Mordor-Italy – episodio 1

BOLLETTINO DI SACCOFORINO

Atene-Gondor: sola andata

A quanto pare, quattro Uruk-Hai ieri pomeriggio hanno fatto irruzione in un circolo “Amici degli Elfi che se ne vanno” a Brea. I quattro, agghindati con le cotte in uso durante l’ultima guerra tra Mondo Libero e Sauron, hanno letto a stento un testo scritto in Sindarin, che recita all’incirca così: “La società è distrutta da questo turbo-istarismo, il popolo non ne può più di tutti queste ingerenze di chi sostiene una società multi-razziale, i Nani sporcano ovunque eppure possono girare indisturbati, gli Hobbit bevono come spugne e investono in auto le nostre donne-orco, gli Elfi ci rubano le navi per andare a Valinor. È giunto il momento di riprenderci quello che è nostro (e un orco vicino ha aggiunto: “Sta’ senza pensier”, ndr)”

Le reazioni della politica sono state tra le più disparate.
Denethor si è dissociato da un tale comportamento “che però segnala gli animi infuocati della gente brutta”.
Gandalf non ha rilasciato commenti, ma un collaboratore dice che lo ha visto fissare il fuoco di un camino per tutto il giorno ripetendo tra sé “sta’ senza pensier… sta’ senza pensier…”
Elrond chiede che ci sia un immediato intervento delle autorità sovranazionali, affinché questo scempio abbia fine, ma la Bocca di Sauron lo accusa di ipocrisia: “Se avessero fatto irruzione in un circolo “Amici degli Orchi” nessuno avrebbe detto nulla.
Saruman, stupendo un po’ tutti, dichiara: “Sono quattro ragazzi, il vero problema sono gli alberi.”

Vieni al seminario “Atene-Gondor: sola andata”

 

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Riordinare le idee

(leggere il seguente brano con QUESTO sottofondo)

Bisogna essere buoni, cazzo.
Non c’è altra frase da dire, non c’è nessuna parola ulteriore da pronunciare. Essere buoni, cazzo, nient’altro, per tanti di quei motivi che mi mette in imbarazzo doverli elencare, ma sarà il mio modo di esser buono, cazzo, per stasera.
Bisogna essere buoni, cazzo, perché siamo qua per così poco tempo che sprecare anche un solo momento a gettare rancore e bile contro tutto e tutti significa non avere capito quanto si possa perdere in un solo istante sprecato.
Bisogna essere buoni, cazzo, perché in fondo che cosa ci costa renderci conto che ogni altro essere umano nella storia dello spaziotempo si sveglia, si è svegliato e si sveglierà con le mie stesse paure, i miei timori e le mie insicurezze, con le mie stesse bugie e i miei stessi sotterfugi, con le colpe fasulle che ci hanno insegnato, e che cerca, ha cercato e cercherà le stesse gioie, le medesime conferme, desiderando esattamente ciò che desidero io.
Bisogna essere buoni, cazzo, perché ce l’ha detto Van Gogh, ce l’ha detto Vonnegut, ma poi ce l’hanno detto Gesù e Buddha, ce l’hanno detto Kant, Hegel e Kafka, e forse un passo di umiltà dovremmo farlo ogni tanto, ammettendo che se ce l’hanno detto loro forse hanno più ragione di noi, dei nostri rancori, delle nostre stupide viltà.
Bisogna essere buoni, cazzo, perché anche se ci nascondiamo dietro paroloni come etica e moralità, anche se affastelliamo di leggi, convenzioni e pregiudizi i nostri discorsi, sappiamo tutti perfettamente cosa significa essere buoni, cazzo, e lo sappiamo perché siamo dotati di ragione e la ragione è quella d’esser buoni, cazzo.
Bisogna essere buoni, cazzo, perché ce lo suggerisce la musica dei Neutral Milk Hotel, perché ce lo mostrano le storie di Charlie Kaufman e il cinema di Jarmusch, perché ce l’ha insegnato Bill Hicks facendoci ridere, ce l’ha insegnato Calvino facendoci piangere, ce l’ha insegnato Lovecraft facendoci spaventare, ce l’ha insegnato la mamma facendoci addormentare.
Bisogna essere buoni, cazzo, perché ogni qualvolta facciamo del male a qualcuno, quell’azione si porta dietro tracce molto più indelebili di qualsiasi gesto gentile, e quando perderemo irrimediabilmente coloro che abbiamo amato percepiremo di più le mancanze che non le gioie, e le ferite faranno più male di quanto non ci facciano bene i bei ricordi, e quindi bisogna esser buoni, cazzo, perché già è difficile così, pensate poi se ci comportiamo male che casino.
Bisogna essere buoni, cazzo, perché quando siamo morti, siamo morti, e non c’è più nulla da fare, niente da scusarsi, nulla da giustificare, negare, ridere. Quindi, bisogna essere buoni, cazzo, perché tanto potrebbe essere ora l’ultimo istante e preferirei trascorrerlo baciando, non litigando.
Bisogna essere buoni, cazzo, perché ce lo mostra la storia cosa succede quando non si è buoni, cazzo, ce lo fa vedere con i massacri di chi ha voluto vendetta, le stragi di chi ha cercato la rivincita, il sangue di chi non aveva voce per dire “vogliamo esser buoni, cazzo”.
Bisogna essere buoni, cazzo, perché se mai c’è qualcosa da chiamare dio, beh, allora io che sono ateo e pieno di fiducia vi dico che pure lui si sarà detto in un qualche momento della sua eternità “devo esser buono, cazzo” e in quel momento ha dato vita alla vita, l’universo e tutto quanto, mettendosi l’anima in pace e smettendo di dimenarsi nel Nulla.
Bisogna essere buoni, cazzo, ed è tutto ciò che dovremmo dirci in silenzio, stasera, mentre stringiamo la mano di qualcuno vicino a noi, con la giusta musica nell’aria.

Accademia Orwell arriva a Padova!

Finalmente i miei corsi arrivano a Padova in modo permanente!!! 

Il 5 ottobre infatti si terrà la prima lezione del mio nuovo corso di Scrittura Creativa presso l’Associazione DOMNA, in via Leonardo da Vinci, 3! Un’avventura che non vedo l’ora di iniziare con chi vorrà seguirci, per imparare cosa significa raccontare una storia, come si diventa Autore delle proprie storie e come la narrazione possa diventare una vera occasione di crescita personale, sia intellettuale che spirituale!

Il corso è dedicato a chi voglia davvero imparare cosa significa esprimersi liberamente, costruire storie, coinvolgere lettori e ascoltatori nelle proprie narrazioni.

In questa occasione sarà introdotta una formula innovativa di adesione e partecipazione, che permette di scegliere a quali lezioni partecipare, eliminando così lo spreco di tempo e soldi in caso di impegni improvvisi o non rimandabili: ci sarà infatti la possibilità di iscriversi con un pacchetto minimo di 5 incontri, o 10 o 15 e non c’è l’obbligo di frequenza ordinata. Si può dunque seguire una lezione al mese, oppure saltarne tre e poi riprendere quando si vuole, senza che l’esperienza complessiva sia inficiata. 

L’intero corso consta di 15 lezioni di due ore ciascuna a partire da ottobre 2016 fino alla primavera 2017, con due incontri mensili, il mercoledì sera dalle 20.30 alle 22.30 circa, presso la sede dell’Associazione Domna, a Padova in via Leonardo da Vinci, 3.
Le lezioni si suddividono tra teoria, discussione ed esercizi e su richiesta verrà fornito il programma completo per l’intero Anno Narrativo.

Il corso è rivolto a tutti i tipi di utenza, dai 15 anni in su, e non richiede conoscenze pregresse sui temi trattati, che vanno dalla letteratura alla filosofia, dal teatro alla saggistica.

Clicca QUI per andare all’evento Facebook! 

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L’indizio

vi siete nascosti tutti tra le righe?
parlo a voi, momenti di sonno e di sogni vissuti da chissà chi, a voi, attimi d’incoscienza accaduti in qualche anfratto di chissà quale memoria. vi siete nascosti tra le righe che ho scritto, mi sono fatto scrivere da ogni riga che non ho immaginato, che ho creduto di non aver immaginato. parlo a voi, pensieri sfrecciati nel cervello e mai emersi alla mia poca consapevolezza, a voi, memorie prive di etichetta che mi fanno muovere furiosamente senza che io conosca il perché. vi siete nascosti tra le pieghe delle mie frasi celebri, dietro ogni ombra proiettata dal sole di quando ero addormentato. vi siete presi gioco di me, popolando le parti della mia mente che conosco meno, illudendomi d’essere qualche cosa di consapevole. mi prendete in giro vivendomi alle spalle, mentre credo di procedere in avanti, invece sto fermo nei millimetri quadrati di un frammento di me. parlo a voi, discorsi dimenticati con i miei migliori amici, speranze avute da chissà quale disperazione senza voce, desideri voluti da qualcuno che mi alberga dentro senza permesso di soggiorno, paure urlate da silenzi d’altri. tra le righe che ho scritto ci sono più parole di quante abbia pensato di pensarne. tra i momenti di coscienza esistono molti più me di quanti ne abbia partorito il multiverso. parlo a voi, vite che non ho vissuto io: dove sarà mai il me stesso architetto, o quello che amò una sola donna dai 12 anni ai 90? dove sarà mai quella poesia che mi sono suggerito in sogno, ma ho scordato al momento della sveglia? dove sarà il mio me morto a 15 anni, e quello omicida a 21? dove sarà il mondo in cui io non sono? dove saranno gli istanti che ho creduto di non vivere, mentre il mio corpo era attraversato da elettricità e sostanze, mentre la mia mente era di qualche altro me? ho pochi indizi assai per ricostruire questi piccoli pezzi di universo, sparsi dentro luoghi che non posso raggiungere. ma li cerco, incessantemente, rivolgendo lo sguardo indietro ai luoghi che ho visitato e quelli che non ho visitato, volgendo gli occhi al domani che vivrò e a quello che non vivrò. parlo a voi, uomini che avrei potuto essere, donne che mi stanno tra le costole, bambini che avrei potuto e nemici che avrebbero potuto. parlo a voi, possibilità, coscienze, incoscienze e impossibilità. parlo a me, più o meno nascosto tra le righe che mi separano dagli indizi. ho capito solo che uno degli indizi più importanti è sulle labbra di lei, che si scrive tra le mie righe mentre io mi scrivo tra le sue. ho capito solo che uno dei sentieri è uscire di me per rientrarvi più tardi, scoprendo qualche cosa in più, deviando il percorso dentro di lei. ho capito che l’indizio sta in una scorciatoia che allunga il sentiero.
parlo a voialtri me stesso, inconsapevoli mentre vi rubo queste righe.
parlo a voialtri me stesso, prima che riempiate il bianco tra queste righe rubate.

Una Filosofia Contro i Cretini

Ha la Filosofia il diritto di dire al cretino: “Mi hai rotto i coglioni?”
Certo, quel diritto ce l’ha, più di chiunque altro!
Qual è la natura del Cretino? Come si manifesta la sua esistenza all’interno di un contesto sociale confuso come quello di oggi? Che odore ha il Cretino? E che lingua sparla? Come si riconosce un Cretino? Probabilmente dal fatto che lui non ti riconosce!
La Filosofia parla di doveri. Ma dov’eri tu, Filosofia, quando i Cretini prendevano la parola? Dov’eri tu quando i diritti erano tutti storti? Dov’eri e dove sei ora, quando l’idraulico mi dice: “Io ho una filosofia tutta mia” e io mica posso rispondergli: “Io ho un’idraulica tutta mia”? Dove sei, Filosofia?
Deve tornare a parlare, la Filosofia. Parlare non solo contro il Cretino, ma insieme all’intelligenza, alla compassione, alla conversazione, all’animo espanso!
La Filosofia deve tornare a parlare di senso, per evitare l’autista in contromano. Deve tornare a pensare alle parole e smettere di parlare di pensiero. Deve smettere la nostalgia d’altri tempi perché le serve l’indicativo, d’imperfetto ce n’è anche troppo. Deve rimettersi in marcia, ma smettendo di marcire. Quindi.

Ne vogliamo parlare dei Cretini che predicano l’incomunicabile, scrivendoci sopra libri di facile fruizione?
Vogliamo parlarne dei Cretini che parlano tanto dello spirito, e quando arriva il momento giusto non te ne offrono nemmeno un goccio?
Ne vogliamo parlare di quelli che hanno una loro filosofia, ma non ci pagano sopra le tasse?
E di quelli che vendono l’illuminazione facendoci un sacco di soldi che neanche l’elettricista più ricco del mondo? Di quelli, ne vogliamo parlare?
E delle Verità Eterne messe in sconto durante il black friday con spedizione gratuita, ne parliamo?
Dell’esame d’incoscienza dopo aver ascoltato un serial sui serial-killer, ne parliamo o no?
E che dire poi di quelli che parlano di bioetica ma non sono sicuri di essere vivi?
Parliamone insomma, dei grattacapi del pensiero, e diciamolo a quei capi di lavarsi un po’ di più e grattarsi di meno!
Ne vogliamo parlare degli anticoncezionali per le idee?
Parliamo anche del Pensiero Unico e delle molte trasmissioni televisive, ma magari potessimo parlare dei Molti Pensieri e dell’unica trasmissione televisiva che nessuno si caga.
Ne vogliamo parlare di chi non scende mai due volte nello stesso fiume perché si sta suicidando, o no?
Ne parliamo? Del femminismo degli urologi; del bilinguismo dei muti; del sonno campestre dei vigili urbani? Ne parliamo?
Parliamone di quelli che si prendono troppo sul serio quando ridono, di quelli che non sanno ridere se non prendendosi sul serio. Parliamone, dei seripositivi.
Parliamo soprattutto di Cretini, di quelli convinti di sé ma non persuasi del mondo; di quelli candidati alla presidenza del proprio parlamento individuale senza nemmeno un briciolo di contraddittorio; parliamone, dei risponditori automatici nelle università e di chi non ha il tempo di fare la domanda giusta; parliamone dei “mi piace” su Facebook e del “mi faccia il piacere” nella vita reale. Parliamone, dai.
Parliamone, di quelli che pretendono la libertà di opinione dimenticandosi del dovere di conoscere.

Diamo vita a una Filosofia Contro i Cretini, che sia prima di tutto una Filosofia Pro gli Intelligenti.

Ci vediamo stasera in LIVE per ridere con la testa.