La Fobia del Moderno

Esiste una diffusa tendenza a considerare come inesorabilmente superati, in campo filosofico, gli autori cosiddetti “moderni” come Spinoza, Kant, Leibniz e altri. Questa tendenza, avviata soprattutto dopo le rivoluzioni scientifiche, cognitive e tecnologiche del secolo scorso, ritiene obsoleto il pensiero scaturito da tali autori, e se nella migliore delle ipotesi lo prende in considerazione quale prima traccia del contemporaneo (da guardarsi perciò con quella diffidente e paternalista ammirazione che tributiamo alle prime pellicole del cinema in relazione ai film di Nolan o alle pitture rupestri in relazione a Klimt), nella peggiore lo deride in pubblica piazza come se fosse il balbettìo di uomini ingenui e poco preparati alle sfide della contemporaneità.

Ciò che in questo modo si perde di vista è l’attualità delle riflessioni dei vari Spinoza, Leibniz e Kant, l’efficacia delle loro trattazioni e l’utilità che esse possono rivestire nello studio di praticamente qualsiasi campo di applicazione a noi coevo. D’altra parte, timide reazioni a questa ottusa incomprensione del moderno (ma sarebbe più opportuno chiamarla “fobia” del moderno) cominciano ad arrivare. Mi vengono in mente le ricerche di Antonio Damasio, con i suoi bellissimi testi “Alla ricerca di Spinoza” e “L’errore di Cartesio”, in cui viene svelata in modo eclatante l’importanza delle intuizioni di Spinoza e altri moderni in un campo così spiccatamente contemporaneo come quello delle scienze cognitive. Altri autori iniziano timidamente a riutilizzare il pensiero moderno per superare alcune delle impasse nelle quali la postmodernità ci ha portati, soprattutto nell’ambito politico: le riflessioni di Kant sul diritto naturale, quelle di Leibniz sul significato della soggettività o quelle di Locke sul concetto di proprietà sono tornate alla ribalta e dimostrano che non è certo il trascorrere dei secoli a rendere meno efficaci alcune intuizioni filosofiche.
Poi, è ovvio che non tutto va preso per buono: le idee di Locke sul concetto di razza non possono certo resistere ai cambiamenti concettuali e sociali degli ultimi duecento anni, così come la concezione deterministica Spinoziana difficilmente riuscirà a sopravvivere alla prova della fisica quantistica. È assolutamente ovvio che recuperare le intuizioni di tali pensatori non significa affatto prendere per buono il 100% di quanto da essi sostenuto, ma considerarli inutili o ridicoli soltanto perché provenienti da un’epoca diversa dalla nostra (diversissima se guardiamo alle tecnologie, alla scienza e alle scoperte, ma praticamente uguale se osserviamo i comportamenti e gli atteggiamenti dell’uomo nei confronti di sé) rappresenta un’ottusità parimenti inaccettabile.

La grandezza della filosofia (così come della letteratura) sta proprio nel fatto che i secoli non incidono sull’efficacia della conversazione che possiamo intrattenere con un autore vissuto trecento anni fa, né le sue idee perderanno di significato o utilità sulla base del tempo trascorso. A rendere inefficaci le riflessioni di un autore è un pensiero che possa dimostrarne la falsità argomentativa, l’invalidità logica, ma arrivati a questo punto non possiamo che constatare come, con tutta la scienza e conoscenza, con tutto il progresso e la tecnologia, autori come Kant e Spinoza ancora non abbiano subito un tale destino e di come il loro pensiero debba essere sempre affrontato come un serio avversario o sostenitore del progresso umano.
Se perdiamo per strada questo patrimonio e con l’arroganza dei contemporanei ci limitiamo a guardare ad essi come a statue ci cera, rischiamo di smarrire un inestimabile valore che forse non ci dirà nulla su come si comportano i bosoni in alcune condizioni particolari, o non ci darà indizi sulla costruzione degli algoritmi di Amazon e Facebook, ma potrebbe darci grandi spunti di riflessione sul ruolo che intercorre tra datismo e diritto naturale, sulla relazione tra immigrazione e identità, sulla natura delle idee e del senso del sé, tutti temi che sono rimasti centrali e quasi immutati fin dalla notte dei tempi.

Il postmoderno ha avuto forse questa grande colpa: convincersi dell’insignificanza di quello che è venuto prima di sé, un’insignificanza che non porta ragioni ma che delinea una vera e propria fobia del moderno. Nessun pensiero che nasca dalla paura dei propri predecessori avrà lunga vita.
E se noi vogliamo avere vita, dobbiamo cominciare a guardare con serietà a coloro che prima di noi hanno pensato in modo diverso da noi.
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elogioIl 6 giugno è uscito “Elogio dell’idiozia”, il mio nuovo libro per edizioni Tlon. Lo puoi trovare su Amazon (QUI in formato ebook) o IBS!
Sabato 30 giugno e domenica 1 luglio sarò a Torino per due eventi correlati al libro! Non mancate!

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DE-POST: il mio nuovo seminario con Dellimellow

La Realtà è quella cosa che accade 
quando siamo impegnati a raccontare una frottola. 
Friedrich Nietzsche 

La citazione riportata sopra è ovviamente falsa, ma conta davvero qualcosa?
L’epoca della Post-Verità ci insegna che spesso i Fatti contano molto meno della narrazione che facciamo. Anzi, spesso non contano proprio nulla. Siamo irretiti in una situazione nella quale le fonti non hanno importanza, la credibilità è messa sotto le scarpe, l’autorevolezza (e non l’autorità) è derubricata a optional.
L’opinione dell’esperto, equiparata a quella dell’opinionista di turno, è totalmente svuotata di significato e questo porta al dilagare delle bufale e delle false narrazioni.

Il web ha amplificato enormemente il fenomeno (ne ho ampiamente discusso in QUESTO video), portando concetti come “libertà di espressione”, “censura” e “ricerca della verità” a traguardi mai immaginati prima.

Per questo è nato DE-POST, il mio nuovo seminario che terrò nel weekend del 3-4-5 marzo 2017 a Urbana (PD), presso l’Ostello di San Salvaro (un luogo davvero stupendo, QUI potete trovare immagini e informazioni sul luogo). Il seminario, in collaborazione con Dellimellow, avrà la durata di 48 ore, dal venerdì sera alla domenica pomeriggio, e oltre a seminari e laboratori di discussione ci saranno momenti conviviali, giochi e attività divertenti! Nella quota di iscrizione, fissata a 160 euro, sono compresi vitto e alloggio completi per i due giorni!
Come sempre ai miei eventi, l’obiettivo è quello di imparare molto, ma creando un’atmosfera famigliare e amichevole che ci accompagni durante il seminario!

I posti sono limitati, solo VENTI, e alcuni sono già stati prenotati, perciò se vi interessa partecipare a DE-POST vi consiglio di affrettarvi a scrivere via mail: dalferro.ric@gmail.com! In questo modo potrò inviarvi il materiale per l’iscrizione e il programma completo!

Sarà un’occasione davvero fantastica e spero che risponderete numerosi a questa iniziativa!

Per qualsiasi informazione non esitate a scrivermi!

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