Scacchi matti

Narrativa

scacchiA raccontar gli scacchi ci si perde la testa, dice il re decollato.

E raccontarvi com’è che il sovrano ha perduto il cranio puntuto, cristianissimo bardato di croce cattolica bucolica? Com’è raccontarvi la guerra de’ scacchi, scrivendo senza malizia il vicendevole massacro de’ pedine innocenti?

C’è il re-scacco da metter nel sacco, matto direte, e invece no: pigro e goffo, di passo in passo girovago tra i quadri, ma non sa nulla di musei. Eletto da nessuno, perfetto per nessuno, sovrano per divin diritto, ma dir retto è dir troppo. Balza per arroccarsi, ma non divampa d’emozione per i Rolling Stones, come quelli che al rock arsi. Per salvarsi la pellaccia mette tutti in allerta, e questo è il realismo del re stracco: sacrifica persin la sacra fica per salvar il pisello regal.

C’è la regina-scacco, temuta e muta, ritta e zitta, mossa da estinto materno, pronta a divorare pure i figli. Lei non allatta ma allotta, non infonde amore ma diffonde timore. Eppur, con tutta quest’amazzone dominanza, ancor se ne sta all’ombra del sovrano coglione, in attesa dello scacco scemo, puntuale come l’arrocco.

Gli alfieri, obliqui ubiqui, fieri in fieri di agonale agone, agonizzanti alla gonna della regina-scacco, proteggano dall’oltraggio la regale famiglia, sacrificando sguardi di traverso, strategie oblique, diagonali frenesie.

Poi il cavallo, che di cavillo in cavillo disegna elle e balza sulle teste-scacco di amici e nemici. Nutrisce l’attacco e nitrisce d’arrocco, scalpita di morte ma capita che muoia. Il cavallo, di saltello in saltello sorvola avversario e fratello, sopra loro vola e caca, scavalcando cavallo e cavaliere, ma con mestiere.

Torre d’avoir-faire di verticale orizzonte, s’arrocca tarocca granitica e salvifica. La torre non corre, accende il motorre e rotola ben dritta, così l’han scritta. È dura, è pietra, ma un piccolo pedone la può sgambettare: lei stramazza, s’ammazza, rovina, scontrosa, sfrantuma di puzzle, in scacco pazzo di pezzi grezzi.

Il pedone, clone di cloni, figlio dei figli di nessun sovrano, prima linea, scacco da macello, nano di letame letale. Meno importante d’uno scarafaggio, sarà saggio? Eppure, eccolo duellare con cavalli, cavilli, alfieri fieri e inferi torrebondi. Eccolo, dal basso all’alto, dal fondo al tetto del mondo. Eccolo, il pedone, che nessuno ama perché sarebbe pedofilo. Eccolo, il pedone scavezzascacco, infingardo, imprevenibile, sotterfuggino! Eccolo, sbalza scalza contro ogni previsione! Eccolo, infilza la smilza, destituisce chi nitrisce, aborre la torre, trafigge e sconfigge, sfiora l’alfiere l’ammazza lo strazia!

Eccolo, un quadro alla volta insegue il sovrano, che canta d’affanno e grida spaura! Eccolo, il re-scacco quasi nel sacco, corona sul pacco sudore sfiancato!

Anarchico pedone” urlacchia il reietto, “brutal nanaccio” sbraita lo scostumato! Eppure il nanaccio persiste insiste esiste, un quadro dopo l’altro, e non c’è arrocco che tenga, non c’è regina che venga! Eccolo, il pedon pedone lancillotto in pugno e sguardo assanguato nell’occhi! Avanti, brutal scherzetto di natura balorda, taglia e non ricuci, decapita e non incolla, sventra e non rammenda! Ché pur nello scacco il re è della stessa tua materia: merda!

Eccolo, pedoncin coraggioso, ultimo baluardo del popoletto tutto, colla lama giocosa s’incula s’infila si scotenna il sovrano, ed ecco lo scaccomatto, ecco lo scaccoculo, ecco il culomatto del sovrano impalato!

La scacchiera sta in silenzio, insanguinata di bluastro plasma. Solo il pedone nanaccio infingardo, solo lui reietto resta in piedi dopotutto. Le torri son crollate, i cavalli falciazzati, l’alfiere decollato, la regina martoriata, il sovrano sbandierato.

E ora, a te la scelta: ribadir la follia innalzando un nuovo re, per dissanguare un altro mondo a colpi di scaccopazzo, o camminar lontano, l’onta no, non la puoi vivere ancora.

Scacco dannato bruttone assassino, fai la tua scelta: se morir da suddito pedone o vivere da libero scacco infingardo.

Non ti resta che la testa, calva e scolorita.

Non ti restan che la scelta, la rabbia e questa vita.

***

(inizialmente pubblicato qui)

Asta planetaria

Narrativa

asta planetaria«Planetoide disabitato Ecretex, sistema OKL-43 della costellazione del Canguro Impazzito, quadrante 23,44. Proveniente dalla collezione del Barone Occipitale Umberth Crotax. Valore stimato: ventitré milioni di Copek rivoliani. L’asta parte da tredici milioni.»

Come reagireste, nel sapere che il vostro pianeta è di proprietà altrui?

Sarò sincero: molti popoli neanche se ne accorgono, e rimangono inconsapevoli per tutta la loro esistenza. Ma quando si tratta di mettere all’asta un intero mondo, perché il proprietario è defunto senza eredi, oppure caduto in disgrazia in seguito alla crisi intergalattica, allora le cose si complicano.

«Il rettiliano laggiù offre quattordici! Chi può far meglio di quattordici? La signora verde e gialla con sette file di canini in seconda fila? Quindici! Bene, quindici!»

Capita spesso che un popolo di ornitorinchi scientifici si ritrovi da un momento all’altro in mano a un sanguinario bebè cosmico strapieno di soldi, e così il loro pianeta viene ficcato dentro un sacchetto di biglie e rimescolato insieme ad altre centinaia di mondi sfortunati, solo per essere rotolati su pavimenti sconfinati o giocati su spiagge ai confini delle costellazioni. Ma succede anche di finire tra le mani di una Dama Nera del sistema di Kostipax, che usa i pianeti per curare quei fastidiosi moti intestinali che danno vita, nel migliore dei casi, a nebulose vastissime. Nel peggiore, a buchi neri supermassicci.

Non ho intenzione di addentrarmi sull’uso che una Dama Nera di Kostipax fa dei pianeti acquistati all’asta. Potete pure… supporre.

«Ecretex se lo aggiudica il rettiliano laggiù, per diciotto milioni di Copek!»

Immaginate: un giorno vi svegliate e venite a sapere che il vostro mondo è diventato proprietà di un feudatario siderale, di un maniscalco gassoso oppure di una supergigante rossa e isterica ai limiti del cosmo. Come la prendereste? E prima neanche sapevate che il vostro pianeta fosse proprietà di qualcuno!

Non lo nego: molti si incazzano.

«Passiamo a Fuborth, gigante gassoso abitato da un popolo di fantasmi assassini. Ruota intorno alla stella morta Gambed II, puzza di cavolfiore avariato ma il suo nucleo è pieno di gommapiuma, carte da gioco e pongo, materiali pregiatissimi. Si parte da un valore di centottanta milioni di Copek! Centottantatré per il Conte sideriano alla mia destra!»

Pianeti, asteroidi, meteore, stelle e anelli, tutto nell’universo è in vendita o già acquistato o in procinto di passare di proprietà, cosa credete? Colui che ha investito nella costruzione di questa galassia dovrà pure rientrare della spesa, no? Così, le banche universali emettono mutui millenari, nobili possidenti rimpinguano la loro collezione di oggetti celesti, famiglie un tempo ricche devono disfarsi di ogni bene cosmico per racimolare un poca della fortuna passata. Ieri Marte è stato venduto a un’asta fallimentare per tredicimila Copek (le quotazioni del Sistema Solare sono basse, dopo che i Gargantuli Oceanici Rock hanno colonizzato Giove e Mercurio, con tutti i loro schiamazzi notturni che attraversano il vuoto).

«Fuborth? Nessuno offre di più? Centottantatré uno, centottantatré due, centottantatré tre! Aggiudicato!» STOMP!

Caro amico rinchiuso nel tuo piccolo mondo, ora esci di casa, se una casa ce l’hai, e guarda verso l’alto, in cielo, dove da sempre osservi lo spazio siderale in cerca di risposte. Lassù non ci sono risposte, ci sono solo domande: «Quanto costa questo inutile sasso?», «Quanto posso ricavarci dalla demolizione di questo pianetucolo?», «Chissà che gusto ha il suo equatore».

Siamo sempre in procinto di essere venduti, svenduti, messi all’asta, acquistati e poi chissà in che mani capitiamo. Tu, che ti preoccupi del tuo portafogli, del tuo mutuo, delle tue minuscole problematiche da infima creatura dispersa nel cosmo, potresti essere parte di una compravendita universale di dimensioni sproporzionate, rispetto alle tue minuscole paure. Quindi ora esci, guarda verso l’alto, osserva il punto di congiunzione tra Sirio e l’angolo cottura di Orione, lassù si sta svolgendo un’asta planetaria che se ne frega di te e delle tue ansie.

«Pianeta Terra, sistema Solare ai confini della Galassia CCXR, anche conosciuta come “Via Lattea”. Popolato da esseri spauriti e rancorosi che ancora credono di essere al centro dell’universo. Inquinamento alto, puzza di pesce fritto e gelatina un po’ sfatta. Tanta acqua, ma pochissima bevibile. Atmosfera satura di pessima musica, chiacchiere inutili, idrogeno e abiti della Desigual. Messo all’asta per fallimento della Confraternita Rettiliana Inequivocabile, dopo un tentativo di speculazione sugli anelli di Saturno (che non erano fatti di diamanti, ragazzi). Prezzo di partenza: sessantamila Copek. Qualcuno offre di più?»

Guarda verso l’alto, amico mio. Proprio là. Sì.

«Sessantamila? È un pianeta dalle grandi potenzialità, signori. Nessuno?»

Guarda verso l’alto, qualcuno ti sta osservando, proprio ora, in cerca di un motivo per acquistare il tuo piccolo stupido mondo.

«Andiamo, signori, è praticamente regalato!»

Guarda verso l’alto. Ora scaccolati, come fai di solito, pensando alla partita di ieri sera, a tua cugina quant’è gnocca, a speriamo che Federica non sia incinta. Dai, su.

«Niente? Nessuna offerta?»

Ti stanno guardando, e si chiedono che cosa potrebbero mai farne di te.

«Neanche come soprammobile per nebulose?»

Nessuno ti vuole, tira un sospiro di sollievo.

«La Terra rimane invenduta!» STOMP!

Ora che sei libero senza saperlo, puoi fare ciò che vuoi del tuo mondo.

Ovviamente, la userai per andare a giocare con la slot machine al bar di fronte.