MARTEDÌ SBERLE: Vivere è Scommettere

Mercoledì 6 giugno è uscito in tutte le librerie il mio nuovo libro “Elogio dell’idiozia”. QUI puoi acquistare la tua copia (QUI la versione ebook). A QUESTO link trovi tutti gli eventi di presentazione delle prossime settimane (SCHIO, TORINO, BOLOGNA e altre tappe).
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La strada verso la felicità è lastricata di incertezze.
Le incertezze sono quelle che pesano sul tuo bilancio esistenziale quando ti trovi a dover fare qualche progetto: “Andrà bene il colloquio? Sarò all’altezza delle aspettative? Le mie capacità saranno sufficienti? E io? Io sarò pronto per quello che mi aspetta?”
Sei alla costante ricerca di una polizza assicurativa contro il fallimento, come se qualcuno potesse darti la certezza che se inizierai a fare qualche cosa, se darai vita a quel progetto che stai ideando da anni, il successo arriverà. Sei sempre in cerca di un indizio che ti permetta di dare inizio al tuo progetto senza il rischio di vederlo crollare inesorabilmente sotto il peso dell’insuccesso. Non importa di che cosa si stia parlando: può essere il tentativo di conquistare il desiderato partner, oppure la speranza che l’attività in procinto di avviarsi trovi terreno fertile; si può parlare di economia o sentimento, di cultura o hobby, in qualunque caso cercherai un antidoto all’incertezza, un qualche cosa che ti permetta di dire: “So già che le cose funzioneranno“.
E invece questa è la vera fantasia. 
“L’uomo è la creatura che progetta” scrisse Sartre. Ma se il progetto porta con sé tantissime cose positive, come l’inventiva e la creatività, il talento e la speranza, ciò che non ci dà di certo è la sicurezza. Il progetto, ovvero la dimensione più propriamente umana dell’agire, è aperto all’impensato, all’imprevisto, all’incertezza e all’insuccesso. Sarebbe così bello poter essere creature progettuali senza doversi accollare rischi enormi, vero? Sarebbe bello progettare di costruire una relazione con quella ragazza e avere già in tasca la certezza che tutto andrà bene. Avviare un’associazione culturale, una piccola azienda, un progetto di divulgazione, il tutto già reso solido dalla certezza della riuscita. Ma niente nella vita è così poiché il progetto non tiene in sé anche il risultato di ciò che verrà.
È per questo che la progettualità umana è uno slancio, una scommessa, un salto senza rete. La progettualità pretende di mettere a rischio un certo quantitativo di energie, tempo, amor proprio, talento, idee, denaro, salute, senza avere alcuna certezza che quella spesa verrà controbilanciata da un guadagno. La progettualità è bellissima perché ci fa respirare la libertà di pensare e creare, ma è crudele poiché non ci permette mai davvero di prevedere quello che avverrà. Quando progettiamo siamo proiettati verso l’inatteso.
La felicità si raggiunge solo ed esclusivamente attraverso quella scommessa, di qualunque tipo essa sia, poiché il progetto è sempre volto a ritagliarmi una maggior felicità, di qualunque natura essa sia. Senza rischio, senza slancio, senza salto senza corda non c’è felicità. E senza tutto ciò non c’è progetto, perciò non c’è umanità.
La prossima volta in cui ti senti infelice, insoddisfatto, senza energie, prova a chiederti quale sia stato l’ultimo momento in cui ti sei preso quel rischio, quand’è stata l’ultima volta in cui hai scommesso sull’unico capitale che davvero puoi mettere sul piatto, ovvero te stesso: ti accorgerai che forse è da molto tempo che non lo fai, che forse ti sei illuso di averlo fatto ma ti sei tirato indietro perché volevi avere maggiori sicurezze, volevi stipulare una polizza contro il fallimento, non sopportavi l’incertezza che il progetto porta strutturalmente con sé. In quel momento devi iniziare a scommettere, non puoi più mentire a te stesso: inizia a scrivere senza avere la certezza di essere pubblicato, registra video senza la sicurezza di venir guardato, proponiti senza la certezza di essere accettato, slanciati senza la sicurezza di cadere sul morbido. Altrimenti tu non vuoi davvero essere felice, vuoi solo nutrire un’infelicità a misura della tua paura.
E questo, amico mio, è il peggiore dei peccati.

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Ora vi dico a cosa serve la filosofia

Era una mattina di gennaio.
Avevo appena finito di scrivere l’ultima parola del mio primo romanzo. La parola era “mio” e dentro c’era tanta di quell’insicurezza che non potete capire. Avevo le lacrime agli occhi e le mani che tremavano, ma tutto questo aveva poco a che fare con il libro o con la tastiera. Erano stati tre mesi di frenetica stesura, di storie paradossali, di specchi dentro cui guardarmi. Si trattava di un Riccardo davvero diverso rispetto a quello che vedete oggi, tanto su YouTube quanto nella vita reale. Si trattava di un Riccardo che aveva appena cominciato a (ri)farsi la domanda che molte persone pensano di non doversi più porre, una volta giunti a chissà quale traguardo della vita: “Che fare?” Continua a leggere “Ora vi dico a cosa serve la filosofia”