DE-POST: il programma completo

Nel weekend del 3-4-5 marzo 2017 si terrà il mio nuovo seminario DE-POST in cui si parlerà di libertà di espressione, censura e comunicazione nell’epoca della Post-Verità! Il seminario, tenuto in collaborazione con Dellimellow, ha un programma ghiottissimo e in questo articolo ve ne voglio parlare brevemente!
Si tratta di uno dei programmi più stimolanti che mi sia capitato di portare ai miei numerosi seminari e non vedo l’ora di condividerlo con chi vorrà partecipare (mancano solo 11 posti, quindi è meglio se vi affrettate!)
Ecco quindi il programma completo:  Continua a leggere “DE-POST: il programma completo”

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La parola, l’incantesimo

incantesimoLa parola è incantesimo.
La parola è l’incantesimo con il quale possiamo far entrare un po’ di caos dentro la stanza chiusa delle nostre convenzioni. Scriviamo per liberarci e non serve altro che la parola per rompere i circoli viziosi delle prevedibilità, delle routine, delle catastrofi immobili.
Non esiste scrittura che non parta dall’impulso invasivo: non evadere dalla realtà, ma invadere la realtà con quel poco di virtuale che basta a scandalizzarla, rimescolarla, costringerla all’immaginazione. Non c’è scrittura che non possegga un briciolo di liberazione. Esiste certo la scrittura illusa, quella che s’illude di essere brullo commercio di senso, asettico scambio di storie, innocua finanza di significato. Esiste Baricco ed esiste anche Twilight. Esiste una scrittura che s’illude di poter non-sovvertire l’ordine universale, di mantenere intatto il cosmo, ma non è l’autore che decide il destino dei propri scritti.
La scrittura dirompe ed erompe al tempo stesso, è sommovimento del dentro-fuori cosmico che apre il firmamento come una vagina infinita e ci lascia annegare nei suoi umori siderali. La scrittura è taglio che mostra la narrazione pura, e al di là del firmamento slabbrato troviamo esattamente questo: il caos, l’indimostrabile, il non-spiegabile, il difforme, che entra, penetra il mondo e ci penetra il corpo, la testa, gli occhi, diffondendo un senso di onnipotenza timida, di umiltà superba, spingendoci a vomitare nel mondo la novità, come un conato proveniente da profondità ben più ampie del nostro animo.
La scrittura ci sventra mentre sventra il firmamento e connette la nostra bocca spalancata alle labbra divaricate della volta celeste. Si scrive per succhiare il caos, per terrorizzare le linee e sparpagliarle in curve, asintoti, idee selvagge, raffiche di mostruosità angelica.
Si scrive perché vogliamo fare brandelli di ciò che siamo.
La parola è incantesimo e scrivere ci tramuta in stregoni.