca cercare l’argomento giusto per la puntata del mattino seguente, ma soprattutto mi manca il ritmo che Daily Cogito dà alla mia vita.
Ma non disperate, il podcast che combatte la zombificazione torna lunedì 2 settembre, con un nuovo concept, nuova sigla, nuove musiche e un anno di argomenti da approfondire, sviscerare e analizzare, filosofi e scrittori di cui parlare, luoghi comuni da spezzare e divergenze da intercettare! E non vedo l’ora!

Anche la seconda stagione potrà essere seguita gratuitamente sulle seguenti piattaforme:
Spotify
iTunes
Youtube
Spreaker
Google Podcast (dall’applicazione)

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Storia dell’Anima nell’Epoca Robotica

filosofarsogood, Filosofia

Questo testo è estrapolato dal terzo episodio di Filosofarsogood, la mia nuova rubrica podcast che esce ogni domenica alle 12! Iscriviti al mio Spreaker per non perderti i prossimi episodi! Puoi trovarlo anche su iTunes

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terzaQuand’è che un corpo contiene un’anima?
In un racconto filosoficamente molto dibattuto, Terrel Miedaner racconta di una scienziata che, per provare l’impossibilità che una macchina possegga un’anima, si trova messa di fronte a un robot-insetto che strepita e si contorce, lanciando un “debole gemito lacrimoso che si alzava e si abbassava come il piagnucolio di un bambino”, nel momento in cui la sua esistenza viene messa a repentaglio. Il racconto si intitola “L’anima dell’animale” e ci pone di fronte a un quesito estremamente attuale: come si misura l’anima?

Per iniziare questa difficile trattazione, sarò costretto a citarvi un altro racconto piuttosto famoso, ovvero “Accendere un fuoco” di Jack London: “Ma la misteriosa scriminatura della pista che si spingeva così lontano, l’assenza di sole dal cielo, il freddo tremendo e la stranezza e l’estraneità di tutto quanto, non facevano alcuna impressione all’uomo. Non perché vi era abituato da tempo. Era arrivato di recente nel paese […] e questo era il suo primo inverno. Il suo problema è che era privo di immaginazione. Era svelto e attento alle cose della vita, ma solo alle cose e non al loro significato. Cinquanta gradi sotto zero significano ottanta e rotti gradi di gelo. Un simile evento lo colpiva in quanto freddo e fastidioso, e questo era tutto. Non lo induceva a riflettere sulla propria fragilità di creatura a sangue caldo, e sulla fragilità dell’uomo in generale, in grado di vivere solo entro ristretti margini di caldo e freddo; e proseguendo, non lo induceva a speculare sull’immortalità e sulla posizione dell’uomo nell’universo. Cinquanta gradi sotto zero equivalevano a una morsa di freddo che fa male e da cui ci si deve proteggere usando guantoni, copri-orecchie, mocassini caldi e calzettoni. Cinquanta gradi sotto zero per lui erano solo esattamente cinquanta gradi sotto zero. Che implicassero qualcosa di più di questo, era un pensiero che non gli era mai passato per la testa.”

Come potete aver intuito, i due brani, partendo da storie totalmente diverse, indicano però un medesimo traguardo: avere un’anima significa “sentire”, avere un sentimento, laddove con “sentimento” non intendo parlare della percezione delle cose, ovvero il freddo percepito dal protagonista del brano di London. Il sentimento, usando il termine con l’accezione che ne dà Spinoza, rappresenta il momento in cui la percezione viene fatta propria dal corpo e dalla mente, il momento insomma in cui alla percezione si dà un ordine, un significato.