Natura e Scrittura

che cos’è che ci fa scrivere?
un atto così vanitoso ed inutile, pensaci bene: scrivere, perché, per chi, per quando. scrivere una storia, inventarsela, crearne ambienti e caratteri, disegnarne contorni, forgiare avvenimenti. scrivere e ascoltare parole mai pronunciate, sentire nostalgie per luoghi mai esistiti. scrivere, raccontare il mai raccontato, che eppure è così familiare, così vicino nell’essere distante. scrivere, per incontrare ciò che si crea, insomma scriversi, scrivendo.
foucault diceva che si scrive sempre l’ultimo libro possibile, si scrive affinché il linguaggio esaurisca ciò che è possibile esprimere. si scrive per finire il mondo, come i nove miliardi di nomi di dio, come il popolo del tappeto di pratchett, come una cabala narrativa che non ha nulla a che vedere con la religione. e forse lo sto scrivendo, l’ultimo libro possibile, l’ultima parola possibile, l’ultimo abisso al quale affacciarmi, solo per accorgermi che c’è di più, che la lingua non può esaurire il linguaggio, che si scrive sempre un’utopia, per l’utopia.
sto scrivendo la tua lontananza e il pensiero di te oltre me, sto scrivendo i possibili sentieri del futuro che ci sta alle spalle, sto scrivendo tra le righe ciò che non so dire, ciò che non ha parola per esser detto. sto inventando le vie d’uscita per ritrovarci in uno specchio, sto rompendo gli specchi oltre cui c’è qualcosa di più d’un riflesso. sto scrivendo me in te, te in me, sto ricercando, creando, perdendo, dimenticando ed esorcizzando. sto parlando di mondi a venire per popoli defunti, sto risarcendo chi non ha più vita da spendere, sto permettendo ai miei posteri di risarcire me quando non avrò più vita da spendere.
non sto scrivendo, sto venendo scritto. non sto raccontando, sto venendo raccontato. qualcuno ha deciso di narrarmi insieme a te, insieme a queste dita che producono una storia, venendone prodotte. siamo il risultato di ciò che ci accadrà e ancora una volta, tutto ciò che possiamo fare è rimettere in discussione il nostro passato, unica libertà che il pensiero ci impone di fronte.
sto scrivendo, vivendo. sto vivendo, scrivendo. sto snocciolando il tempo, producendolo, e maggiore sarà il tempo prodotto attraverso le mie parole, più saranno le vite che potremo vivere, condividere, raccontare, di cui far tesoro. non è vero che una persona che legge e scrive è migliore di una che non lo fa. vero è che una persona che legge e scrive non è una persona, ma è tutte le persone che hanno popolato quella scrittura e quella lettura.
e noi siamo tanti, in tanti ci incontriamo, in tanti ci siamo baciati, in tanti ci manchiamo, in tanti ci pensiamo, in tanti ci attendiamo, in tanti ci riabbracceremo.
scrivere è brulicare.

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Storia del Tempo Rovesciato

Compi quel che devi, è già
da sempre compiuto e tu puoi soltanto risponderne.

Un mattino mi sono svegliato in un tempo rovesciato, abortito, rivoltato. Era un tempo a ritroso che camminava all’indietro mentre io continuavo a procedere in avanti, in realtà fermo sul posto. La visione m’imponeva attenzione: era come se il futuro si potesse solo ricordare, il passato solo prevedere. Era come se al posto di contare i minuti, fossero i minuti a snocciolare me, un istante alla volta. Mi fermai, atterrito, consapevole di non star sognando. Anche se l’orologio procedeva in avanti (che ne potevano sapere infatti i meccanismi di quella mia visione?), il tempo procedeva al contrario: non avevo potere sul mio futuro, era già tutto accaduto; ciò su cui potevo agire era il mio passato, unico elemento indeterminato del mondo. Il tempo era rovesciato, io spaventato. La morte mi stava alle spalle, la nascita innanzi. Vivevo in una clessidra scossa, capovolta, ma senza smettere di cadere verso l’alto, granello di sabbia. Più tardi nella mia vita avrei potuto decidere che cosa fare dei miei quindici anni, ma dei miei ottantadue anni non potevo farne più nulla: li ricordavo, così come saranno stati, com’erano stati, determinati e già accaduti nel futuro dietro di me. Avrei cambiato il destino della mia infanzia non conoscendola, ma della persona che avrebbe trascorso con me tutta la vita ricordavo ogni cosa. Era il tempo ad essersi rovesciato oppure ero io ad avergli voltato le spalle? Il tapis-roulant stava giocandomi un brutto scherzo o m’ero semplicemente svegliato io dal lato sbagliato della storia? Ogni mia decisione avrebbe modificato il corso passato del mondo: una farfalla schiacciata avrebbe determinato un diverso esito d’una guerra napoleonica, ma quella farfalla schiacciata sarebbe stata il frutto di tutte le determinazioni già accadute nel mio futuro. Uno starnuto proveniente dai 150 anni successivi alla mia morte, ed ecco che il mondo sarebbe cambiato nel passato da cui proveniamo. La clessidra era rovesciata, il tempo specchiato, la vita distorta, la morte scavalcata. Nessun Eterno Ritorno, nessun istante, solo la consapevolezza che il passato cambia, il tuo agire non va verso il futuro, il tuo punto di vista muta il vissuto, non l’ancora-da-vivere. Distaccato, scollato da ogni concretezza, stralunato da quell’allucinato evento mi sono rimesso a dormire in un tempo rovesciato, abortito, rivoltato, e addormentandomi allora ho cambiato il corso della preistoria, sapendo che il futuro è già tutto compiuto. Solo il desiderio mi ha salvato.

SCRITTURA CREATIVA SU YOUTUBE: Lezione 7

Continua l’avventura della mia prima classe virtuale nel mio corso di Scrittura Creativa su YouTube!

Nella settima puntata andiamo alla ricerca del tempo perduto, prendendo l’esempio di Marcel Proust e cercando di vedere che cosa significa “collezionare se stessi”: tra la riscrittura e l’archeologia del sapere, tra lo scrittore come collezionista e la creatività come ricostruzione!

Tra teoria ed esercizi, ci possiamo vedere in Live mercoledì 6 luglio alle 20.30 sul mio canale YouTube! Non mancate!

Per iscrizioni (sotto trovate le quote e il programma), clicca QUI!
Per info: dalferro.ric@gmail.com
Per non perderti aggiornamenti, seguimi su Telegram

Vi ricordo che non è tardi per iscrivervi, anzi: c’è ancora la possibilità di recuperare in differita le precedenti lezioni e, nel caso, di iscriversi per l’intero ciclo di lezioni che ci terrà incollati alla creatività fino a fine luglio!

Scrittura Creativa su YouTube: LEZIONE 6

Continua l’avventura della mia prima classe virtuale nel mio corso di Scrittura Creativa su YouTube!

In questa sesta tappa, che si terrà mercoledì 29 giugno, parleremo di Jonathan Swift e delle sua fiaba cinica, ovvero “I Viaggi di Gulliver”. Parleremo del distacco dell’autore e del disincanto nell’incanto. Il ruolo dell’ironia e della satira. Sarà una lezione molto tecnica e importante!

Tra teoria ed esercizi, ci possiamo vedere in Live mercoledì 29 giugno alle 20.30 sul mio canale YouTube! Non mancate!

Per iscrizioni (sotto trovate le quote e il programma), clicca QUI!
Per info: dalferro.ric@gmail.com
Per non perderti aggiornamenti, seguimi su Telegram

Vi ricordo che non è tardi per iscrivervi, anzi: c’è ancora la possibilità di recuperare in differita le prime lezioni e, nel caso, di iscriversi per l’intero ciclo di lezioni che ci terrà incollati alla creatività fino a fine luglio!

Bisogna Essere Buoni, Cazzo!

ci fate almeno caso, quando siete felici?
sarà l’innamoramento, sarà la primavera, ma trovo che la felicità ha un gusto tutto particolare. sa di inaspettato e di eccedente, perché in fondo non avremmo mai scommesso un centesimo sulla felicità. sa di erba appena tagliata e di pagine bianche, così delicata da essere troppo spesso dimenticata sul più bello, proprio quando dovremmo accorgercene, dannazione, che siamo felici!
domenica sera la dedico alla felicità. e a Kurt Vonnegut, ovviamente. domenica sera la dedico a tutti coloro che sanno ancora dire agli altri di essere felici, persino quando la felicità è il breve sorriso accennato di una persona amata, la guarigione d’un genitore ammalato, la fine delle ostilità con qualcuno con cui non si sarebbe mai voluto fare la guerra, una bella storia appena ascoltata. domenica sera parleremo di tutto ciò che di bello possiamo vedere intorno a noi, accorgendoci del brutto che potrebbe capitare. parleremo del tempo che non abbiamo per essere infelici, della morte che non sapremo mai quando arriva e che incombe, rendendo necessaria la felicità. perché “quando sei morto, sei morto”, e perché “fai all’amore quando puoi: ti fa bene”.
la prossima volta che siete felici, fateci caso.
tipo domenica sera, io sarò felice. e ci faremo caso, per chi vorrà esserci.

“Io conosco una sola regola: bisogna essere buoni, cazzo!”  Continua a leggere “Bisogna Essere Buoni, Cazzo!”