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#SolarisWeek – programma e calendario

La conoscenza acquista strane forme.
Può capitare che essa si tramuti in un pianeta ai confini del cosmo, un pianeta eccentrico e irrisolvibile come Solaris. Oppure può insinuarsi tra le pieghe del web, in particolare di YouTube, e impossessarsi di sette canali di divulgazione scientifica per far sì che una piattaforma di video divenga il fulcro del sapere!  Continua a leggere #SolarisWeek – programma e calendario

Toc Toc

odinoA chi cerca le risposte in cielo io dico: ascoltate la terra sotto i piedi.
C’è un tale frastuono che imperversa tra gli intestini del pianeta, un passato che mai viene digerito e che di tanto in tanto si riversa come vomito sui fianchi delle montagne, tra le strade delle città, inondando paesini e popolazioni con la piccola follia dell’universo. Un tale marasma che si stratifica, come un demone che prende a spallate la porta di casa, che cerca di entrare, uscendo dal corpo, che cerca di sfondare la coltre di illusioni che la pace ci permette di intessere. Un tale caos di voci, vendette, innocenze, un tale inferno fatto di ipocondria, ira, rabbia, da mettere a soqquadro il ventre maledetto di questo mondo eternamente in pena.
A chi cerca di sfuggire a tutto ciò io dico: stanno arrivando.
Stanno arrivando le orde assassine che solcano gli invisibili torrenti che dal centro della Terra portano alle sue superfici, arrivano gli eserciti in groppa ai mostri di cui soltanto le leggende narrano, i mostri che hanno occhi dimenticati da generazioni, fauci che ancora assaporano il sangue dei nostri antenati, prima che tutto fosse obliato, sotterrato, rimosso. Stanno arrivando i padroni delle nostre terre e ci ruberanno ciò che ci siamo illusi di possedere, deprederanno ciò che è loro, razzieranno tutto quello che ci hanno soltanto lasciato in prestito, giusto il tempo di farci gustare un momento di libertà. Libertà fasulla, certo, solo quella che possiamo permetterci con la nostra stoltezza.
A chi resta in piedi in difesa della propria terra io dico: arrendetevi e lasciatevi abbrancare.
Lasciatevi abbrancare dai veri tiranni di questo piccolo sasso lanciato nello spazio, lasciate che i fantasmi risorgano e si riprendano ciò che appartiene loro, accogliete i demoni con grandi canti di paura, con banchetti di carne umana, con i boccali tracimanti del vostro stesso sangue, accoglieteli con una festa per la fine della civiltà perché loro stanno arrivando, gli eserciti infernali, e getteranno i dadi per rimescolare le carte, per cancellare tutto ciò che è stato fatto, scritto, pensato, compiuto, per far ricominciare tutto da zero, per dare un nuovo inizio e poi nascondersi, ancora una volta, sotto la sottile coltre delle superfici che non ci proteggeranno mai.
A chi inizia a sentire la paura io dico: tenetevi pronti a venire inghiottiti dalla terra.
A diventare fantasmi, spettri, soldati dell’inferno di domani. Tenetevi pronti a trasformarvi in quella stessa paura, a diventare identici ai vostri carnefici, ai vostri demoni, per poi ritornare negli antri bui della profondità, a dormire, in attesa che una nuova occasione giunga.
Una nuova occasione per bussare alla porta della casa d’altri.

Interstellar, la recensione

Un viaggio nel vuoto (della mente di Jonathan Nolan)

interstellarPerché, Cristopher?

Perché hai lasciato che delle idee così belle venissero malamente scritte da tuo fratello? Perché hai permesso che il tuo film più ambizioso, quello che ti avrebbe proiettato in una dimensione kubrickiana, fosse dato in pasto alla penna buonista, confusa e priva di talento di tuo fratello Jonathan?

Interstellar aveva tutte le carte in regola per diventare un capolavoro immortale: un’opera sul cosiddetto “paradosso dei gemelli” di Einstein, un film sulla relatività portata a livello cosmico, una narrazione spinta fino al confine ultimo dello spazio cosmico. Pianeti inesplorati (impossibili, mi verrebbe da dire), wormhole sbucati nei pressi di Saturno, galassie lontane centinaia di milioni di anni luce che invece sembrano stare proprio dietro l’angolo di casa. Da un anno attendevo questo film in maniera spasmodica.

E tu, Cristopher, tu che fai? Lo fai scrivere a tuo fratello?

Facciamo il punto: cosa capita quando prendi un potenziale capolavoro come Interstellar e lo dai in mano a tuo fratello? Ecco un piccolo elenco dei disastri interstellari:

  1. capita che alcuni tra i più esperti scienziati terrestri intrattengano tra loro dialoghi infantili nei quali si “spiegano” l’un l’altro concetti elementari come la relatività generale, la struttura di un wormhole e lo sfasamento temporale dovuto al viaggio dentro un buco nero, tutti concetti assolutamente fondamentali per il più stupido dei fisici che si occupano di spazio interstellare e che nel film sembrano invece oscuri ai più. Questo perché Jonathan Nolan non sa “raccontare” storie, ma soltanto spiegarle a un pubblico di decerebrati (almeno considerati tali);
  2. accade che la prima ora e un quarto del film trascorra senza che nulla succeda, su una Terra che rigetta gli umani, in una scuola dove si ordiscono “complotti” contro i bambini ai quali si nasconde lo sbarco sulla Luna (ma a che è servito??), dentro una fattoria dove le dinamiche familiari rimangono oscure e superficiali (e ai fini della storia servono a poco o nulla), insomma: accade che la prima ora e un quarto (di un film da tre ore, insomma, prima regola del buon narratore è: “tagliare dove si può tagliare”) sia assolutamente inutile e superflua;
  3. succede che il punto focale di tutto il film, cioè (non è uno spoiler, chi non ha visto il film non capirà una mazza) il messaggio del “fantasma” che dice STAY (“resta”) venga scritto dalla stessa persona che poi dà le coordinate per raggiungere la base NASA dove si prepara la missione nello spazio (e SCUSATE, ma questo è un problema di contraddizione TOTALE nella trama!!! Se voleva farlo restare, perché cacchio ha dato le coordinate poi???), per non entrare poi dentro la questione: a che cosa serve la formula che il protagonista “suggerisce” alla figlia attraverso il gioco con le lancette dell’orologio? Non si capirà mai nel film, né Jonathan Nolan si è ricordato di specificarlo, forse a causa dall’ingente quantità di cocaina sniffata durante la stesura;
  4. capita che una regia SPETTACOLARE (Interstellar è una gioia per gli occhi) venga completamente oscurata da una trama idiota, piena di buchi, questioni irrisolte, banalità narrative e dialoghi assurdi;
  5. e infine, signore e signori, può accadere che, dopo un viaggio all’interno di un Buco Nero Supermassiccio (gitarella in campagna, proprio), Jonathan Nolan decida NONSISACOMENONSISAPERCHÈ di salvare tutto e tutti in un finale buonista e democristiano come solo gli americani PEGGIODELPEGGIO possono desiderare. Terrificante finale, tra “Eureka!” lanciati al vento e baci buttati al cesso che non hanno alcun senso, non si capisce da dove escano, non si sa cosa raccontano.

Insomma, caro Cristopher, capita che un appassionato dei tuoi film come sono io bestemmi in sanscrito durante la proiezione di quella che avrebbe dovuto essere la tua consacrazione tra gli immortali del cinema. Capita che Interstellar sia una delle più grandi occasioni mancate nella storia della pellicola. Capita che io acquisti un biglietto per Los Angeles e venga in cerca di tuo fratello per eliminarlo dalla faccia della Terra.

Sono cose che capitano.

Caro Cristopher, la prossima volta il film fattelo tu, ti prego!

P.S.: persino la colonna sonora di Zimmer, maestro indiscusso e probabilmente uno dei più grandi compositori per il Cinema della storia, appare spesso fuori luogo, invadente e inutilmente pomposa. Peccato, pure il genio tedesco secondo me ha toppato in questa occasione.