#GIOVANIDOGGI – 12/13/14.07 con Wesa

Da non perdere, Eventi, Filosofia

Abitare l’oggi è un casino. 
È molto meglio in effetti starsene rintanati nell’idea del passato, rimpiangendo tempi mai vissuti, nutrendo la nostalgia di epoche “illuminate”. Oppure è più comodo trovare rifugio nelle utopie, nei mondi a venire, nei sogni che ci permettono di evadere un po’ dalla realtà che ci circonda. Eppure, l’unico modo per sopravvivere è stare nel proprio presente, indagarlo, comprenderlo, usandolo e, perché no, modificandolo. La critica al presente è fondamentale, ma la può fare solo chi riesce a guardarsi attorno, non chi vive di fantasie passate o future, non chi fugge dalla luce dell’oggi e si rinchiude nell’ombra dei propri fantasmi.

FiloSoFarSoGood 1/4: il Potere

filosofarsogood, Filosofia, FSFSG: la rivista

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COPERTINA1.4

Giogo illegittimo oppure necessità sociale? Il Potere, inteso in ogni sua forma, rappresenta uno dei problemi filosofici più attuali e pervasivi del nostro mondo contemporaneo. Ma qual è la sua natura? Il Potere viene esercitato per scelta oppure è connaturato alla struttura della nostra vita? Colui che lo esercita è un prevaricatore malvagio oppure un male necessario? E in quali forme si può immaginare un Potere che sia accettabile? “Bisogna farne di strada per diventare così coglioni / da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni” cantava Fabrizio De Andrè. Ma il Potere è molto più profondo e complesso della semplice dicotomia bene/male.

Questo numero è possibile grazie al contributo della redazione, composta da
Ivan Corrado 
Emanuele Ambrosio 
Andrea Natan Feltrin 
Arianna De Rizzo
Mattia De Franceschi 
Davide Raguso 
Lilia Mauroner 
e grazie al contributo extra-redazionale di
Vittorio Catalano 
Gabriele Pardini 
Tobia Sgnaolin 
Domenico Cisternino 
Nino Matafù 
Chiara Cosentino 
Tommaso Riva 
Matteo Recrosio 
Giovanni Citrigno 
Angelo Andriano 
Oreste Joshua Niccoli

L’intellettuale leccaculo del XXI secolo

Filosofia, Riflessioni Politiche

In Italia non abbiamo avuto molti intellettuali veri, abbiamo però avuto moltissimi intellettuali “di corte”, ovvero gente che usava la cultura (spesso scarsissima) solo per produrre discorsi che solleticassero l’ego del potente di turno, del governante o del sovrano.
Questi intellettuali, nel corso dell’ultimo mezzo secolo, si sono infilati dappertutto: università, scuole, televisione, accademie, salotti, poiché la politica (i datori di lavoro insomma) permetteva loro di costruirsi una credibilità non sulle capacità, sulle idee o sul valore di quanto pensavano e dicevano, ma sulle amicizie, sui contatti e sulle compagnie che frequentavano.
Questo è il motivo per cui molti intellettuali si sono sempre affiancati a politicanti, potenti, burocrati et similia: non avendo alcun valore le loro idee, i loro “libri” e i loro pensieri, non potevano far altro che appiccicarsi a qualcuno che avesse il potere di dare loro un po’ di visibilità.
Per chi pensa che la nuova generazione possa sottrarsi a questo giogo, ho purtroppo brutte notizie: il mondo intellettuale imberbe pullula di personaggetti privi di scopo, talento e originalità che però hanno già capito l’antifona e si nascondono sotto l’ala di quel parlamentare o di quel funzionarietto da strapazzo, leccando culi a forma di scranno nella speranza che un giorno qualcuno elargirà loro l’obolo tanto agognato. Questi personaggetti si fanno largo in politica mascherandosi da intellettuali, ma nella realtà dei fatti sono solo individui senza idee che vorrebbero ritagliarsi un posto nel mondo dei potenti a discapito di chi dovrebbe esserci per meriti e capacità.
Questi personaggetti si vantano di tenere lezioni in università, ma non dicono che quel posticino lì gliel’ha tenuto in caldo il parlamentare, il deputato, il funzionario che, impietosito, ha deciso di concedere quel piccolo vezzo al loro ego sgonfiato. Dicono di avere schiere di seguaci, ma non si rendono conto di venir seguiti da altrettanti personaggetti bisognosi di sapere che alla mediocrità c’è un rimedio, e quel rimedio si chiama “leccaculismo”.
E non lasciatevi persuadere quando questi personaggetti diranno che sono mossi da ideali, motivazioni alte, beni superiori: non è vero. Sono mossi da maldicenza, da incapacità e arroganza.
“La loro funzione più importante è giustificare l’esistenza dei loro datori di lavoro” scriveva Raskin a riguardo degli intellettuali di corte, e non ce ne libereremo facilmente perché la mediocrità che la politica produce è molto più forte, molto più consolatoria e molto più massiccia di qualsiasi idea dotata di buone ragioni.
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elogioIl 6 giugno è uscito “Elogio dell’idiozia”, il mio nuovo libro per edizioni Tlon. Lo puoi trovare su Amazon (QUI in formato ebook) o IBS!
Sabato 30 giugno e domenica 1 luglio sarò a Torino per due eventi correlati al libro! Non mancate!

Opinione ed Appartenenza

Narrativa
Poter cambiare opinione è una grande ricchezza. Significa saper prendere le distanze dalle proprie convinzioni e rendersi conto che il mondo è molto più complesso di quanto il mio impianto concettuale e interpretativo mi mostra di volta in volta.
Mi rendo conto che oggi sta diventando sempre più difficile saper cambiare opinione. Questo dipende dal fatto che l’opinione non è più qualche cosa che nutro nel mio privato, che confronto con le mie letture e le mie esperienze e che condivido magari con la sola stretta cerchia dei miei affetti. Oggi l’opinione è tratto distintivo di un’appartenenza, la divisa da indossare per cameratismo, il segno distintivo del fatto che faccio parte di una determinata comunità.
Fin quando l’opinione era una cosa privata, concessa soltanto a coloro di cui avevo fiducia, cambiarla significava avere il tempo, la possibilità, la pazienza di spiegare, razionalizzare, far comprendere quel cambiamento. Soprattutto, non comportava il rischio di venir ostracizzato, espulso dalla comunità, dalla cerchia. Oggigiorno, essendo l’opinione diventata pubblica e manifesta, cambiarla significa disattendere le ritualità, le cerimonie, le convinzioni, la semiotica e la grammatica della mia appartenenza.
Perciò, all’interno della mia “comunità di opinione” non si propongono letture alternative ad essa, non si discute con chi non fa parte della cerchia, non si parla di concetti, idee o fatti alieni a ciò che si ritiene normale e ammesso in quel determinato contesto. All’interno della mia comunità siamo al sicuro nel pensarla come abbiamo deciso di pensare e non dobbiamo temere alcuno sconvolgimento dell’ordine stabilito.
E se qualcuno ha la (s)fortuna di imbattersi in un dubbio, magari perché in libreria gli è caduto sul piede un libro che afferma l’esatto opposto di quanto tutti noi pensiamo lì dentro, o perché si innamora di una persona che sostiene idee contrarie alle nostre, allora dovrà guardarsi bene dal farsi persuadere da tutto ciò. E nel caso cambiasse idea, gli renderemo impossibile restare all’interno della nostra comunità. Come ha osato portare qui dentro un po’ di alternativa?!?
Cambiare opinione oggigiorno è difficile perché può significare dover ripartire da zero, vedersi espulso dalla propria comunità di appartenenza, veder cancellate amicizie, conoscenze e affetti. I pochi che hanno il coraggio di cambiare idea dovranno arrendersi a questo brutale fatto.
E nessuno mi farà cambiare idea a riguardo.